Le rimesse in tempo di crisi

Di Marcella Rodino

foto: A Magill

foto: A Magill

La crisi non ferma la crescita delle rimesse degli immigrati, che si confermano un elemento cruciale dell’economia globale. E’ quanto emerge dai dati appena diffusi dalla Banca Mondiale: nel 2014 i soldi inviati a casa dai lavoratori residenti all’estero saliranno a 581 miliardi di dollari. Nel 2016, questo totale dovrebbe toccare i 681 miliardi di dollari con una crescita del 25% sul 2013. La parte più consistente di questo flusso è diretta verso i paesi in via di sviluppo, che quest’anno vedranno un aumento delle rimesse del 7,8% a 436 miliardi. Una somma che, sottolinea la Banca Mondiale, supera di gran lunga il totale degli aiuti allo sviluppo stanziati da paesi e istituzioni e che rappresenta un flusso di capitale più stabile rispetto agli investimenti esteri. In molti paesi, le rimesse di chi vive all’estero rappresenta una percentuale consistente rispetto alla quota di ricavi dell’export di beni e servizi (in Nepal rappresenta quasi il doppio, nelle Filippine il 38%). I paesi che beneficiano maggiormente – in valori assoluti – di questi flussi di capitali sono India (70 miliardi nel 2013) e Cina (60 miliardi), seguite dalle Filippine (25 miliardi). In rapporto al Pil, invece, l’apporto delle rimesse è più forte in Tagikistan (52 %), Kyrgizistan (31%), Nepal e Moldavia (25%). In termini macro economici, quindi, le rimesse dei migranti costituiscono un importante fattore di sviluppo e di cooperazione internazionale, in quanto possono contribuire alla crescita delle economie più arretrate e hanno un impatto molto più immediato di altre iniziative, considerato il fatto che arrivano direttamente nelle mani delle famiglie che vivono in uno stato di bisogno. Aumentando, infatti, il potere di acquisto di queste famiglie e lasciando a loro decidere le modalità di impiego di queste somme, si ottiene una forma di intervento sicuramente più efficace dei tradizionali aiuti umanitari. Inoltre, su larga scala, l’afflusso delle rimesse rafforza la bilancia nazionale dei pagamenti e riduce la percentuale di debito da esportare.

A controbilanciare il dato mondiale delle rimesse, è quello italiano che, secondo uno studio pubblicato nel 2014 dalla Fondazione Leone Moressa, nel 2013 ha registrato un calo del 20%. Si tratta del valore più basso degli ultimi sei anni, sia per quanto riguarda l’ammontare complessivo sia l’incidenza percentuale sul Pil. Il volume delle rimesse nel 2013 ammonta a 5,5 miliardi di €. Rispetto al 2012 le rimesse hanno subito una contrazione del 19,5%, pari a 1,3 miliardi di € in meno. Anche l’incidenza percentuale sul Pil è diminuita dallo 0,44% allo 0,35%. Rapportando il volume delle rimesse con la popolazione straniera residente, si osserva che mediamente nel 2013 ciascun cittadino straniero ha inviato in patria 1.254 €, in netto calo (-25,1%) rispetto all’anno precedente. Rispetto al 2007, anno di inizio della crisi, la somma inviata in patria da ciascun cittadino straniero si è ridotta mediamente di 800 euro.

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Rispetto al 2012, quando da sola percepiva il 39% delle rimesse, la Cina ha perso oltre 1,5 miliardi di € (-59%). Rimane comunque il primo paese di destinazione (con il 20% del totale), seguita da Romania (15,7%) e Bangladesh (6,3%).

Se la Cina diminuisce, aumentano sensibilmente altri Paesi dell’Asia meridionale come Sri Lanka (+62%), Bangladesh (+51,7%) e India (+22,6%).

 

Quanto costano le rimesse

Il costo della rimessa è diverso per ogni operatore, perché ciascuno decide le proprie tariffe sulla base di valutazioni economiche. Non si è in grado di sapere veramente quanto costa a ciascun operatore la singola operazione. E’ importante sapere che un elemento che determina il costo della rimessa è il percorso che il denaro deve fare per arrivare a destinazione. Il sito www.mandasoldiacasa.it, sito italiano di comparazione dei costi di invio delle rimesse promosso tra gli altri da OIM (Organizzazione internazionale delle Migrazioni), Banca Etica, CeSPI, WWF Italia, elenca gli elementi che determinano il costo totale della transazione: la commissione, lo spread applicato al tasso di cambio, e costi aggiuntivi legati o al modo in cui i soldi vengono inviati
 o al ritiro in contanti del denaro nel paese di destinazione. La scelta del canale e dello strumento con cui si vuole inviare il denaro deve tenere conto anche di questi eventuali costi. Non tutti gli intermediari o gli strumenti utilizzati sono infatti in grado di assicurare che i costi dichiarati saranno quelli finali.

L’alto costo delle transazioni e le inefficienze nel processo di trasferimento spesso hanno un impatto negativo sui migranti e le loro famiglie. Fra i vari elementi che ostacolano lo sviluppo di servizi efficienti di invio di rimesse, due aspetti fondamentali sono: l’accessibilità delle informazioni da parte dei migranti e una sana competizione fra gli operatori del mercato, sia dal lato inviante sia ricevente. Il G8 e il G20 hanno dunque fissato fra i loro obiettivi la riduzione del costo delle rimesse di 5 punti percentuali in 5 anni (obiettivo del 5×5). In questo modo si risparmierebbero oltre 11 milioni di euro ogni anno. Fondi che rimarrebbero ai migranti e alle loro famiglie e potrebbero contribuire significativamente allo sviluppo dei Paesi di origine e al miglioramento delle condizioni di vita dei migranti stessi.

Torino città campione delle rimesse

Banca Mondiale ha selezionato Torino come Città Campione delle Rimesse, la prima a livello mondiale, nell’ambito del Progetto Greenback 2.0 che intende favorire lo sviluppo di un efficiente e sano mercato delle rimesse internazionali. Attraverso la promozione di un nuovo approccio per stimolare cambiamenti partendo dai reali bisogni dei beneficiari ultimi dei trasferimenti internazionali di denaro: i migranti, le loro famiglie e i Paesi d’origine. A Torino, città campione, sono state svolte alcune survey per indagare i mondi dell’offerta e della domanda.

La survey relativa alla domanda, realizzata da Fieri (Forum internazionale ed europeo di ricerche sull’immigrazione), aveva l’obiettivo di esplorare l’inclusione finanziaria, l’uso di servizi finanziari e le pratiche di invio delle rimesse dei migranti residenti nella città di Torino. L’indagine si è concentrata su romeni, marocchini e peruviani – i gruppi più numerosi di immigrati a Torino, che insieme rappresentano oltre il 60% della popolazione immigrata della città. Circa l’80% degli intervistati ha dichiarato di avere almeno un conto corrente. Nonostante questo, meno del 6% invia denaro nel Paese d’origine dal proprio conto bancario, mentre l’83% degli intervistati utilizza un operatore di trasferimento di denaro (MTO) come operatore preferito. Questo è senza dubbio segno dell’esistenza di un canale aperto che non viene, però, utilizzato nel suo pieno potenziale, riducendo così il livello di concorrenza nel mercato.

I ricercatori del team di Banca Mondiale hanno avvicinato diversi operatori e agenti di servizi per l’invio di rimesse (survey offerta), mostrandosi come potenziali clienti e chiedendo informazioni sulle condizioni di servizio e di prezzo. Troppo spesso è stata rilevata la mancanza di informazioni precise o personale non informato circa i prodotti offerti dalla propria azienda. Un altro dato interessante emerso dalla survey è il che il costo medio percepito per transazione, espresso in percentuale dell’importo inviato, è circa del 3%. Purtroppo, la loro percezione non rispecchia il costo reale: Remittance Prices Worldwide, il database con cui Banca Mondiale monitora il costo dei servizi di rimesse nel mondo, stima, infatti, che il costo dell’invio di denaro dall’Italia sia oltre il 7%.

La maggior parte degli intervistati non sembra, quindi, essere pienamente consapevole di tutti gli elementi del costo di invio delle rimesse. L’idea è che l’unico costo sia rappresentato dalla commissione. Solo il 36% degli intervistati è consapevole del fatto che il costo totale comprende anche altre componenti.

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