Da Enmigrinta: Ospitalità o speculazione?

di Gentiana Minga

Prima di scrivere ho deciso di vedere tutti i significati in italiano delle parole ospite, ospitante e ospitalità. Da come viene fuori, la parola ospite ha un duplice significato: è sia chi dà ospitalità (un ospite premuroso) sia, più comunemente, chi la riceve (un ospite gradito) e deriva dal latino hospes, -ĭtis, che aveva già il doppio significato di ‘colui che ospita e quindi albergatore’ e di ‘colui che è ospitato e quindi forestiero’. L’ospitalità, per i greci era una regola di convivenza civile, un dovere rituale. Non esistendo leggi scritte, le famiglie erano regolate da norme orali condivise da tutti. L’ospitalità rappresentava un legame durevole di solidarietà, che si manifestava con uno scambio di beni e favori. Si era obbligati a concedere ospitalità prima ancora di sapere l’identità dello straniero, posto sotto la protezione di Zeus. Il rapporto di ospitalità veniva sancito con una stretta di mano e con scambio di doni. Addirittura, nella Roma antica, esisteva un documento, la tessera ospitalis usato per riconoscimento e garanzia, sul quale si incidevano i nomi dell’ospite e dell’ospitato. Al mio paese, in Albania, l’ospite è un culto. Un nostro detto dice: “La casa dell’albanese è la casa di Dio e dell’ospite” ,”La casa dell’albanese è la casa dell’ospite e del viaggiante”. Nella tradizione albanese l’ospite non deve chiedere nemmeno il permesso per entrare a casa, perché nella mentalità dell’albanese di una volta,”non si sa mai chi ti bussa nella porta, potrebbe essere il ladro, ma potrebbe essere il santo!”.
Una bella parola che esiste in albanese per far capire l’importanza dell’ospite è “ndorja”, in dialetto del nord,
che significa essere nelle mani di qualcuno, essere assicurati da qualcuno. Per spiegarlo meglio, se Maria una
mia ospite per un paio di giorni, uscendo per fare un giro fuori, commettesse un che di sbagliato, facesse qualche sgarro a qualcuno, o cose del genere e rischiasse di essere punita, basterebbe dire ”Sono “ndorja” della
Gentiana”, cioè: sono sotto la protezione della Gentiana, la mia ospitante, in quanto la sua ospite.

kyenge-bolzanoPrendiamo un altro esempio più recente. Cecile Kyenge, il 12 aprile scorso, era ospite del quotidiano Alto Adige , dunque l’Alto Adige aveva il compito onoratissimo dell’Ospitante. Questo invito sembrò all’inizio un
buon auspicio, prometteva bene.
Tant’è che per un mese e più il quotidiano risparmiò lo straniero nella cronaca nera. Stiamo parlando del delinquente straniero, quel mascalzone albanese, o quello spacciatore marocchino, o quel ladruncolo di nomade e il tunisino violentatore. Insomma quel branco di ladri, e ultimamente anche di clandestini che stano portando al “collasso” i centri profughi in Alto Adige… Ovvio che non sto parlando di ladri del calibro di Dell’Utri, nemmeno evasori maestosi come Berlusconi. Sto parlando della base, dei piccoli delinquenti non degni, per la grandiosità dei signori sopracitati. Personalmente il fatto che il quotidiano cominciò a rispettare in modo esemplare la Carta di Roma quest’ultimo mese mi fece mirare a più di un ragionamento, optando per quello ottimista, come un fatto di signorilità, e non come un semplice fatto di convenevolezza tra PD ed SVP, una convenevolezza che usa la figura di Cecile Kyenge per fatti elettorali. Dopodiché prendemmo la libertà di ragionare anche sull’andamento della rassegna di Cecile Kyenge. Cominciamo col dire che chi ha partecipato come pubblico, ha detto che non erano previste delle domande dal palco, salvo una domanda “del tutto imprevista” e l’unica, fatta da una persona che ha avuto la fortuna di essere stato preso in conto dall’intervistatore… Da li in poi, chi ha alzato la mano non ha più avuto la fortuna del primo. Immediatamente dopo la sua intervista, da parte della redazione viene pubblicato sul profilo facebook del quotidiano, un pezzo di 1 minuto circa. E’ fin qui tutto normale, salvo che, subito dopo la contentezza dell’Ospite appena andato, si scaricò con la violenza della mediocrità una marea di commenti da parte di un bel po di lettori del quotidiano, una quarantina, maggioranza dei quale hanno vomitato sull’ospite, o meglio dire dietro le spalle dell’ospite all’oscuro di tutto ciò, una valanga di offese spietate, di sfondo decisamente razzista e di pessimi ragionamenti. Quel che è peggio è la mancata presa di distanza immediata dai commenti da parte del, per modo di dire, ospitante, i gestori del quotidiano facebook. Vogliamo ribadire che, Cecile Kyenge, era prima di tutto un Ospite
e quello che spettava ad ospitante era di rispettarla fino alla fine. La non presa di distanza dai commenti indegni offende anche il lettore colto, quello che aspetta un atteggiamento decisivo da parte di un quotidiano serio e molto letto come l’Alto Adige. Solo molto più tardi non abbiamo più trovato quel video e quei commenti, ma oramai il danno era fatto. L’offesa diretta verso lei era un’offesa diretta a noi. Non c’entra la libertà di parola, qui abbiamo da fare con offese razziste.
Automaticamente, da albanese di nascita, sicuramente a nome di Enmigrinta, porgo le mie scuse a Cecile Kyenge: “… di non averla avvisata come il mito della convivenza multietnica in Alto Adige brilla quanto brilla il ferro placcato di oro; di non averla avvisata,che i media dell’Alto Adige non sono proprio santi nel rispetto della così famosa Carta di Roma. Da un paio di mesi prima del suo arrivo e oltre, ci sembrò che i media stessero modificando il linguaggio verso l’emigrante, e noi, di Enmigrinta, credemmo finalmente nel miracolo. Chiediamo scusa che anche dopo aver letto tutto quel fiume di offese su di lei, pochi di noi, hanno risposto alle offese in maniera decisiva e coraggiosa, pochi di noi chiesero la presa di distanza da parte dei gestori del sito. Ahimè, siamo ancora impassibili, spesso ci perdiamo in queste tempeste di odio, ignoranza e razzismo”.
Cara Cecile, da ospitante albanese, la mia tradizione secolare che dorme e si sveglia a scatti dentro il mio sangue, mi richiama a dirle che, una volta ospite a casa mia, (lo so che è difficile che accada!), prima di essere
accolta, nel mio appartamento a piano terra di 35 metri quadrati, umido e freddo, avrà la mia parola d’onore d’albanese, tramandata dai nonni e dai bisnonni, sarà la mia “ndorja ”, che significa essere sotto la mia protezione. Da ospitante posso assicurarle di fare la portatrice delle mie tradizioni, come dice Kama Sywor Kamanda, il vostro/nostro , poeta congolese: “Portatori di foglie morte/ Che trascinano la memoria delle origini.”

Pezzo apparso su Enmigrinta N° di aprile 104: http://enmigrinta.oneminutesite.it

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