“Derive. Piccolo mosaico del disumano”. L’Europa “fortezza” raccontata dalla giornalista Flore Murard Yovanovitch

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Pensate a un mosaico. Pensate a tutti quei tasselli che, posti assieme, uno accanto all’altro, formano un disegno. Che ne sarebbe di quell’immagine se ciascun frammento fosse a sé, disgiunto dagli altri? Se tutti fossero lasciati in disordine o abbandonati a loro stessi? Semplicemente quel disegno non esisterebbe, quella storia non avrebbe voce, nessuno la racconterebbe e nessuno ne conoscerebbe l’esistenza.

Nasce proprio dalla volontà di non lasciar cadere nell’oblio questi preziosi frammenti di realtà il libro di Flore Murard-Yovanovitch, dal titolo “Derive. Piccolo mosaico del disumano” (Stampa Alternativa, 2014). La fotografia che l’autrice, scrittrice e giornalista collaboratrice dell’Unità, riesce a mettere nero su bianco è quella di un’Europa chiusa in se stessa, xenofoba, razzista e discriminatoria, tanto da risultare addirittura “disumana”. Il suo lavoro certosino parte dal recupero di fatti, storie, testimonianze, ma anche letture e film tratti dalle periferie dell’informazione e della cultura mainstream degli ultimi cinque anni e si completa con un’operazione di paziente assemblaggio. A far da collante tra i diversi tasselli una lettura sagace e sottile che sceglie come sue chiavi interpretative la psicologia e la Storia.

“In questo libro – dichiara Flore Murard-Yovanovitch – ho voluto indagare la realtà che è apparsa ai miei occhi di giornalista, ma anche di donna e cittadina europea in questi ultimi cinque anni. Parto dal 2009, con la gravissima vicenda di un uomo di origini indiane arso vivo,“per noia” come interpretarono i quotidiani dominanti – da alcuni giovani a Nettuno, per arrivare al 2013, con l’intervista al  regista francese Sylvain George. Comprese tra partenza e capolinea, tante e differenti tappe di un viaggio che si addentra senza retorica nella disumanità dei nostri tempi. “È un materiale eterogeneo quello che h utilizzato: sia i fatti di cronaca che mi hanno maggiormente colpito, sia i film del cinema indipendente che più mi sono piaciuti, ma anche documentari che ho visto, libri che ho letto e molto altro ancora. Elementi diversi, ma uniti da un unico fil rouge: rivelare il disumano dell’Europa odierna”.

Centinaia di campi di detenzione per stranieri. Antiziganismo dilagante. Discriminazione e razzismo istituzionale. Diritti dei migranti calpestati. Diffusione di milizie neonaziste e ascesa del populismo xenofobo. È questa la fotografia del vecchio continente che emerge dalle pagine dell’opera di Murard. “L’Europa del XX secolo ci restituisce di sé è un’immagine agghiacciante –ammette l’autrice -. Viviamo in un continente “fortezza”, chiuso verso chi è percepito come “diverso”. È il disumano a prevalere, è il disumano a nascondersi dietro la superficie dei fatti, la sottile linea che unisce i singoli punti a creare un disegno unitario e spaventoso. L’interpretazione storica del reale, condotta attraverso gli strumenti della psicopatologia, è la lente di ingrandimento che uso, lo scandaglio con cui tento di fare emergere l’invisibile e il latente della realtà e grazie al quale riesco a mostrarne le connessioni disumane e i processi atroci”.

“Il mio lavoro – conclude – si rivolge a tutti i cittadini e le cittadine per rafforzare in loro la consapevolezza che il nostro mondo si trova su di un piano inclinato verso il disumano”.

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