Cos’è l’“hate speech”.

I discorsi d’odio

Spesso designati con il nome in inglese: hate speech, sono un tipo di discorsi che cercano di incitare al pregiudizio, all’odio, alla paura, alle discriminazioni o persino alla violenza contro una persona o gruppo di persone sulla base di alcune caratteristiche: “razza”, età, genere, scelte sessuali, appartenenza linguistica, religiosa, culturale o sociale, ecc.

L'urlo, di Edvard Munch -1893. (titolo originale in norvegese: Skrik). olio, tempera e pastello su cartone.

L’urlo, di Edvard Munch -1893. (titolo originale in norvegese: Skrik).
olio, tempera e pastello su cartone.

Il termine designa qualsiasi forma di espressione pubblica di odio o appello alla discriminazione o alla violenza: Discorsi pubblici, pezzi scritti, audio o audiovisivi diffusi sui mezzi d’informazione di massa, striscioni e cori nelle manifestazioni politiche, culturali e sportive, opinioni e commenti pubblicati sui nuovi media sociali: blog, social network, forum…

L’incitamento all’odio è sempre esistito. Da sempre e ovunque ci sono stati gruppi di interessi, movimenti, istituzioni politiche e religiose che hanno cercato di raccogliere più consenso attraverso la creazione di capri espiatori: il nemico contro il quale coalizzarsi. L’odio della nazione vicina o della minoranza etnica o religiosa della porta accanto, la caccia alle streghe, agli eretici, sono spesso stati usati come cemento per creare più coesione sociale.

Ma il termine in inglese “hate speech” nasce soltanto negli anni 20′. L’inizio del ventesimo secolo è stato uno dei momenti storici dove l’incitamento all’odio è stato tra i più forti, con la teorizzazione pseudo scientifica della superiorità razziale e il trionfo in molte nazioni di movimenti costruiti su base razzista. Ma nello stesso tempo è stato il momento della presa di coscienza dell’assurdità del razzismo e dei meccanismi di esclusione basati sui pregiudizi. É dalle teorie antirazziste che nasce il temine “hate speech” per passare poi, verso gli anni 20 negli stati Uniti, ai primi testi legislativi che tentavano di limitare la diffusione dei discorsi razzisti nei confronti dei neri e degli ebrei.

Nel 1954 lo psicologo statunitense Gordon Allport, nel suo The Nature of Prejudice, classificò le “antilocution” (parole contro) il livello più basso del razzismo in una scala da 1 a 5 in cui alla base ci sono le antilocution e al vertice c’è lo sterminio dei diversi. Le parole contro possono essere semplici barzellette, proverbi, modi di dire, allusioni e giochi di parole basati su stereotipi o su pregiudizi verso una categoria della società. Fenomeni che esistono in ogni gruppo umano, società, nazione, o regione del mondo e che sono la maggior parte del tempo innocui. Ma che in tempi di tensioni si intensificano in frequenza e in violenza. Fino a diventare materia prima per la propaganda di isolamento, di allontanamento o di sterminio del gruppo discriminato.

Oggi il termine incitamento all’odio, o hate speech, si estende a qualsiasi discorso di tipo sessista, omofobo, razzista, di estremismo religioso o di ultra-nazionalismo. In molti paesi tale tipo di discorso è proibito dalle leggi e punito con pene che possono andare fino a 5 – 6 anni di carcere.

La repressione dell’incitamento all’odio tuttavia non è facile, perché molto spesso non è fatta di dichiarazioni clamorose di odio e di appello alla violenza, ma di allusioni, informazioni enfatizzate o oscurate, aggettivi, descrizioni, dichiarazioni di persone comuni vittime di violenza o furti, interpretazioni di numeri e statistiche…. Se il razzismo è un fiume inquinato, ciò che lo inquina non sono confluenti grossi ma una infinità di torrenti e ruscelli, difficili da arginare. Almeno non con lo strumento della repressione. Anche perché i poteri pubblici non possono intervenire troppo sui contenuti dei dibattiti pubblici o dell’informazione senza che ci sia una limitazione della libertà di espressione, entrando così in contraddizione con uno dei valori fondanti di molte delle società moderne.

Per lavorare contro il discorso dell’odio bisogna lavorare sulle mentalità che lo producono, per cambiare le mentalità bisogna lavorare sull’educazione dei giovani e degli adulti. Da questo nascono i programmi di educazione interculturale, di educazione alla convivenza civile… Nelle scuole, nei luoghi di lavoro, per le scuole di giornalismo…

Finora i tentativi deboli e qualche volta anche goffi di arginarlo non hanno fermato la diffusione del fenomeno. Anzi, negli ultimi anni, attraverso tutto il mondo si osserva la diffusione molto preoccupante di fenomeni di chiusura comunitaria (comunità che si chiudono su sé stesse e rifiutano di mescolarsi con altre), di ultra-nazionalismi, di fondamentalismi religiosi, di violenza inter-etnica, sessista e omofoba.

Piccolo lessico dell’odio globalizzato

Razzismi

Il razzismo è un’ideologia che, partendo dalla premessa dell’esistenza di razze humane, ritiene che certe razze sono intrinsecamente superiori ad altre. Questa ideologia può causare atteggiamento ostile o simpatia sistematica verso una particolare classe di persone. L’ostilità può portare alla stigmatizzazione e la discriminazione.

Queste ideologie razziste hanno costituito la base per dottrine politiche che portano a praticare la discriminazione razziale, la segregazione etnica e commettere ingiustizia e violenza (fino al genocidio) contro i gruppi considerati come inferiori e/o ostili.

Oggi si parla di razzismi, al plurale, perché alla discriminazione su base razziale si equiparano le discriminazioni su basi di appartenenze culturali, religiose, sociali, di genere, di scelte sessuali o di abilità fisiche o mentali. Nel suo libro Eccessi di culture (Einaudi 2004) Marco Aime sottolinea il fatto che il razzismo su base razziale si è poco a poco trasformato in un razzismo su base culturale. L’ipotesi della superiorità di una razza sulle altre è diventata tabù, quindi le ideologie razziste, oggi, si basano sulla superiorità di una cultura su tutte le altre.

Xenofobia

La xenofobia è la “ostilità verso ciò che è estraneo”, in particolare in relazione a un gruppo di persone o un individuo considerati esterni al proprio gruppo di appartenenza.
Principalmente motivata dal timore e la diffidenza verso gli sconosciuti e dalla paura di “perdere” la propria identità, è determinata dalla nazionalità, origine geografica, etnica, presunto, colore della pelle, cultura o religione della persona o gruppo “esterno”, e dai pregiudizi, stereotipi e credenze popolari che si hanno nei loro confronti.

La xenofobia può manifestarsi come l’esaltazione della cultura (spesso nei suoi aspetti più folcloristici) del proprio gruppo. Ad esempio l’esaltazione dei simboli e dei rituali religiosi in presenza di nuovi arrivati appartenenti ad altre religioni. Oppure si può manifestare attraverso alcune forme di nazionalismo accompagnati dalla denigrazione e il rifiuto della cultura o modi di stare in società di un gruppo particolare o degli “stranieri” in genere. Infine, può arrivare fino all’abuso e alla violenza verbale o fisica verso membri del gruppo bersagliato. La motivazione invocata per l’ostilità verso “lo straniero” è spesso la difesa della presunta purezza della identità del gruppo di appartenenza.

Sessismo, omofobia e transfobia

Il sessismo è comunemente considerato una forma di discriminazione tra gli esseri umani basata sul genere sessuale. Nei secoli scorsi, in quasi tutto il mondo la marginalizzazione della donna è stata la regola. É a partire del diciannovesimo secolo con la società industrializzata che cominciano a nascere movimenti per l’emancipazione delle donne. Oggi in molti paesi si sono ottenuti risultati straordinari, andando molto vicini alla parità assoluta tra i due sessi. Ma nella maggior parte del mondo le donne rimangono discriminate politicamente, socialmente, economicamente e culturalmente. La violenza di genere miete centinaia di migliaia di vittime attraverso il mondo ogni anno.

L’omofobia è un insieme di sentimenti, pensieri e comportamenti dettati dalla paura e l’avversione irrazionale nei confronti dell’omosessualità e di persone omosessuali. Con “omofobia” si indicano generalmente avversi all’omosessualità o alle persone omosessuali. La transfobia invece è che di solito va di pari con l’omofobia è lo stesso sentimento e lo stesso tipo di atteggiamenti nei confronti delle persone transessuali.

In molte culture tradizionali l’omosessualità e la transessualità sono considerati tabù, macchie da nascondere.

Per causa della crisi, delle guerre, della povertà e degli estremismi, in molte parti del mondo la condizione della donna e delle persone omosessuali e transessuali peggiora invece di migliorare.

Ma anche nelle società più ricche e sviluppate di pari passo con il razzismo crescono movimenti sessisti omofobi.

Antisemitismo e Islamofobia

Con la parola antisemitismo (sinonimo di giudeofobia) si indicano i pregiudizi e gli atteggiamenti persecutori nei confronti degli ebrei.

Il termine “islamofobia”può essere definito come la paura o una visione peggiorativa di Islam, i musulmani e le questioni correlate.
Le teorie e le politiche antisemite hanno generato l’oppressione e lo sterminio degli ebrei d’Europa dalla fine del diciannovesimo secolo fino alla metà del ventesimo. Mentre il termine “islamofibie” nasce negli anni 20 per definire le politiche anti-musulmane del colonialismo francese in Africa subsahariana. Ma dalla fine della guerra fredda, e con la teoria dello “scontro di civiltà”, questo termine viene a designare una serie di discorsi, politiche e atteggiamenti ostili nei confronti dei cittadini originari dai paesi a maggioranza musulmana nei paesi occidentali.

Molti osservatori considerano che in occidente si è effettuata una specie di trasferimento del sentimento di odio e diffidenza dall’ebreo al musulmano.

Letture e siti utili

Razzisti a parole (per tacer dei fatti) Disponibilità immediata Faloppa Federico, 2011, Laterza

Parole contro. La rappresentazione del «diverso» nella lingua italiana e nei dialetti
Faloppa Federico, 2004, Garzanti Libri

Lessico e alterità. La formulazione del «Diverso» Faloppa Federico, 2000, Edizioni dell’Orso

Le parole che escludono, Lessico del razzismo democratico. Giuseppe Faso. Derive e Approdi, 2010

In che razza di società vivremo?: l’Europa, i razzismi, il futuro. Laura Balbo. Pearson Italia S.p.a., 2006

Globalizzazione, neorazzismo e scontri culturali. David Del Pistoia. Armando Editore, 2007

Convenzione internazionale sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale (PDF)

Cronache di ordinario razzismo: http://www.cronachediordinariorazzismo.org/links/

Il razzismo è una brutta storia: http://www.razzismobruttastoria.net

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *