Putin perde le elezioni in Ucraina, ma le vince in Europa

Senza dubbio, Vladimir Putin ha seguito con grande interesse le elezioni che si sono svolte durante lo stesso week end in Ucraina e nei paesi dell’UE. E anche se non ha ancora fatto alcuna dichiarazione ufficiale in merito, è facile indovinare la sua reazione. Ha chiaramente perso in Ucraina, invece in Europa hè come se avesse vinto.

Flag_colorsIn Ucraina Putin ha cercato tramite alcuni suoi fantocci di impedire lo svolgimento regolare delle elezioni presidenziali, ma è riuscito a farlo solo parzialmente. In alcune parti delle regioni orientali di Donetsk e Lugansk, uomini filorussi hanno occupato seggi e hanno confiscato schede elettorali. Dalle loro dichiarazioni era chiaro: chi vorrà votare in queste zone rischia la vita. Nella città di Donetsk i tentativi di alcuni autoctoni di trovare un seggio aperto sono stati vani. Comunque, in alcune parti di queste zone “rosse” è stato possibile votare: si tratta delle province sotto controllo dell’esercito ucraino. Alla fine, un terzo della popolazione della regione di Lugansk e circa il 15% in quella di Donetsk ha potuto votare. Mentre in altre regioni ucraine l’affluenza alle urne è stata molto alta, con grandi file di cittadini disposti ad aspettare per ore pur di partecipare a queste elezioni storiche. E quindi, come vediamo, il tentativo di far saltare le elezioni del tutto è evidentemente fallito.

Un’altra sorpresa poco piacevole per Vladimir Putin è stata la vittoria di Petro Poroshenko già al primo turno. Con il 54,7% di voti favorevoli è diventato il primo presidente dell’Ucraina dal 1991 a vincere le elezioni senza ballottaggio. La netta vittoria di Poroshenko in tutti (tranne uno) i distretti elettorali, dove era possibile votare, dall’ovest all’est, dal nord al sud del paese, ha messo in dubbio una delle tesi più amate del Cremlino: quella sulle divisioni invarcabili tra varie parti dell’Ucraina. Inoltre, la quantità di consensi che Poroshenko è riuscito a raccogliere non lascia dubbi sulla sua legittimità nel ruolo di nuovo presidente ucraino.

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Il risultato delle elezioni presidenziali in Ucraina. In rosso – vittoria di Petro Poroshenko, in verde – vittoria di Mykhailo Dobkin, in grigio – le zone dove non si è potuto votare, in bianco – zone inaccessibili (Chernobyl) e occupate (Crimea). Fonte Wikimedia

Infine, la vera sconfitta di Putin è stato il risultato nelle elezioni ucraine di due candidati dell’estrema destra, da mesi descritti come estremamente popolari dai media russi e da alcuni di quelli occidentali. Il leader del partito nazionalista Svoboda, Oleg Tiahnybok, ha preso l’1,1%, e il capo del movimento di estrema destra Pravyi Sektor (Settore Destro), Dmytro Yarosh, ha vinto solo lo 0,7% dei consensi: messi insieme hanno ricevuto meno voti di un candidato di etnia ebraica, Vadym Rabynovych. Il mito del grande sostegno popolare ai “fascisti e antisemiti ucraini”, tanto diffuso e promosso dalla propaganda di Putin, si è rivelato uno flop.

E se è abbastanza sicuro dire che le elezioni in Ucraina hanno deluso le aspettative del Cremlino, quello che è successo nello stesso week end elettorale in molte parti dell’Europa è una chiara vittoria di Putin. Lo straordinario successo dei partiti di estrema destra in Francia, Austria, Danimarca, dove hanno vinto più del 20% dei voti, insieme agli impressionanti risultati dwgli euroscettici e populisti in Gran Bretagna e in Italia, sicuramente non sono dispiaciuti al presidente russo. Infatti, i leader di molti di questi partiti non negano la loro ammirazione per Putin e per il suo stile autoritario: lo ha apertamente dichiarato sia il capo dell’UKIP, Nigel Farage che la prima donna del Front National, Marine Le Pen, che durante la visita a Mosca poche settimane fa ha sostenuto l’annessione russa della Crimea. Anche il leader del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo si è espresso in favore della Russia nel conflitto con l’Ucraina, dimostrando tra l’altro una notevole ignoranza della situazione: parlava di “150 ispettori dell’Onu” al referendum in Crimea, mentre in realtà gli unici osservatori erano appunto membri di vari partiti dell’estrema destra europei.

Non è chiaro se gli elettori di questi partiti condividono le simpatie dei loro leader per Vladimir Putin. Non c’è dubbio che è stato innanzitutto un voto di protesta contro la situazione interna nei loro paesi, contro partiti tradizionali e politiche poco efficaci dell’UE. Ci sono molti che si illudono pensando alla Russia come un modello di sviluppo attraente solo perché alternativo a quell’americano. Ma il sostegno dimostrato da una bella parte di cittadini europei a politici che ammirano un leader autoritario, uno che ha schiacciato le voci critiche dentro il suo paese, che ha annesso una parte del paese vicino e sta rovinando l’ordine globale postbellico, sembra alquanto preoccupante.

E anche se dopo queste elezioni il peso degli “amici di Putin” nel parlamento europeo sarà comunque limitato, un giorno la loro crescente popolarità potrebbe portarli al trionfo anche alle elezioni nazionali nei paesi d’Europa. Il risultato non è difficile da prevedere: la crescita del nazionalismo dentro singoli stati, spesso accoppiato a razzismo e ad odio verso immigrati, il rafforzamento delle tendenze autoritarie, l’indebolimento dell’Unione Europea, l’incapacità di trovare consensi al livello sovranazionale e sviluppare una posizione comune in relazioni con il resto del mondo. La Russia autoritaria, con la sua “verticale politica” e la sua visione dell’ordine mondiale, avrebbe preferito trattare con singoli stati europei, e non con una UE che parla con una sola voce. Perciò l’Unione debole e caotica, con stati governati da variopinti estremisti e populisti, è nel suo interesse. E invece gli europei, che ieri hanno votato gli amici di Putin, oggi dovrebbero riflettere sul fatto che, se divisi, domani potrebbero sperimentare anche loro cosa vuol dire, essere la “zona di interessi privilegiati della Russia”, come lo stanno sperimentando adesso gli ucraini.

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