Dalla cultura alle urne: il filo diretto Toscana Polonia

Giovani Romeni di Firenze

reymontWladyslaw Stanislaw Reymont, scrittore polacco premio Nobel della letteratura nel 1924, soggiornò a Firenze, in piazza D’Azeglio.
Ancora a Firenze, questa volta in Viale del Poggio Imperiale, il filosofo e scrittore polacco Stanisław Brzozowski visse nei primi anni del Novecento, scrivendo qui alcune tra le sue maggiori opere.
Viceversa, Antonio Corazzi, architetto livornese, mise a frutto i suoi studi e le sue capacità in Polonia, dove fu autore del Gran Teatro di Varsavia e dell’edificio del Nazionale Banco di Polonia.

Le targhe non sono solo lastre di pietra appese alla mercé dello smog delle nostre strade.Parlano, se sapute ascoltare. Quelle che vi mostro ci raccontano di un legame tra due paesi nato nel passato e consolidato nel tempo,corazzi soprattutto nel segno della cultura. Mi riferisco a quello tra Toscana e Polonia, un legame ancora esistente, che si è evoluto nel corso degli anni, sempre mantenendosi forte e saldo.Oggi, questo rapporto, si presenta con un aspetto nuovo e multiforme rispetto ai tempi andati: quello della vita degli oltre 9.900 cittadini polacchi che risiedono in questa regione (9.907 nel 2011, secondo dati Istat), una comunità cresciuta in modo esponenziale (se si pensa che nel 2003 i polacchi residenti in Toscana ammontavano a 2.148, possiamo definirla quasi quintuplicata in una decina d’anni), in cammino verso una realtà di partecipazione e cittadinanza attiva. Un percorso complesso quello intrapreso, che parte dal dialogo interculturale per arrivare alla partecipazione fattiva alla vita politica.

A parlare di questo cammino è Maria Gratkowska Scarlini, presidentessa dell’Associazione Culturale Italo Polacca in Toscana, nata ufficialmente a Sesto Fiorentino dal 1997, ma attiva sul territorio toscano fin dagli anni Ottanta. Con i suoi cento e più soci, il gruppo guidato da Maria Gratkowska, parte a sua volta di un gruppo più grande (l’Associazione Generale dei Polacchi in Italia), vanta tra le sue principali prerogative il dialogo interculturale, come lo stesso nome rivela.

“La nostra mission – ammette Maria – è quella di far conoscere alla nostra patria d’adozione, la Toscana, il nostro paese d’origine, con la sua ricchezza culturale, la sua storia e le sue tradizioni. Ma non è soltanto la Polonia del passato quella che vogliamo presentare agli italiani; vogliamo infatti mostrar loro anche la realtà della Polonia di oggi, uno stato moderno e membro dell’Unione Europea. Festeggiando con eventi aperti al pubblico ricorrenze per noi importanti, come ad esempio l’anniversario della Costituzione polacca, o quello dell’indipendenza, cerchiamo di portare qui un po’ di casa nostra, vivendo a 360 gradi il nostro esser polacchi e, al contempo, italiani, e rendendo altresì partecipi delle nostre radici i nostri amici toscani”.

Ma non è solo in nome della cultura che i membri dell’Associazione Culturale Italo Polacca in Toscana si rimboccano le maniche. “Il nostro lavoro – continua la presidentessa – si rivolge anche a tutte quelle persone polacche nuove arrivate in Italia che hanno bisogno di informazioni e sostegno per vivere al meglio il loro soggiorno o la loro permanenza. Questa attività di servizio mira anche a difendere i diritti di lavoratori e lavoratrici, talvolta calpestati, e a favorire la partecipazione di ciascuno alla vita pubblica e politica del paese, a tutti i livelli, da quello locale a quello nazionale e internazionale. Per fare di uomini e donne cittadini e cittadine consapevoli”.

E dal momento che esprimere la propria opinione nella scelta dei rappresentanti o, ancor più, proporsi come tali, è uno dei segni distintivi della cittadinanza attiva, l’Associazione presieduta da Maria Gratkowska non poteva non occuparsi della difesa dei diritti politici dei polacchi presenti in Toscana.

“In vista delle prossime elezioni amministrative ed europee stiamo lavorando già da ora alla sensibilizzazione di quei connazionali che ancora non conoscono i propri diritti in termini di elettorato attivo e passivo o che non hanno una sufficiente consapevolezza dell’importanza dell’espressione del voto”.

“Il target più a rischio in questo senso – spiega la presidentessa – è costituito dalle persone che non hanno la doppia cittadinanza italiana e polacca, ma solo quella del paese di origine. Si tratta per lo più di coloro che sono qui in Italia per motivi di lavoro e che non hanno un progetto di permanenza in questo Stato, ma hanno come prospettiva quella di ritornare in patria non appena la condizione economica e lavorativa glielo consenta”.

“Si tratta prevalentemente di lavoratori e lavoratrici – continua – che svolgono attività di assistenza e collaborazione domestica, che nella maggior parte dei casi conoscono poco la lingua del paese che li ospita e risultano essere poco partecipi della vita pubblica italiana, poco integrati, poco informati e con contatti con gli autoctoni limitati alla dimensione occupazionale”.

“Occorre rivolgersi a loro per renderli coscienti di quanto partecipare alla scelta dei rappresentati politici dei Comuni di residenza, nonché del Parlamento Europeo, possa esser importante, con effetti concreti anche sulla loro vita quotidiana”.

A questo proposito, Maria racconta dell’esperienza intrapresa dalla sua Associazione con l’adesione a Operation Vote, un’iniziativa promossa da Cospe e finanziata dall’Unione Europea che mira a promuovere la partecipazione dei cittadini dell’UE alla vita pubblica e politica dei paesi in cui risiedono.

“Abbiamo iniziato a lavorare sul tema dei diritti politici – racconta – coinvolgendo un gruppo di assistenti familiari di origine polacca che ogni settimana si riunisce a Firenze per condividere momenti di convivialità e scambio. Ho colto personalmente l’opportunità di un pranzo conviviale a cui ho partecipato per introdurre l’argomento delle prossime elezioni. Ho parlato alle mie connazionali del diritto di voto, mettendole a conoscenza del fatto che che anche loro, in quanto cittadine comunitarie, lo detengono a tutti gli effetti”.

“Non è stato facile coinvolgere un simile pubblico su argomenti di questo tipo. Nelle occasioni di ritrovo e svago – le poche che hanno a disposizione -, queste donne, lavoratrici quasi a tempo pieno, vogliono parlare d’altro. Tematiche impegnate che si allontanano dalla loro sfera strettamente personale incontrano infatti una certa resistenza. Per superare la cortina di disinteresse e distanza serve un approccio paziente, che sappia mettere in luce lo stretto collegamento che c’è tra la loro vita di tutti i giorni e la vita pubblica e politica del paese in cui vivono”.

“Nonostante le difficoltà, i primi timidi risultati sono comunque arrivati, fin da questo primo incontro – assicura -. Le mie parole, comprensibili perché pronunciate nella loro lingua materna, e la distribuzione di materiale informativo in polacco hanno infatti sortito i primi effetti sperati. Superando l’iniziale diffidenza verso certi temi, queste signore hanno iniziato a capire che il proprio contributo alla scelta dei candidati potrebbe rendere la futura politica delle città in cui vivono più favorevole alle loro condizioni. Le loro esigenze principali – prevalentemente quelle relative al lavoro – potrebbero essere soddisfatte: dalla lotta al lavoro nero, fino alla regolarizzazione delle posizioni lavorative e dei contratti”.

Una volta conosciuta la possibilità di votare e le modalità in cui farlo, intuita l’importanza di esprimere la propria preferenza, restano però numerosi ostacoli da superare prima di arrivare ad esercitare un diritto tanto importante. “Dal confronto – prosegue Maria – sono emersi un certo timore e una certa diffidenza verso gli uffici pubblici, interlocutori a cui è necessario rivolgersi per l’iscrizione alle liste elettorali aggiuntive. Questi vengono infatti visti come realtà ostili e dalla sola funzione sanzionatoria. A contribuire a questo “disincontro” ci sono la difficoltà della lingua, la paura di non capire, l’assenza o la cattiva conoscenza dei propri diritti e delle funzioni a servizio del cittadino che simili istituzioni detengono. A ciò si aggiunge la preoccupazione che gli addetti al front office possano spazientirsi e mostrarsi non disponibili a soddisfare le loro richieste”.

“Proprio per combattere questa disinformazione e questa diffidenza è importante il compito svolto da realtà e associazioni come la nostra, di cui i cittadini si fidano e da cui si sentono protetti e difesi. È per questo che ci proponiamo di seguire e accompagnare chi lo voglia presso il proprio Comune, a iscriversi alle liste elettorali aggiunte e a eseguire tutte le pratiche necessarie all’esercizio del diritto di voto”.

Tutto questo non è che un primo passo, certo, ma è da questi piccoli gesti che è necessario partire per far sì che cittadinanza attiva e partecipazione alla vita pubblica e politica entrino a far parte a pieno titolo della realtà delle comunità straniere. “Continuerò a tornare agli incontri di queste cittadine polacche, a sensibilizzarle sul tema del voto. Sono iniziative semplici, ma è questa la strada che può portare a una svolta, verso una rappresentanza fattiva della popolazione di origine straniera in Italia. Gli esempi in Europa ci sono: in Ungheria, ad esempio, è presente una minoranza polacca in Parlamento. Noi siamo appena all’inizio di questo percorso: oggi partiamo dall’elettorato attivo per arrivare domani all’esercizio di quello passivo. Solo se raggiungeremo questo obiettivo potremo arrivare a vivere in una società in cui tutti sono realmente cittadini a 360 gradi, senza differenze e distinzioni”.

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