“Comunitari alle urne?”: in Calabria, non c’è dilemma se non si sa

Questo articolo fa parte di un dossier intitolato “Voto dei comunitari, un diritto dimenticato[Vedere tutti i contenuti del dossier]. Un dossier che in collaborazione con gli operatori del progetto “Operation Vote” cerca di stabilire quanto le amministrazioni locali e i cittadini provenienti dai paesi della comunità Europea in esse residenti sanno del diritto di questi ultimi a votare nelle elezioni amministrative e in quelle europee. Quanto si sa e quanto si fa per farlo sapere?

Meryem Maktoum ha girato vari comuni della Calabria per capire quali e quante informazioni arrivano ai cittadini europei residenti in questa area del paese.

Il diritto di voto è una grande opportunità per quella fetta di “stranieri europei” di poter partecipare alle scelte politiche della città dove vivono. Ma faccio un po’ di ricerche, sondo un po’ il terreno e mi rendo conto che solo in alcune zone c’è stata una reale partecipazione dei comunitari alle ultime elezioni, in altre città invece si ignora completamente questa possibilità. E laddove succede, il periodo pre-elezioni è caratterizzato da un processo di accaparramento voti accompagnato da promesse forse in rari casi attuabili.

Insomma mi rendo conto, che lì dove quei pochi comunitari che vanno a votare, in quelle poche zone dove si sa, lo fanno in maniera poco consapevole. Nulla a che vedere con la partecipazione attiva di cui tanto si parla, ma diventa la manifestazione di esigenze (vedi lavoro, casa, forse salute) alle quali si cerca di trovare una soluzione in seguito a quelle famose promesse.

Ma seppur volessimo tralasciare fenomeni come il clientelismo elettorale, o una partecipazione politica non ben sfruttata (certo problemi non di poca entità), cosa ne vogliamo dire della poca informazione a riguardo? Sinceramente è proprio questo che mi sconvolge. E non penso sia dovuto a qualche machiavellica strategia. Perché, per come va la politica, sarebbe sicuramente un aspetto sfruttato dai cacciatori di voti. Credo dunque sia dovuto a una vera e propria disconoscenza della legge. Questa supposizione viene rafforzata dal fatto di vedere alcuni dati: in Calabria i numeri dei residenti comunitari non è un numero da sottovalutare. Il numero totale di Comunitari ammonta a poco più di 35.000 persone. Tra i quali (vedere tabella qui sotto) emergono con largo vantaggio i cittadini romeni (23.999).

Europa Maschi Femmine Totale %
Romania 10.749 13.250 23.999 32,17%
Bulgaria 1.799 2.756 4.555 6,11%
Polonia 915 3.006 3.921 5,26%
Germania 197 528 725 0,97%
Francia 197 255 438 0,59%
Regno Unito 148 196 344 0,46%

Intervistando alcuni tra esponenti di associazioni, cittadini, attivisti, viene fuori che alcuni dei comuni che erano a conoscenza della normativa hanno cercato di sfruttarla a proprio vantaggio, altri come il comune di Corigliano Calabro avevano posto dei limiti a monte: limiti chiari e precisi all’iscrizione anagrafica, per effettuare la quale serviva non solo il contratto di lavoro ma anche l’idoneità alloggiativa. «Questo significa che il comune deve certificare che le abitazioni dove si vive rispondano ai criteri igienico-sanitari per essere idonee, scandaloso se si pensa che la maggior parte delle case del Comune di Corigliano non sono accatastate» dice Carmen Florea una delle attiviste della comunità straniera della sua città. Mi ribadisce: «Manca l’informazione sia perché le non lo fanno sapere all’immigrato (…), sia perché i media locali fanno poca informazione in questo senso».

Nella provincia di Crotone e Vibo Valentia la cosa si sa già dal 2009, dove i candidati alle elezioni hanno fatto di tutto per intercettare i comunitari che potessero votare, alcuni di questi sono stati anche inseriti nelle liste come candidati senza andare a controllare che avessero il certificato di godimento dei diritti politici nel paese di origine. In altri invece i sindaci non ne sono proprio a conoscenza ma si dicono disponibili ad attivarsi. Da parte loro i cittadini comunitari, a detta dei rappresentanti, non sono molto interessati alla partecipazione politica, molto spesso sono anche impossibilitati non sapendo dove sono i seggi elettorali, non avendo i mezzi per raggiungerli oppure perché semplicemente i loro orari lavorativi, che includono anche la domenica, non permettono loro di muoversi. Spesso votare non è assolutamente una priorità.
Ma vorrei lasciarvi con una parte di discorso fatto sempre da Carmen Florea in occasione delle ultime elezioni a Corigliano Calabro:

« […] Tanti stranieri vivono e lavorano a Corigliano, formano famiglie, mandano i propri figli a scuola, partecipano attivamente alla vita economica e culturale del Paese. Ma la loro partecipazione alla vita pubblica, politico e sociale locale e molto scarsa se non del tutto assente. [..] Bisogna promuovere la partecipazione della popolazione immigrata al voto delle elezioni amministrative perché con l’esercizio del diritto di voto si sollecita una maggior attenzione degli amministratori verso i problemi che riguardano questi cittadini e quindi anche l’attivazione di politiche adeguate.  (…)
Le esperienze e le verifiche mi consentono di affermare che i percorsi più efficaci per l’inserimento sociale si realizzano dove gli spazi partecipativi e di rappresentanza sono diffusi e reali».

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