“Comunitari alle urne?”: in provincia di Genova l’informazione c’è ma è scarsa

Questo articolo fa parte di un dossier intitolato “Voto dei comunitari, un diritto dimenticato”[Vedere tutti i contenuti del dossier]. Un dossier che in collaborazione con gli operatori del progetto “Operation Vote” cerca di stabilire quanto le amministrazioni locali e i cittadini provenienti dai paesi della comunità Europea in esse residenti sanno del diritto di questi ultimi a votare nelle elezioni amministrative e in quelle europee. Quanto si sa e quanto si fa per farlo sapere?

A Genova Domenica Canchano ha fatto una piccola inchiesta per capire come sta andando l’informazione dei cittadini comunitari residenti in alcuni comuni della Provincia.

Genova – Questa primavera sono previste le elezioni amministrative in 44 comuni della provincia di Genova. Due settimane fa sono già iniziati gli invii di lettere a tutti i cittadini dell’Unione, residenti in uno di questi comuni, per registrarsi nella Lista elettorale aggiunta ed esercitare così il loro diritto di voto sia per le elezioni amministrative sia per eleggere i rappresentanti al Parlamento Europeo.

«Le lettere sono inviate quasi a ridosso della chiusura della Lista per quelle persone che stanno eseguendo un cambio di residenza, e quindi fino all’ultimo non sanno con certezza dove votare – spiega il sindaco di Serra Riccò, Andrea Torre – . Nel nostro comune i residenti comunitari sono 59, più della metà sono rumeni, 6 sono già iscritti alla Lista aggiunta. Certo è che iscriversi è facoltativo e se il cittadino è interessato si iscrive in meno di 5 minuti, con nient’altro che la carta d’identità, poi gli viene data la tessera. Queste pratiche le effettuiamo anche il sabato».

Genova panorama (Wikimedia)

Genova panorama (Wikimedia)

La scadenza è il 24 febbraio ma c’è un’apertura ai ritardatari. «Se non è la Legge che lo impone lo faremo iscrivere anche oltre la data, ovviamente i dopo dovuti accertamenti» conclude il sindaco Torre. Dopo che l’Italia ha recepito la Direttiva del 6 dicembre 1993 – che prevede l’elettorato attivo e passivo alle elezioni del Parlamento Europeo per i cittadini dell’Unione per i residenti in uno Stato membro, senza però la cittadinanza- solo in questi ultimi anni il numero degli iscritti è aumentato, nonostante la scarsa diffusione dell’informazione a questo proposito. «Di sicuro rispetto al 2011 molto è cambiato, nella mia città Andora i comunitari residenti sono all’incirca 600, e iscritti nella Lista aggiunta siamo passati da 0 a 70 iscritti–racconta Marian Mocanu, del Movimento Europei per l’Italia-. In quell’anno iniziammo una diffusione massiccia organizzando seminari, incontri pubblici con la comunità rumena e altri comunitari. L’ideale sarebbe che la legislazione italiana preveda in maniera automatica l’iscrizione alle Liste elettorali. E non più su richiesta».

Per quanto concerne le elezioni amministrative c’è una precisione da fare: i comunitari non possono candidarsi alla carica di Sindaco e Vicesindaco. La comunità Lituana a Genova invece è una delle più piccole, tre anni fa erano una cinquantina, oggi ne sono rimasti una quindicina. « È dovuto in gran parte alla crisi e al fatto che rimanendo in Italia senza lavoro e senza la famiglia non si riesce più a mantenersi – spiega Renata Litvinaite della Comunità Lituana a Genova – . Tre anni fa iniziammo anche noi una serie di incontri e l’interesse sul diritto di voto stava aumentando. Ma ora che siamo veramente pochi, nessuno finora si è espresso sulle prossime elezioni. Devo dire che però la notizia su questo diritto non sempre ha raggiunto il dovuto livello di diffusione. Anzi, in questi anni, ci siamo organizzati noi come comunità per superare la carenza di informazione» conclude Litvinaite.

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