Operation vote

La campagna di promozione del voto per i cittadini comunitari residenti in uno stato diverso da quello di cui possiedono la cittadinanza ha avuto riscontri positivi in Italia, registrando incrementi di iscrizione alle liste elettorali aggiunte. Tuttavia, il numero degli iscritti per il voto rimane molto inferiore rispetto al totale dei residenti. La campagna si è svolta su due fronti: le elezioni amministrative e le elezioni europee; per quanto riguarda queste ultime il focus era sui cittadini romeni e polacchi, le comunità residenti di cittadini europei mobili più numerose in Italia. L’aumento delle iscrizioni tra questi cittadini è stato notevole confrontando i dati del 2014 con quelli delle precedenti elezioni europee del 2009. Secondo i dati dell’ultimo censimento del 2011, i cittadini romeni residenti in Italia erano 968576; gli optanti (cioè i cittadini iscritti nelle liste aggiuntive per il voto) erano 28467 nel 2009 e 45402 alle elezioni 2014. Per quanto i cittadini polacchi, i residenti nel 2011 erano 109018, gli optanti nel 2009 erano 6328 mentre nel 2014 si è arrivati a 7171 iscritti.
L’incremento positivo si è registrato anche nel caso delle elezioni amministrative, dove particolare attenzione è stata riservata in particolare ai dati sull’elettorato passivo, cioè quanti cittadini comunitari sono stati eletti nei consigli comunali italiani. Su circa 4000 comuni andati al voto, è stata esaminata la composizione di 2071 consigli; i cittadini comunitari eletti sono risultati in totale 30, di cui 8 romeni. La maggioranza di questi cittadini sono stati eletti al nord e nel centro, dati che rispecchiano proporzionalmente la presenza di cittadini comunitari residenti in quei territori. Sebbene non fosse elemento di indagine, durante l’analisi della composizione dei consigli comunali sono stati presi in considerazione anche i dati dei “neo-cittadini” italiani, cioè coloro che abbiano acquisito la cittadinanza italiana, o per matrimonio, o per residenza superiore ai dieci anni, o in quanto seconde generazioni.
Dall’analisi dei dati raccolti prima e dopo le elezioni, si evidenzia come sia l’elettorato passivo sia quello attivo siano lontani dal rappresentare numericamente le proprie comunità originarie. Fra le cause principali si può ascrivere certamente una disaffezione politica generale, come il calo dei votanti totali ha dimostrato nelle ultime tornate elettorali. Tuttavia la causa principale è la non conoscenza dei propri diritti: la possibilità di iscriversi alle liste elettorali aggiunte è sconosciuta alla maggior parte non solo dei cittadini comunitari residenti in Italia, ma anche ai funzionari dei comuni che spesso non conoscono né il diritto, né le procedure necessarie per permettere di esercitare questo diritto.
Il progetto Operation Vote ha avuto il merito di mettere in evidenza l’inadeguatezza istituzionale nel far fronte alle richieste dei cittadini comunitari che si sono presentati alle anagrafi e agli uffici elettorali dei comuni di residenza per iscriversi, e non hanno trovato un’assistenza adeguata. La speranza è che una revisione delle procedure sia attuata al più presto, e non solo a ridosso delle prossime elezioni. È necessario che sia effettuata una formazione specifica ai funzionari comunali in modo che essi possano informare in modo adeguato tutti i cittadini comunitari già al momento della registrazione della residenza, in modo che il godimento dei principali diritti politici non rimanga solo sulla carta ma possa concretizzarsi nell’esercizio del voto, elemento fondamentale in una vera democrazia.

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