Acquisizione della cittadinanza italiana: quando le non-colpe dei padri ricadono sui figli

Se esiste un percorso ideale della migrazione in Italia, questo non può non concludersi con un pieno inserimento sociale e culturale nella vita del paese. Per banalizzarlo, in altre parole, si realizza con l’acquisto della cittadinanza italiana che non è, e non deve essere un mero atto amministrativo, ma anche una bella storia di integrazione. L’ultimo atto che lo straniero compie da straniero, però, spesso si trasforma in una corsa ad ostacoli.

Gli ultimi dati resi disponibili dal Ministero dell’Interno si riferiscono al triennio 2008-2010, e confermano quello che ogni attento osservatore sa già: c’è un progressivo aumento delle domande di cittadinanza accolte. Per esattezza, 40.223 nel 2010 a fronte delle 39.484 del 2008.

Non si conoscono ancora i dati degli ultimi anni, ma è indubbio che il numero di chi diventa cittadino italiano sia in crescita. Né una legislazione arcaica né una burocrazia kafkiana sembrano poter rallentare le istanze di chi ritiene di aver diritto ad essere cittadino italiano. Il legislatore italiane, purtroppo, lo continua ad affrontare con una legge che è, a dire poco, inadeguata e che non rispecchia i cambiamenti sociali del paese.

Il Ministero degli Interni non ha saputo, ahimè, né prevedere né affrontare questo afflusso di richieste sempre maggiore. Ed ecco che, se i casi di chi aspetta risposta da tre-quattro anni sono piuttosto comuni, si toccano anche picchi di sei anni. Persone che, quindi, avendo presentato richiesta nel 2008, devono ancora ricevere una risposta da parte del Ministero.

L’unica iniziativa lodevole intrapresa in tal senso porta la firma dell’allora ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, la quale, ben conscia dell’eccessivo carico di lavoro, con una circolare del 7 marzo 2012  decise di devolvere alla Prefettura le competenze riguardo alle richieste di cittadinanza a seguito di matrimonio. Dal 2012, quindi, le richiesta per residenza vengono trattate dal Ministero dell’Interno, mentre quelle per matrimonio con coniuge italiano sono di competenza della Prefettura di residenza. Nonostante tutto, neanche questa iniziativa sembra aver sortito l’effetto sperato. Ad oggi, le pratiche da smaltire sono ancora dell’ordine di centinaia di migliaia.

Il problema, però, è più complesso e nocivo se messo in relazione con i figli dei stranieri. Se la cittadinanza dei genitori arriva prima del compimento del loro 18-simo anno di età, si “trasmette” anche a loro. In alternativa, anche se la cittadinanza arriva il giorno successivo al compleanno, dovranno presentare una nuova istanza e rientrare nello stesso tortuoso giro. Come si diceva: le colpe dei padri…

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