Veleni e contravveleni dei discorsi di odio online

Più si aggrava la crisi più fioriscono siti e gruppi sui social network che sfruttano le paure e incitano all’odio nei confronti di stranieri, rom e profughi. L’odio e la paura sono il fondo di commercio di ideologie politiche che si credevano sepolte nella pattumiera della storia e che invece stanno approfittando della crisi multidimensionale (non solo economica, ma anche di valori, ambientale, climatica e politica) che colpisce il pianeta per tornare in superficie. Ma l’odio e la paura sono anche ottimi argomenti commerciale e spesso servono a gonfiare il numero di visite e migliorare le rendite pubblicitarie.  Come un Davide contro Golia, si alzano anche gruppi che non vogliono arrendersi e voci che cercano di contrastare l’odio e la paura nel mondo del web. 

Estrema destra e razzisti vari

La maggior parte dei siti che propagandano la paura e l’odio e chiamano alla discriminazione e alla separazione “etnica e razziale” sono organi di propaganda diretta di gruppi politici di estrema destra. S trova di tutto: neofascisti, neonazisti, supremazia bianca, gruppi ultra conservatori religiosi… è una zona molto affollata dove si incontrano anche gruppi antisemiti e gruppi ultra sionisti.

All’esempio di Stormfront.org (non accessibile dall’Italia), venetofronteskinheads.org*, Nazionalismo Veneto.it (chiuso) , Il Primato nazionale. Uno dei più famosi Stormfront, La comunità virtuale internazionale dei suprematisti bianchi, è stato oscurato in Italia e vari sui animatori e utenti italiani sono stati processati per istigazione all’odio razziale. Ma chiuso un sito razzista apre subito in un altro server, con un altro nome.  * (vedere in fondo la nota sui link ai siti razzisti)

L'urlo, di Edvard Munch -1893. (titolo originale in norvegese: Skrik). olio, tempera e pastello su cartone.

L’urlo, di Edvard Munch -1893. (titolo originale in norvegese: Skrik).
olio, tempera e pastello su cartone.

Controinformazione razzista

Altri siti invece come Italia patria miaVox News, Imola Oggi e Tutti i crimini degli immigrati, Il radar e Senza Censura (chiuso vedere più avanti perché) si presentano come indipendenti, anche se spesso dietro ci sono persone conosciute per la loro militanza in alcuni partiti e gruppi di estrema destra xenofoba. Oltre che di informazione tutti si presentano come siti di “contro informazione“, o di resistenza contro un “complotto” dei media mainstream. La mentalità complotistica permea tutti gli ambienti razzisti, omofobi e conservatori.

Le teorie che girano su questi siti sono numerose e l’una più fantasiosa dell’altra. Ci sono le tradizionali teorie del complotto ebraico e/o massonico per il controllo del mondo. C’è la teoria della superiorità di certe razze su altre, ultimamente rivisitata in superiorità di certe culture. C’è la teoria dell’invasione islamica e dell’islamisazione dell’Europa e del mondo. L’ultima teoria che anima il flusso di informazione dell’estrema destra è quella del “genocidio programmato dei popoli europei”.   Secondo questa teoria ci sarebbe un piano pensato da una élite mondiale per sterminare la “razza bianca” (o i popoli europei) ritenuti più ribelli e più attaccati alla libertà per sostituirli con una “razza meticcia” a “dominante negroide” , “più ignorante, più sottomessa”. Obiettivo del piano? La supremazia degli Ebrei sul mondo. sempre lì siamo.

Questo piano chiamato “Piano Kalergi” del nome di un politico britannico che ne sarebbe l’ideatore secondo la teoria, punta a sostituire la “razza europea” attraverso l’immigrazione di massa, i flussi di rifugiati, la bassa natalità dei bianchi ottenuta distruggendo la famiglia attraverso la liberazione delle donne e incoraggiando il libertinaggio e l’omosessualità. Un concentrato di ossessioni destrorse: razzismo in tutte le sue forme, xenofobia, sessismo, omofobia…

Un flusso continuo di odio

Per portare l’opinione pubblica a sposare queste loro teorie, i siti citati mandano un flusso continuo di notizie negative  vere o inventate, gonfiate, riscritte per mettere in luce tutto ciò che conferma i pregiudizi sulle categorie bersagliate… Le notizie riguardano categorie ben precise: immigrati, profughi, musulmani, neri, asiatici, ebrei, omosessuali, militanti antirazzisti, associazioni caritative e per l’accoglienza dei migranti e dei profughi…  e poi riguardano quelli che secondo la teoria sarebbero gli esecutori del piano: i dirigenti politici, la sinistra, gli intellettuali laici…

Cavalcano la rabbia e le paure delle popolazioni già sprovviste e meno colte e preparate e cercano di orientarle verso le loro risposte sempliciste: tornare ai valori di una volta, la purezza “razziale” o “etnica”, costruire muri per fermare l’invasione, proteggere la famiglia tradizionale con le donne a casa, vietare l’omosessualità.

Ma le loro campagne variano secondo le paure più diffuse del momento. In un documentario sull’estrema destra francese, Les enragés de l’identité, di Caroline Fourest, un responsabile di Block Identitaire, una formazione di estrema destra extra parlamentare, spiega a un giornalista che si è finto giovane interessato a militare nel movimento, che l’accento messo in questo momento sul pericolo dell’islamizzazione dell’Europa è puramente strumentale. “Sappiamo che non c’è nessun pericolo di Islamizzazione dell’Europa,” -dice- “ma noi puntiamo su questo perché è la cosa che tira in questo momento. Ma l’obiettivo è quello poi di portare l’opinione pubblica a essere contro la sostituzione della popolazione (Europea -Ndr) cioè contro l’immigrazione.”

I soldi dell’odio

Ma la disinformazione sulla pelle dei migranti e delle minoranze in genere è anche un affare fiorente. Gli allarmismi generano benefici. Non solo benefici politici e di consenso ma anche benefici in soldi veri e propri. La paura fa vendere, genera visite e condivisioni. Le visite e le condivisioni generano guadagni pubblicitari.

E’ il caso di molte testate, anche grandi giornali, che usano titoli allarmisti per aumentare la loro audience. Ma è il caos soprattuto di piccoli siti che per aumentare il numero di visite vanno a cercare le notizie più morbose e se non esistono le inventano pure. Come è successo con il sito Senza Censura (oggi chiuso e il titolare è stato condannato), il suo ideatore racconta a L’Espresso come ha fatto soldi a palate inventandosi notizie fasulle ma sempre sui temi che tirano: paura, xenofobia, sangue, soldi e sesso.

Il sistema è semplice. Si inventa una notizia e la si fa girare su alcuni collettori di blog e in gruppi sociali frequentati da xenofobi, omofobi…. Gli utenti prendono la notizia e la rendono virale sui social media. Dopo di che partono discussioni e commenti e anche quelli che intervengono per denunciare il sito o per smentire la notizia, nel frattempo aumentano la visibilità sui motori di ricerca e il numero di visite sul sito e quindi anche gli affari.

La reazione contro l’odio in rete

Per fortuna ci sono anche numerose reazioni a queste campagne di odio e di paura online. Siti internet di sensibilizzazione sulla disinformazione e sull’informazione corretta, gruppi che lavorano sulla deontologia dell’informazione, gruppi di difesa dei diritti delle minoranze, istituzioni contro le discriminazioni.

Innanzitutto c’è la campagna europea “No hate speech” portata avanti dal Consiglio d’Europa  “come forma di tutela dei diritti umani a fronte di fenomeni di odio e di intolleranza espressi attraverso il web, che stanno crescendo pericolosamente con conseguenze negative molto gravi sia nel mondo reale che in quello virtuale”.

Campagna che ha generato una serie di progetti contro la diffusione dei discorsi d’odio, come il progetto Bricks against hate speech (mattoni contro i discorsi d’odio)

Ci sono invece associazioni come Lunaria e la Carta di Roma che combattono da anni contro la disinformazione e contro il discorso d’odio, così come fa l’Associazione Nazionale Stampa Interculturale o giornalisti contro il razzismo. 

Così come ci sono anche testate giornalistiche e/o di informazione che si impegnano contro i discorsi d’odio come Redattore Sociale attraverso campagne di sensibilizzazione e di denuncia. O come fanno i siti Bufale.net e Butac.it che oltre a dare la caccia quotidianamente alle bufale e alla disinformazione di ogni tipo si sono impegnate personalmente nella denuncia presso i tribunali di certi comportamenti disonesti e razzisti.

 

(*) Nota: Mettere link a siti e a notizie razziste, sessiste e omofobi è sempre un problema. Molto spesso volendo criticare queste notizie alcuni mettono i link nei loro articoli o li diffondono sui social network con una nota critica. In realtà questa pratica è molto contraddittoria. Perché anche se critica la notizia, contribuisce a renderla popolare, a diffonderla. Anche le persone che vanno a guardare per dissentire alla fine aumentano il numero di visite e quindi il guadagno di questi siti e migliorano la loro visibilità sui morti di ricerca. Per questo motivo in questo articolo i link ai siti razzisti sono stati inseriti con il prefisso  http://www.donotlink.com/  www.donotlink.com è un sito di inoltro automatico che maschera la visita ai motori di ricerca. E’ buona pratica usare questo prefisso anche sui social network.

 

 

Dossier: “hate speech”, i discorsi d’odio.

Nella rete dell’odio

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Quella sottile linea d’odio che corre nei grandi media: tra notizie e non notizie

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