L’ “hate speech” oggi tra crisi e globalizzazione

Con la globalizzazione, molti fenomeni di odio e di discriminazioni che erano circoscritti in contesti limitati, in fasce ridotte della società, in zone particolari del mondo… si stanno diffondendo a macchia d’olio, Inoltre i movimenti di popolazione con velocità e intensità mai viste prima rendono i processi di convivenza e di interazione positiva sempre più difficili e più frequenti i fenomeni di chiusura e di scontro.

Bala i ratt. Svizzera: campagna anonima. I ratti da cacciare di casa sono due italiani e un est europeo.

Bala i ratt. Svizzera: campagna anonima. I ratti da cacciare di casa sono due italiani e un est europeo.

Crisi e razzismi

Nelle situazioni di paura, di tensione, di rabbia… si ha tendenza a chiudersi in un ambiente considerato come sicuro e a diffidare dal mondo esterno. In questi tempi di crisi multidimensionale (economica, finanziaria, politica, di identità, di valori e di riferimenti) il mondo vive nella paura e nell’incertezza. Tra i ricchi e i poveri il divario è diventato immenso. Le risorse si concentrano sempre di più tra le mani di pochi. La distruzione dell’economia di intere aree del mondo, le guerre, l’insicurezza e la povertà estrema che ne risultano spingono intere popolazioni a migrare verso aree più fortunate o per lo meno meno colpite.

Con l’arrivo della crisi anche nelle aree finora privileggiate, i sentimenti di paura e di odio si acutiscono. Nel suo “Terzo Libro bianco sul razzismo in Italia” l’associazione Lunaria sottolinea l’aumento esponenziale dei discorsi e degli atti razzisti e xenofobi attraverso l’Italia dall’inzio della crisi economica che colpisce il paese.

La convivenza tra diversi è messa a dura prova in molte parti del mondo come mai prima. Ci sono circa 500 focolai di guerra attraverso il mondo in questo momento. Tutti sono in realtà conflitti per il controllo del territorio o delle sue risorse, ma la grande maggioranza si presentano sotto le sembianze di guerre a sfondo religioso, etnico o culturale. Nei paesi ricchi il flusso di disperati che arrivano in cerca di una vita migliore dà alle popolazioni autoctone l’impressione di essere cassediati da affamati che vogliono rubarci il pane. A contribuire fortemente a questa impressione di assediamento sono i mezzi di informazione di massa, che gridano alla “emergneza migranti” ogni volta che arrivano 100 profughi sulle coste europee. In realtà l’emergenza è altrove. La corsa per il dominio delle principali materie prime e fonti di energia ha distrutto paesi interi e gli sfollati e profughi sono decine di milioni, ma stanno nei paesi limitrofi delle zone di crisi. Questa è la realtà che i media affamati di sensazioni facili non vogliono raccontare. Allora si accontentano, per vendere di più o perché ci trovano un tornaconto politico, di soffiare sul fuoco delle paure e dei pregiudizi.

Queste paure gonfiate dalle narrazioni senzazionaliste e parziali dei mass media hanno ridato vigore a molti movimenti estremisti che militano per la purezza “razziale”, culturale, per la difesa della “identità” nazionale, culturale o religiosa, per la chiusura delle frontiere, per l’espulsione dei migranti etc. In molti paesi d’Europa questi movimenti, che fino all’inizio degli anni 90 erano nei bassifondi della società, oggi stanno diventando forze politiche di primo piano. In alcuni casi come l’Ungheria o la Danimarca i partiti di estrema destra razzista sono entrati nelle coalizioni di governo. In Svizzera e Francia i partiti xenofobi, l’Unione Democratica di Centro (Udc) e il Front National, sono i partiti più votati e sono mantenuti fuori dal governo solo con larghe coalizioni di Centro-destra e Centro-sinistra. Ovunque cresce la xenofobia e l’islamofobia. Ciò che 10 anni fa era considerato da molti come inaccettabile incitamento all’odio, oggi è entrato a far parte del dibattito pubblico. Anche negli Stati uniti, paese tradizionalmente molto attento alle questioni riguardante le discriminazioni e il razzismo. Il miliardario Donald Trump, probabile candidato conservatore alle elzioni presidenziali del 2016, chiama a “non far entrare i musulmani negli Stati Uniti.” Annunciando così di costruire la sua campagna elettorale sul’ “hate speech”, l’incitamento all’odio. (leggere l’articolo “cos’è l’tate speech?”)

dislike

L’odio viaggia su Internet

Internet è uno spazio di libertà come l’umanità non aveva mai conosciuto prima. Anche se rimane a disposizione di una fetta relativamente ridotta della popolazione umana. Cioè solo quella parte dell’umanità che è alfabetizzata, sa usare i mezzi informatici e ha un regolare accesso a internet, può usarlo per comunicare e scambiare informazioni. Ma in quella fetta sempre più larga di popolazione mondiale, le differenze tra chi produce informazione e chi la consuma si riducono molto rispetto a come era la situazione con i mass media tradizionali. Con Internet chiunque ha un computer e un accesso alla rete può produrre materiali e informazioni che teoricamente possono essere letti da tutti. Poi è ovvio che chi è più attrezzato riesce a toccare più pubblico. Ma alla mancanza di mezzi e di personale per propagare il proprio pensiero possono soperire le reti di amicizie, conoscenti, persone mosse dagli stessi interessi, militanti delle stesse cause… Con Internet le barriere geografiche spariscono. Le informazioni circolano alla velocità della luce e le comunità virtuali possono essere composte da persone che stanno in continenti diversi.

Una libertà straordinaria che come ogni libertà può essere usta per il bene come per il male. E quello che preoccupa molto in questi momenti è che Internet, sta dando ai movimenti intergalisti, razzisti, xenofobi e omofobi un vigore nuovo. Ovviamente non si può dire che la causa della diffusione di queste idee sia Internet. Ma lo strumento Internet sta facilitando tanto la loro propagazione.

Non si contano i siti razzisti, sessisti e omofobi, quelli che fanno l’apologia del razzismo e della violenza. Le comunità virtuali su tematiche legate all’odio e alla violenza raccolgono milioni di partecipanti. Poi l’anonimato aiutando, i siti di informazione sono invasi da commenti odiosi. Tutto quello che la signora o il signor Chiunque non osa dire in pubblico, nascosti dietro un pseudonimo e un avatar diventa possibile. E allora ci si sfoga.

Le aziende che gestiscono i maggiori network (google, Facebook, Twitter…) si sono ditate di strumenti e regole per tentare di limitare la diffusione dei discorsi minatori e violenti. (leggere questo ottimo articolo sulle regole adottate dalle varie aziende) Ma le regole rigide e gli algoritmi che cercano e bloccano certi tipi di discorsi non bastano. L’hate speech può essere contenuto in una immagine, in un commento ironico, può essere declinato senza mai usare una parola volgare o dispregiativa.

Ma se da una parte salgono voci autorevoli che chiamano a limitare la libertà su internet, molte altre voci si alzano in difesa della libertà e del web. Non è internet a creare i discorsi razzisti -diccono- il web è solo uno specchio della realtà e della società. Coprire una realtà esistente non porta alla sua scomparsa.

Tra crisi e internet l’odio cresce in maniera inquietante. Ma internet è solo uno strumento che permette di far arrivare al pubblico sia il meglio che il peggio. E la crisi è solo una conseguenza. La conseguenza di un sistema profondamente distruttivo.  E’ il sistema mondiale ad essere sbagliato, e da questo sistema sbagliato che nascono povertà, ingiustizie, guerre, rancori e odi. La cura quindi sta nell’affrontare le cause e non le conseguenze.

Dossier: “hate speech”, i discorsi d’odio

Nella rete dell’odio

Cos’è l’“hate speech

Hate Speech! Che cos’é?

Hate speech crisi e globalizzazione

una società più equa è il miglior rimedio contro il razzismo

Quella sottile linea d’odio che corre nei grandi media: tra notizie e non notizie

Veleni e contravveleni dei discorsi di odio online

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *