#PratoInsicura, ancora

A distanza di tre settimane dalla comparsa dell’iniziativa #PratoInsicura, il silenzio mediatico già domina sulla questione. Intanto sulla bacheca di #Pratoinsicura giungono altre testimonianze:

prato

Prato, panoraa. Foto Massimiliano Galardi (da wikimedia)

3 Marzo 2014, racconta Yang: «Sono un muratore cinese e sono stato vittima dei ladri per ben due volte, mentre rientravo a piedi a casa dal lavoro. [..]La prima volta ho ricevuto una “catenata” sulla testa da quattro magrebini». Calci su tutto il corpo per 80€ che non sembravano bastare.
Così il povero Yang è stato pestato ripetutamente dopo esser stato sottratto della sua paga giornaliera. Risultato? Dopo esser saliti sulla gabbia toracica di Yang, il muratore cinese è stato ricoverato per tre settimane circa, con 80€ in meno, la gabbia toracica massacrata e tante lesioni su tutto il corpo.
«La seconda volta, stesso metodo, sempre gli stessi, sempre per 80€. Mi hanno gonfiato di botte, perché non avevo abbastanza soldi. Sono rimasto per due settimane con la faccia tanto gonfia che gli altri non potevano vedere i miei occhi».

2 Marzo 2014, racconta Ye(pseudonimo) signora di 70anni: «Stavo uscendo di casa (condominio a Prato). Appena esco dall’ascensore vengo sbattuta con violenza contro le porte. Mi intimidiscono (…) e vogliono le chiavi di casa. Non volevo che rubassero a casa mia, c’è tutta la roba della nostra famiglia. Non gli ho consegnato nulla così mi hanno accoltellato la gamba. Potevo morire, ho rischiato la vita per difendere casa».

I media sollecitano l’idea del cinese ricco, ragione per la quale vengono presi di mira. Purtroppo in Italia non si è ancora capito che i cinesi sono persone comuni come tutti gli altri, che esistono cinesi studenti, cinesi casalinghe, cinesi commesse, cinesi operai, muratori, elettricisti.

Così le aggressioni a Prato sono affiancate anche dai furti nelle abitazioni e nei negozi.

Poco lontano da Prato nel distretto industriale di Sesto Fiorentino, a Osmannoro, noto per la concentrazione di attività commerciali e imprenditoriali, i cinesi sono presi continuamente di mira, aprono con timore il negozio. Con la crisi i guadagni sono pochi e spesso in perdita, ad aggravare la situazione, sono comparse “ronde” che circolano muniti di auto o scooter attorno ai negozi, in attesa di scippare un compratore in procinto di fare gli acquisti all’ingrosso e non solo.
Ad oggi le autorità della zona si sono mobilitati accostandosi alle ronde di scippatori, con altrettante ronde da parte loro. Ma ben poco servono quando oltre ai furti esistono le truffe.

Un caso è quello di un negoziante cinese che aveva da poco aperto a Osmannoro. Un cliente ha fatto un acquisto di 10mila euro di merce. Il figlio del proprietario dopo aver ricevuto i dati del cliente e le modalità di spedizione, rimane in attesa del corriere. Poco dopo arriva il corriere entra nel negozio chiedendo «avete merce da spedire?». Così in poco tempo, sistemato la merce nel corriere e timbrato le bolle di trasporto, il corriere se ne va. A distanza di un attimo giunge un altro corriere per ritirare la merce acquistata dal giapponese. Il corriere precedente era ben vestito, divisa e mezzo di trasporto erano verosimili e le procedure apparentemente a regola. Il negoziante ha dovuto chiudere a seguito della somma persa. Come lui altre vittime.

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