Da Stracomunitari: I nuovi senigalliesi in soccorso degli alluvionati

Di Mohamed Malih.

È bastata una notte di pioggia battente. Il giorno dopo, al risveglio metà città era sott’acqua. A regnare è l’incredulità. Non sappiamo più avere un rapporto ordinario con questi elementi: l’acqua, la terra e il fuoco. Quando abbiamo a che fare con loro è perché è in atto qualche emergenza: un incendio, un terremoto o, come in questo caso, un’alluvione.

A Senigallia sappiamo che il fiume da qualche parte a ridosso della città è uscito dal suo alveo e si è allargato a dismisura, andando a lambire i primi piani, annegando gli scantinati e inghiottendo e trascinando tutto quel che incontrava strada facendo. Le vie che ci sono famigliari ad un tratto non ci sono più: tutto trasformato in una immensa piscina. Una signora dice ai soccorritori che il resto della famiglia è isolato a casa e vorrebbe raggiungerli. Decisi, i soccorritori rispondono che non si può, è pericoloso. Deve stare tranquilla. La signora mugugna qualcosa ma accetta senza fare scenate. Non ci sono scene di panico.

La tragedia si sta consumando sotto ai nostri occhi ma l’acqua sembra attutire anche i sentimenti. Solo l’incredulità è tanta. Tutta questa acqua che si è presa le strade e le case: placidamente, con la forza calma dei troppo forti. Le case sono al buio, i telefoni non prendono e ovviamente non c’è internet. È bastata una notte di pioggia battente e ci siamo ritrovati all’età della pietra.

Gira voce della prima vittima dell’alluvione. Forse sono due. Si scoprirà dopo che in tutto sono state tre. Solo il giorno dopo la prima notte con l’acqua qualcuno comincia timidamente a cercare i colpevoli o capri espiatori che siano. Ma si fa tanto per dire. Nessuno conosce il fiume. Dove nasce e i borghi che attraversa. Si parla in maniera generica di incuria. A tempo debito ci sarà l’intenditore che spiegherà a puntino il perchè e il come, ma nessuno lo starà a sentire. Son cose da esperti. Intanto l’acqua sta obbligando la gente a riparlarsi. Affiora a pelo d’acqua qualcosa tipo una comunità. La sera non c’è la corrente, quindi niente televisione e niente Facebook. Si torna a stare attorno a un tavolo a lume di candela e tutto sommato non è male.

Ora mentre scrivo queste righe il percolo è scampato. Il fiume è tornato a scorrere tranquillo. L’acqua è defluita dalle vie lasciando molto fango. Ora cominciano a vedersi i danni. Davanti alla case cumuli di mobili accatastati. Moltissimi giovani infangati a dare una mano a chi ne ha bisogno. L’immagine emblema di questo post alluvione sono i giovani. Vedere questi ragazzi e ragazzini tutti infangati con gli stivaloni e spostare mobili e a spalare fango quasi ti viene da ringraziare l’alluvione.

Tolti gli abiti griffati, i motorini, i cellulari son tornati ad essere ragazzi e ragazzini pieni d’umanità. Felici di essere protagonisti. Non propriamente protagonisti, perchè non c’è niente di ostentato nella loro solidarietà. Felici di essere d’aiuto, di essere utili.

Certo la gente senigalliese tutta è davvero mirabile nella maniera con cui sta affrontando questo disastro. Ma lo fa nel suo consueto modo: lavora tanto senza lagne. Mentre i giovani infangati stupiscono. Siamo abituati a vederli quasi come una specie a parte. L’acqua che si è abbattuta su Senigallia si è portata via anche un sacco di pregiudizi. Non è vero che i giovani sono dei viziati scansafatiche.

In giro si vedono molte facce nere, ragazzi marocchini, e non solo, a spalare fango come tutti gli altri. Il fango ha reso tutti uguali. Tutti ugualmente sporchi di fango. Tutti ugualmente umani.
Per quanto si è scettici vien quasi da prestare fede a quelle storie che ci vogliono creati inizialmente dal fango. Come questa: “Dio formò l’uomo dal fango della terra, gli insufflò nelle narici un alito di vita e l’uomo divenne anima vivente”. O quest’altra: “È colui che ha perfezionato ogni cosa creata e dall’argilla ha dato inizio alla creazione dell’uomo, quindi ha tratto la sua discendenza da una goccia d’acqua insignificante, quindi gli ha dato forma e ha insufflato in lui del Suo spirito.”

Faremmo bene a non dimenticarcene quando tornerà il sereno.

Pezzo originale: http://www.malih.senigallia.biz/?p=2759

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