Prato: rissa di Via Filzi. E se ascoltassimo tutti?

«A Prato bisogna fare giornalismo vero, più bilaterale, più equo» commenta B.J, in riferimento allo scontro avvenuto lo scorso 26 luglio in tarda serata in un parcheggio di via Giobbi, Prato.

In una notte di mezza estate, tra tavole imbandite, sorrisi e vecchi ricordi, un gruppo di amici si trovava presso il ristorante Wang Chao di via filzi, per una rimpatriata. Tra loro Andrea, 16 anni, cinese di seconda generazione, nato e cresciuto in Italia, studente presso l’istituto professionale G. Giorgi di Lucca e residente a Giareggio. Andrea era quindi in visita a Prato con il padre.

Via Fabio Filzi a Prato: il teatro dei fatti

Via Fabio Filzi a Prato.teatro dei fatti

I FATTI COME SONO STATI RIPORTATI FIN’ORA:

La Nazione: «Gli italiani, scesi in strada, hanno fatto le loro rimostranze non gradite all’automobilista dagli occhi a mandorla, tanto che quest’ultimo ha chiamato con il cellulare altri connazionali, arrivati in gruppo dal ristorante -si parla di una trentina anch’essi a quanto sembra un po’ alticci-  e hanno accerchiato gli italiani. Sono stati attimi di forte tensione, con urla grida, spintoni tanto che alla fine gli italiani in numero minore degli orientali sono fuggiti.

La testimonianza video pubblicata dal Tirreno

La testimonianza video pubblicata dal Tirreno

Il Tirreno pubblica allegando alla notizia una video testimonianza di Vincenzo de Blasi che afferma: «il cinese al volante, uscendo dal parcheggio ha urtato alcune macchine». E prosegue aggiungendo «i cinesi, perché ubriachi hanno iniziato a fare a botte. Mettendo in fuga gli italiani».

I FATTI DALL’ALTRA PROSPETTIVA:

Quel che i giornalisti di Prato si sono dimenticati è che per quanto immigrati, anche i cinesi hanno diritto di parola e soprattutto voce in capitolo.

Nel famoso scontro “30 contro pochi”, un minorenne è stato coinvolto. Andrea.

Che cosa è successo? Come è nata la rissa?

«Uno che era a festeggiare con noi nel ristorante, nel tentativo di uscire dal parcheggio è sceso dalla macchina per controllare che non avesse urtato quelle a fianco. Un signore arrabbiato, forse il proprietario, ha iniziato ad accusare l’uomo al volante, il tempo di uno schiocco di dita, l’italiano sferra una sequenza di 6 pugni in faccia, mettendo k.o l’uomo al volante. Il tutto visto con gli occhi dell’amico seduto sul lato passeggero che ha subito chiamato mio padre. Così mio babbo mi ha chiesto di uscire con lui per tradurre e fare da mediatore. Con noi sono usciti altre tre persone nell’intento di capire cosa realmente fosse successo», spiega Andrea.

Una volta fuori, il padre di Andrea cerca di parlare con il signore arrabbiato, dicendo che l’assicurazione può risolvere il problema. Il signore non sente ragioni così si muove contro il padre di Andrea, spingendolo.

Ma quindi non sono stati i cinesi ad alzare le mani per prima?

«No, infatti. Dopo che il signore ha spinto mio babbo, per difenderlo e per non peggiorare le cose, ho cercato di allontanarli e di dividerli. Poi ho visto un signore, dalla carnagione scura, spuntato dal nulla che veniva verso mio padre e allora mi sono messo in mezzo per difenderlo, ma mi ha preso e schiantato sulla macchina ferendomi. Subito dopo ha ripreso a riattaccare mio padre. Ho cercato di rialzarmi e rientrare nel mezzo, ma un italiano ha fatto la rincorsa e mi ha colpito da dietro, all’altezza della cervicale».

E poi cosa è successo?

«Con i colpi che ho subito mi hanno rotto gli occhiali e non ci vedevo più. Quando poi sono arrivati i soccorsi mi hanno messo dentro l’ambulanza e quel che è successo dopo mi è stato raccontato».

Che ti hanno raccontato?

«Mi hanno detto che alcuni italiani sono scappati dentro la palazzina e che non è vero che il portone d’ingresso è stato rotto dai cinesi, ma era già rotto».

Ma in tutto questo nessun intervento delle autorità?

«Si, sono venuti i carabinieri e anche loro alla fine hanno dato ragione a noi. Noi non abbiamo alzato le mani per prima, ci siamo difesi. Oltre al fatto che hanno confermato che la macchina non è stata minimamente sfiorata dal conducente cinese».

Ma è vero che eravate in 30 contro pochi?

«No. I primi ad uscire siamo stati io, mio babbo e altre due o tre persone. Poi gli altri curiosi sono usciti ma saremo stati in tutto una decina come gli italiani».

Ci sono altre fonti o testimonianze?

«un ragazzo che è uscito dal ristorante ha ripreso tutto e un signore italiano, dopo che lo ha visto con il cellulare in mano, lo ha preso e gettato via. Anche in questo caso le autorità hanno dato ragione a noi quella sera».

IN SEGUITO ALLA NOTIZIA:

A quattro giorni di distanza dal fatto al Ristorante Wang Chao, dal quale sono usciti i cinesi coinvolti nella rissa, è stato richiesto un mandato di sospensione dell’attività, oltre a 25mila euro di multa per mancata segnalazione degli orari di apertura e chiusura, mancata “sorvegliabilità” dei locali, benché la colluttazione, secondo le testimonianze dei residenti pratesi, sarebbe avvenuta fuori dall’area di proprietà del ristorante, e per infrazione al divieto di fumo nei locali. Insomma altri soldi che volano dritto dritto nelle casse comunali.

Ad indignare ancora di più i residenti di origine cinese è stato l’atteggiamento del primo cittadino Matteo Biffoni: non solo per le affermazioni che ha fatto, ma soprattutto per le azioni che ha promosso, senza conoscere in toto i fatti e senza aver ascoltato la versione dei fatti dell’altra parte in causa, quale quella cinese.

«Biffoni dovrebbe fare il sindaco di tutti», afferma ancora B.J deluso dal sindaco che ha sostenuto e votato.

Fino a prova contraria infatti, per la candidatura di Matteo Biffoni, sono stati in molti tra i cittadini di origine cinese a votarlo e a sostenerlo.

Fiduciosi dello spirito con il quale Biffoni si era candidato alle elezioni.

L’incontro del Sindaco con i residenti di via Filzi, tenuto lo scorso 29 luglio si è rivelato un flop.

Il confronto è stato iniquo, con molti cittadini di origine italiana che non hanno voluto sentire ragioni o confronto con l’altra parte, una manciata di cinesi invitati da Yang Shi, membro dell’associazione Spazio Compost, che si è impegnato di informare gli altri restanti residenti di via Filzi, di origine cinese, in mancanza di un invito ufficiale da parte delle istituzioni.

In un incontro pubblico è indispensabile che ci sia un confronto più paritario. E in questo caso tra italiani e cinesi, un confronto -e non uno scontro- più equo, umano e di reciproco rispetto verso il diritto di parola.

Le istituzioni pratesi, l’informazione pratese ancora una volta hanno fallito nella loro missione, alimentando quel tumore che divide anziché unire.

Intanto  Andrea si trova fermo con un collare al collo.

 

31 luglio 2014, Malia Zheng

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *