Sara Cerretelli, Operation Vote: manca l’informazione sul voto dei comunitari

Questo articolo fa parte di un dossier intitolato “Voto dei comunitari, un diritto dimenticato[Vedere tutti i contenuti del dossier]. Un dossier che in collaborazione con gli operatori del progetto “Operation Vote” cerca di stabilire quanto le amministrazioni locali e i cittadini provenienti dai paesi della comunità Europea in esse residenti sanno del diritto di questi ultimi a votare nelle elezioni amministrative e in quelle europee. Quanto si sa e quanto si fa per farlo sapere?

Aladji Cellou ha intervistato a Firenze Sara Ceretelli la responsabile per il Cospe del progetto Opertaion vote.

Firenze – È nato Operation Vote, il progetto ideato per portare alle urne il maggior numero di cittadini europei che vivono in altri paesi dell’Unione, Italia compresa. Perché nonostante il loro numero crescente in questi ultimi anni, l’inclusione dei cittadini comunitari residenti in Italia nella vita politica del paese è limitata. Fenomeno particolarmente evidente durante le elezioni locali ed europee. Ma non è tutto: la partecipazione dei cittadini “stranieri” provenienti dall’Unione europea nelle attività dei partiti politici, delle associazioni e dei sindacati è notevolmente bassa. Una tendenza che Operation Vote cerca di invertire nei paesi aderenti al progetto.

Sara Cerretelli, la coordinatrice nazionale, spiega in questa intervista, gli obbiettivi fondamentali del progetto e il suo impatto atteso nella vita quotidiana dei cittadini europei.

 

Prospettive Altre: Cos’è il progetto Operatione Vote ?

SaraSara Cerretelli: E un progetto europeo di cui Cospe (Cooperazione per lo sviluppo dei paesi emergenti) è capofila. Cospe lavora insieme a quattro altre organizzazioni, associazioni, centri di ricerca, un ente pubblico in Austria. I paesi partecipanti al progetto sono l’Austria, la Svezia, la Spagna, il Portogallo e l’Italia. Cofinanziato dall’Unione europea. In tutti paesi, si fanno le stesse cose: sostanzialmente la campagna viene realizzata in tutti i paesi e viene fatta una ricerca sulla situazione dei cittadini europei e su come votano, quanto votano. Alla fine, ci sarà un convegno che metterà insieme tutte le esperienze a livello europeo per capire un po’ com’è andato nei diversi paesi, quali sono le realtà e anche per scambiarsi le buone pratiche per capire se è andato meglio in alcuni paesi e perché, quindi replicare le esperienze positive.

P.A.: Attivare questo progetto significa che manca qualcosa al livello europeo per quanto riguarda la partecipazione dei cittadini dell’Unione alla vita delle istituzioni?

Sara Ceretelli: Manca, prima di tutto, l’informazione. Le persone non sanno di poter votare perché gli enti pubblici non informano su questo. Noi stiamo facendo un grosso lavoro con gli enti pubblici per cercare di stimolarli… L’informazione ai cittadini è fondamentale. A molti, per esempio, stiamo dicendo di informare il cittadino nel momento in cui va a chiedere la residenza. Quando uno deve fare tutta la documentazione per la residenza, se ha tutte le informazioni e il modulo per potersi scrivere alle liste elettorali, è un passo importante, una informazione diretta e semplice senza costi aggiuntivi per l’ente pubblico. Quindi l’informazione manca. Poi, molti non sanno di poter votare; altri sanno di poter votare ma spesso c’è una disaffezione nei confronti delle istituzioni, specialmente quelle europee. C’è un grosso divario tra il cittadino europeo e le istituzioni. Molti non vedono l’interesse di farlo. Questo succede soprattutto per le europee. Per le locali, per le amministrative, è un po’ diverso perché comunque, c’è più contatto diretto con le istituzioni. Si sa che il comune fa determinate cose nell’ambito della scuola, dei trasporti e altro. Là, si vede più interesse a partecipare. Infatti, dai dati, vediamo che gli scritti nelle liste elettorali per le amministrative sono molto di più rispetto a quelli delle europee. Questo deriva dal fatto che per le europee, si può decidere anche di votare nel proprio paese. C’è la doppia possibilità: molti tornano a votare nei paesi di origine, altri invece preferiscono farlo qui, cioè dove vivono. Comunque, il tasso di partecipazione alle europee è molto più basso.

P.A.: Forse non votano perché pensano che le istituzioni dell’Unione non hanno nessun impatto sulla loro vita quotidiana…

operation-vote02Sara Cerretelli: Esatto. Non sanno cosa fa il parlamento europeo. Il parlamento europeo, diciamo, di per se, è una istituzione che non ha molti poteri; di solito decide la Commissione. Quindi la gente vede il Parlamento distante.

P.A.: Negli altri paesi come funziona ?

Sara Cerretelli: Funziona come in Italia, con la differenza che in alcuni paesi possono votare per le amministrative anche i cittadini non europei. Mentre l’Italia ha limitato questo diritto ai soli cittadini europei, in molti altri paesi come la Svezia, la Spagna, gli extracomunitari possono votare alle amministrative perché vale il concetto della cittadinanza di residenza! Cioè: uno è cittadino della città dove abita. Comunque, in linea generale, tutti i paesi prevedono che i cittadini europei possano votare per le elezioni europee. Per le amministrative, c’è questa distinzione.

P.A.: Ma i cittadini europei sono perfettamente integrati negli altri paesi dell’Unione?

Sara Cerretelli: No! Anche dagli scambi che abbiamo fatto con i nostri partner, ci sono molte differenze di situazioni. In Svezia, la situazione, evidentemente, è molto più avanti: c’è una integrazione molto più forte. Già tre mesi dopo la residenza, possono votare anche i non europei. Invece, in Spagna, in Portogallo e in Austria, la situazione è più simile a quella italiana. C’è un grosso deficit da parte delle istituzioni pubbliche e stiamo lavorando per cercare di colmarlo in qualche modo.

P.A.: Qual è la situazione in Toscana, in modo particolare?

op-votSara Cerretelli: In toscana, a livello di dati statici, vediamo che in alcuni comuni, abbiamo una percentuale di scritti un po’ più alta rispetto alla media nazionale. Questo, specialmente in alcuni casi, come ad Arezzo, deriva anche dal grosso lavoro che il comune fa con le associazioni. Abbiamo visto che nei posti dove le associazioni sono più in contatto con il comune e fanno un lavoro più stretto, questo migliora un po’ la situazione dell’informazione e della partecipazione. In Toscana, si sta facendo molto dal punto di vista della partecipazione alla vita pubblica di tutti i cittadini migranti, non solo dei comunitari, perché la Regione Toscana sta portando avanti un discorso per allargare il diritto di voto ai non comunitari. E noi, insieme alla Regione, con questo progetto, stiamo cercando di dare delle risposte.

P.A.: Ci sono speranze di arrivare a fare votare un maggiore numero di cittadini europei che vivono in altri paesi per le prossime consultazioni elettorali ?

Sara Cerretelli: Speriamo davvero di si! Nel senso che c’è anche un progetto di legge che è stato presentato, poi ripresentato recentemente in cui si cerca di estendere il diritto di voto. Certo è che, purtroppo, siamo in un periodo in cui si pensa che le priorità sono altre- Quindi non si sta troppo dietro a queste iniziative, però speranze ci sono.

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