Ucraina: la guerra è vicina, anche se dista 1000 chilometri

Anche a distanza di 1000 chilometri si sente che c’è la guerra. Persino a Chernivtsi, una città in Ucraina sud-occidentale, quasi al confine con la Romania. Qui non si combatte, non ci sono uomini armati per le strade, qui si prosegue con una vita apparentemente normale. I filobus degli anni ’60 lentamente percorrono le strade piene di buche. Sui marciapiedi, delle signore anziane vendono ortaggi e giovani coppie camminano ridendo. Questa città, nonostante tanti anni di declino, non ha ancora perso il suo fascino dell’epoca dell’Impero austroungarico, con maestosi palazzi che abbondano nell’antico centro storico. La vita qui è tranquilla e modesta. È il capoluogo di una delle regioni più povere dell’Ucraina, e non c’è da stupirsi se in ricerca di una vita migliore molti scappano verso la capitale, Kiev, o all’estero, e l’Italia è una delle mete preferite. Chernivtsi oggi è una città di confine, una città abbastanza provinciale (nonostante abbia più di 200.000 abitanti), dove non succede quasi mai nulla, né di buono né di cattivo. O almeno non succedeva. Perché quando nel paese c’è in corso una guerra, anche se si combatte in una parte lontanissima, è inevitabile che prima o poi arrivi anche nei suoi angoli più remoti.

Chernivtsi-piazza

Chernivtsi, piazza del teatro. Foto: Wikimedia

A Chernivtsi, l’eco della guerra è arrivato qualche giorno fa con le bare di nove soldati, figli della città e dalla regione. Erano membri di un battaglione di volontari “Aidar”. Uno dei molti creati spontaneamente per aiutare l’esercito regolare a combattere le milizie filorusse nell’Ucraina orientale. Per un’ironia troppo amara, sono stati uccisi nella regione di Lugansk in una città che si chiama Schastia – “Felicità” in ucraino. Il loro carro armato è stato colpito dai separatisti: sono stati bruciati vivi dentro. Un grande lutto per le famiglie, ma anche per la città. Domenica, quando si sono svolti i funerali, tutta Chernivtsi è scesa in strada per dare l’ultimo addio ai caduti. La guerra che fino ad allora sembrava irreale perché distante, dun colpo è diventata reale e vicina. Quella domenica, la guerra ha bussato alla porta di ogni cittadino di Chernivtsi, dicendo: la stessa cosa può succedere a te, a tuo fratello, figlio o marito…

Le donne di Chernivtsi lhanno capito bene. Per questo alcune di loro protestano sotto l’ufficio di coscrizione militare della città: vorrebbero fermare l’arruolamento dei maschi nell’esercito. “Perché i nostri figli devono andare a morire a Est? Quella guerra che si combatte in un’altra parte dell’Ucraina, a 1000 chilometri di distanza, non è la nostra guerra!” – gridano e piangono. Mentre gli uomini non osano dirlo, queste donne disperate esprimono ciò che molti pensano a Chernivtsi. In un telegiornale quasi ogni sera la metà dei servizi racconta di funerali, in questa o in altra regione dell’Ucraina occidentale, di soldati caduti mentre combattevano ad est. Lo spirito patriotico e l’identità nazionale ucraina è storicamente più forte da queste parti: perciò quando milizie filorusse hanno preso le armi nell’est, molti ragazzi dell’ovest sono andati a combattere per difendere l’integrità del paese. Molti sono andati come volontari, altri sono stati chiamati all’esercito e non hanno cercato di nascondersi. “Non vogliamo cedere neanche un pezzo dell’Ucraina, perché se lo facciamo domani arriveranno fino a qui”, dicevano.

Una via centrale di Chernivtsi - foto: http://bukovyna.ucoz.com

Una via centrale di Chernivtsi – foto: http://bukovyna.ucoz.com

Le mamme però spesso si oppongono alla scelta dei figli. “Ci sono tanti uomini nell’Est, perché non combattono? Perché dicono che sostengono l’Ucraina unita, ma scappano? Tra i rifugiati da quelle zone non ci sono solo donne e bambini, ma anche molti uomini giovani e sani, perché non difendono la loro terra?”. Domande retoriche, domande difficili. Le mamme disperate ma anche arrabbiate: nell’esercito ucraino manca tutto, dal cibo alle armi e attrezzature militari adeguate. Tanti anni di corruzione e negligenza hanno praticamente distrutto le forze armate. E poi, dal 1991 non si pensava mai alla possibilità di una guerra: con chi andrebbero a combattere gli ucraini, un popolo pacifico, circondato da altri popoli che chiamavano se stessi “fratelli slavi”?

Durante il mio soggiorno a Chernivtsi incontro parenti. Chiedo al mio cugino 29enne se andrebbe a combattere nell’Est se lo chiamassero all’esercito. Ci pensa un attimo. “Di sicuro non mi nasconderei, – risponde. – Sì, ci andrei. Alla fine è la mia terra, non ne ho un’altra. Dobbiamo difenderla”. – “Ma sei matto!” – esclama un’altra cugina che sente la nostra conversazione. – “Per chi combattere? Là di te non gliene frega niente a nessuno. Tutti i generali sono corrotti! Non ti daranno neanche l’uniforme per vestirti. Morirai per nulla”. Il cugino non risponde, sorride. Sembra aver già deciso.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *