Svizzera: basta immigrati… padani

Domenica prossima gli svizzeri sono chiamati a votare ad un referendum per esprimersi sulla necessità di limitare o meno il numero di immigrati e di lavoratori transfrontalieri provenienti dai paesi della Comunità Europea. Il dibattito sul tema è molto vivace. L’esito non sembra scontato per nulla. I sondaggi più a favore della limitazione si raccolgono in Ticino dove cresce il rifiuto dei “ladri di lavoro” provenienti… dal Nord Italia.

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     Il tema gira ormai da un po’ di anni. Aveva scatenato forti polemiche la campagna anonima, “Bala i Ratt” (caccia via i ratti), del 2010 che paragonava i lavoratori transfrontalieri italiani ai ratti da cacciare da casa propria. In passato ci sono stati altri referendum per limitare le quote d’ingresso dei migranti dalla comunità europea, ma finora ha vinto sempre il “No”. Ma ora, con la crisi che colpisce molti paesi della comunità europea, soprattutto nel Canton Ticino che confina con il Nord Italia dove cresce la disoccupazione, il sentimento di timore di una invasione di immigrati italiani è molto diffuso. E non si sono fatti pregare due partiti tradizionalmente xenofobi, l’Unione Democratica di Centro) e la Lega dei Ticinesi, per cavalcare l’onda della paura e raccogliere un numero di firme sufficiente per attivare un referendum sul tema.

Il governo federale svizzero ha espresso forte critiche nei confronti di una limitazione degli ingressi dall’UE. Gli altri partiti di destra moderata e di sinistra anche. Ma l’esito del referendum non è scontato e bisognerà aspettare lunedì per capire come andrà a finire.

Bala i ratt. Campagna anonima. I ratti da cacciare di casa sono due italiani e un est europeo.

Bala i ratt. Campagna anonima. I ratti da cacciare di casa sono due italiani e un est europeo.

É «necessario regolare gli afflussi dall’estero e chiamare alla cassa i lavoratori non indigeni» titola l’UDC nel numero speciale del suo giornale di partito. «Un’immigrazione esagerata e incontrollata, tuttavia, danneggia tutti. Ci sottrae le basi del successo, della qualità di vita e della cultura.» Il che vuol dire meno lavoratori immigrati e transfrontalieri e più tasse a loro carico. Della serie: pochi ma ben spremuti. Se si cambia il nome del paese da Svizzera a Padania, il discorso è tale quale a quello del Carroccio.

Invece dall’Italia si risponde che i lavoratori immigrati non sono un danno ma «si tratta di persone che svolgono la loro professione, rendendo un servizio alla società ticinese». A parlare non è qualche esponetene di qualche centro sociale “okkupato”, è Roberto Maroni, presidente leghista della regione Lombardia. Perché in questo caso gli immigrati indesiderati arrivano per lo più dalle rive del Lago di Como e del Lago Maggiore, zone di tradizionale elettorato leghista.

Come che, le cose si vedono diversamente quando si tiene il coltello dalla parte della lama.

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