Yalla for Avis: donare il sangue per abbattere le distanze

yalla avis immagineMILANO – Capoeira, pallone e pennello. Così ribaltano i pregiudizi e gli stereotipi i ragazzi del blog delle seconde generazioni “Yalla Italia”. Lo fanno in un video realizzato in collaborazione con Vita e Avis per lanciare un messaggio importante: donare il sangue non solo per salvare vite, ma anche per andare oltre le differenze e sentirsi tutti parte di una stessa unica realtà, quella umana.

“L’unico gruppo sanguigno è quello che si dona”. Questo il refrain che il video sceglie per raggiungere chi, con un semplice gesto, può cambiare la sua vita e quella degli altri. Destinatari dello spot sono in particolare le seconde generazioni, ma anche le prime: giovani e meno giovani di origine straniera che ancora non hanno sperimentato come ci si sente a donare il sangue nel paese in cui si è venuti a vivere o in cui si abita dalla nascita per una precedente scelta migratoria dei genitori. Con la donazione ci si sente a casa, parte di una famiglia allargata, che presenta come unico segno di appartenenza quello di essere persone. È questo il messaggio che i collaboratori di Yalla cercano di trasmettere di fronte alla macchina da presa.

“Abbiamo deciso di dar vita a questo spot, il primo girato in maniera professionale dalla nostra redazione – dichiara Martino Pillitteri, coordinatore editoriale di “Yalla Italia” –, spinti dal desiderio di fare qualcosa di concreto per la società. Volevamo andare oltre i soliti seminari e conferenze, certo interessanti, ma che finiscono senza lasciare una traccia davvero tangibile. L’idea che ci è venuta – realizzare una campagna per la donazione del sangue che avesse come target ideale i cittadini di origine straniera – è caduta a pennello: chi meglio dei giovani di seconda generazione poteva realizzarla?”.

“Trovare consensi e collaborazione per concretizzare questo nostro progetto è stato semplice – continua Pillitteri -: abbiamo incontrato la massima apertura di Avis, che proprio in questi ultimi anni si sta impegnando nella sensibilizzazione della popolazione migrante e di origine straniera in Italia. È quindi da questa comunione di intenti che è nato “L’unico gruppo sanguigno è quello che si dona”, una sfida complessa che la redazione ha colto con entusiasmo, riuscendo così a trasformare in qualcosa di pratico il valore aggiunto che le seconde generazioni rappresentano per la comunità”.

Dodici attori, tutti collaboratori di “Yalla Italia”, tre set ambientati a Milano, una casa di produzione professionale. È servito quasi un anno per mettere assieme tutti questi fattori e girare il video. Dall’idea alla sceneggiatura, fino alle riprese e al montaggio: dodici mesi di gestazione terminati nel mese di marzo per un risultato finale più che soddisfacente e che oggi migliaia di persone possono vedere in rete.

Nonostante il video sia breve – 1 minuto e ventisette secondi -, i messaggi trasmessi sono tanti. I livelli interpretativi a cui il prodotto si presta sono infatti numerosi. Da quello più immediato della promozione della donazione del sangue, a quello più profondo della lotta al pregiudizio: concetti che arrivano diretti agli spettatori, senza filtri né mediazioni, proposti in maniera spiazzante nel classico stile di “Yalla”.

“L’idea che sta alla base del progetto è quella della provocazione, in piena sintonia con la linea editoriale del nostro blog – spiega Pillitteri -. La formula di comunicazione che noi prediligiamo, sia nei post e negli articoli, che in questa nuova dimensione multimediale in cui ci siamo cimentati, non è quella dell’autoreferenzialità, del politically correct, del conformismo. Ci piace stupire, scardinare il senso comune, stimolare la riflessione con messaggi forti. Per questo nelle immagini si vedono ragazzi e ragazze di origine straniera che in prima persona ribaltano gli stereotipi di cui sono oggetto. Uno degli elementi di forza del video sta proprio in questo: se i protagonisti fossero stati italiani, l’impatto comunicativo sarebbe stato molto minore. Una critica e un’autocritica che parte dall’interno è infatti quello che riteniamo più utile per combattere i preconcetti”.

Nel cast non è presente nessun attore di mestiere, ma qualche “donatore professionista” sì. Tra questi Majda Ayoubi, la ragazza con il velo beige che vediamo nello spot mentre alza le mani e gli occhi al cielo. A una prima occhiata sembrerebbe un gesto di preghiera. Si scopre solo alla fine che non si tratta di fede, ma delle emozioni che può scatenare una partita di calcio dell’Italia vista in tv.

majda“Questo video non ha rappresentato il mio primo incontro con la donazione – spiega Majda, studentessa e lavoratrice ventiquattrenne di origini marocchine, in Italia dall’età di 10 anni -. Sono donatrice dal 2012. Fin da piccola sentivo in me il desiderio di aiutare il prossimo con il mio sangue: ho avuto come esempio mio padre, anche lui donatore, e questo mi ha spinto a voler seguire le sue orme. Prima di trasferirmi a Milano per motivi di studio, ho collaborato con il gruppo giovani dell’Avis di Pescara. Con loro mi sono avvicinata al mondo della donazione, sia in veste di donatrice che di volontaria per le campagne di informazione e sensibilizzazione”.

“Donare il sangue – continua – rafforza il senso di appartenenza a un territorio e a una comunità, oltre che a dare la possibilità di salvare la vita alle persone. Fa sentire davvero tutti uguali. Questo è il messaggio che abbiamo voluto dare con il video e che vorremmo raggiungesse tutti, ma in particolar modo i cittadini di origine straniera. Siamo infatticonvinti che, vedendo noi che li invitiamo a donare, possano sentirsi più invogliati a farlo, meno timorosi, rassicurati nel vedere che davvero tutti possono diventare donatori, indipendentemente dalla provenienza e dallo status”.

“A ciò – conclude Majda – si aggiunge l’intento meno promozionale del video: quello di scardinare gli stereotipi, invitando a superare gli approcci più superficiali e banalizzanti. La scena che mi vede protagonista vuole far capire quanto sia fuori strada immaginare le donne di origine straniera come unicamente dedite alla vita domestica e alla preghiera. Non siamo ciò che gli altri sanno di noi solo sulla base di quello che i media raccontano”.

Ma per “Yalla” questo video non rappresenta che un inizio. “L’esperienza fatta è stata estremamente positiva – conclude Pillitteri -. Per questo stiamo cercando di valorizzare il più possibile lo spot, favorendo una circolazione capillare sul web e tentando anche di convincere alcuni canali televisivi a mandarlo in onda. Ma non vogliamo fermarci qui. Per dare ancora più concretezza al messaggio vogliamo fare di più: annuncio in anteprima su “ProspettiveAltre” il nostro futuro impegno in prima linea per la donazione. Diventeremo donatori e donatrici in piena regola: noi di “Yalla” andremo a donare il sangue e documenteremo il fatto con tanto di foto e testimonianze sul nostro sito e sulla nostra pagina Facebook. Seguiteci!”.

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