Da Enmigrinta: monitoraggio mensile de l’Alto Adige (febbraio-Marzo)

A cura di Gentiana Minga.

Da Carta di Roma: monitoraggio della stampa locale. Osservazione febbraio – marzo 2014
Quotidiano Alto Adige Notizie del 15 marzo e 26 febbraio

BOLZANO. La polizia ha denunciato in via Vittorio Veneto un cittadino ucraino di 37 anni, che stava rubando vestiti dai cassonetti della Caritas. La pattuglia ha notato l’uomo mentre si arrampicava La pattuglia ha notato l’uomo mentre si arrampicava sui cassonetti per la raccolta vestiti della Caritas, con in mano degli indumenti. Ha cercato di fuggire ma è stato raggiunto dagli agenti. Lo straniero si è scagliato contro di loro e alla fine è stato denunciato. Un abitante della zona ha confermato di aver visto l’uomo più volte rubare vestiti dal cassonetto Caritas.

Nella notizia viene ingrandito il grado della delinquenza, visto che il ragazzo stava “beneficiando”, evidentemente in un stato di malessere, solo “roba” di Caritas. Eventualmente se il delinquente fosse stato italiano forse “il rubare” nei cassonetti suonerebbe se non ridicolo, pietoso. Ma aggiungendo la nazionalità, pesa anche una testimonianza a dir poco “drammatica” di una signora che ha vegliato per diverse sere dietro le tende di casa il “ladruncolo”.

Palpeggia una ragazza. Condannato a due anni

BOLZANO. Recarsi in stazione la sera per prendere un treno può nascondere pesanti insidie anche in una città come Bolzano. Ne sa qualcosa una ragazza bolzanina di 25 anni che a maggio dell’anno scorso era diretta a Trento. Fece l’errore di arrivare in stazione con troppo anticipo. Decise di recarsi in sala d’aspetto e di leggersi un giornale. Fu però adocchiata da un giovane nigeriano di 33 anni (con regolare permesso di soggiorno) che iniziò ad importunarla. Il giovane, poi denunciato per atti sessuali continuati, è stato ieri condannato a due anni e due mesi di reclusione in contumacia. La sentenza è stata emessa dal tribunale di Bolzano in composizione collegiale (presidente giudice Carlo Busato) a conclusione di un procedimento piuttosto snello. In effetti la giovane vittima delle attenzioni moleste dello straniero, dopo un primo tentativo di approccio avvenuto nella sala d’aspetto verso le 21.30 alla presenza di altre persone, decise di alzarsi e di imboccare il sottopassaggio per recarsi sul marciapiede del binario numero tre ove sarebbe partito il treno per Trento. Prima di incamminarsi, però, la giovane donna telefonò al proprio fidanzato tenendolo all’apparecchio. La ragazza pensava probabilmente di indurre in questa maniera il nigeriano a desistere dal tentativo di importunarla ulteriormente. Lo straniero invece non si fece per nulla intimorire e mentre la ragazza scendeva gli scalini del sottopassaggio, riuscì più volte a infilare le mani nelle parti intime della donna da tergo. Fu il fidanzato di lei, a quel punto, a chiamare il 113 e proprio dal centralino della Questura furono avvisati gli agenti della polizia ferroviaria che intervennero subito. Il nigeriano è stato ora condannato in contumacia in quanto non più reperibile.

La notizia sembra innocua, ma sottolineare ragazza “bolzanina” e lo “straniero” crea già una connotazione chiara. Lo stesso effetto fa anche sottolineare il fatto che il nigeriano aveva un regolare permesso di soggiorno. Insinua, forse inconsciamente, che i delinquenti stranieri si possono trovare non solo tra i clandestini ma anche tra quelli regolari.

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