I giovani romeni di Firenze: “Si può andare oltre”

Questo articolo fa parte di un dossier intitolato “Voto dei comunitari, un diritto dimenticato” ([Vedere tutti i contenuti del dossier]). Un dossier che in collaborazione con gli operatori del progetto “Operation Vote” cerca di stabilire quanto le amministrazioni locali e i cittadini provenienti dai paesi della comunità Europea in esse residenti sanno del diritto di questi ultimi a votare nelle elezioni amministrative e in quelle europee. Quanto si sa e quanto si fa per farlo sapere?

A Firenze, Laura Gianni ne ha parlato con RAdu Alexandru dell’associazione Giovani Romeni di Firenze.

«C’è una formula capace di includere tutti, stranieri e non, senza distinzioni, rendendoli tutti cittadini alla stessa maniera. Si tratta del diritto di voto, l’unico modo per andare davvero oltre le distanze che emarginano ed escludono.»

Ad affermarlo è Radu Alexandru, fondatore del gruppo Giovani Romeni di Firenze (Tinerii Romani din Firenze). Radu è convinto che l’unico modo per abbattere quel muro di pregiudizi costruito dall’esterno – complici i media, i politici e il qualunquismo collettivo – e rafforzato dall’interno, fatto dei “tanto le cose non cambieranno mai” di chi sceglie la passività e si accontenta dello status quo, sarebbe l’esercizio del diritto di voto da parte dei suoi connazionali residenti in Italia.

“Sarebbe”: il condizionale purtroppo è d’obbligo. Quella della partecipazione alla vita politica nazionale ed europea è infatti un’opportunità troppo spesso non colta dai cittadini e dalle cittadine della comunità romena, talvolta per disinformazione, talvolta per mancanza di interesse o speranza. È proprio per questo che il suo gruppo ha deciso di aderire al progetto Cospe Operation Vote”.

La chiave, il simbolo del Gruppo Giovani Romeni di Firenze

La chiave, il simbolo del Gruppo Giovani Romeni di Firenze

«I motivi per cui chi è venuto qui dalla Romania non va alle urne sono molti e differenti – spiega Radu -. Innanzitutto, per non commettere grossolane generalizzazioni, occorre fare una prima distinzione. Fortemente diversa è infatti la situazione delle persone giunte in Italia con un progetto di permanenza a lungo termine o di stabilizzazione definitiva e quella di coloro che sono approdati qua solo per un soggiorno temporaneo. Mentre i primi sono generalmente integrati e informati su ciò che li circonda, i secondi mostrano invece maggiori difficoltà su questo fronte. Si tratta di uomini e donne che parlano poco e male la lingua italiana, che hanno pochi contatti con ciò che non sia strettamente il proprio lavoro, spesso molto impegnativo e dagli orari massacranti, più disinteressati verso ciò che succede intorno a loro e più disillusi circa la possibilità di far sentire la propria voce nelle questioni politiche del paese che li accoglie».

Secondo Radu, sono soprattutto queste persone a non conoscere i propri diritti in tema di rappresentanza. Non sanno che basta rivolgersi all’ufficio elettorale del proprio Comune per avere in poco tempo riconosciuto il diritto al voto, a tutti gli effetti. Ma quali sono le cause di una simile situazione?

“Il problema riguarda innanzitutto l’informazione – dichiara -. È inutile che sia presente se non è confezionata nel modo giusto e rivolta nella giusta direzione. Il rischio è che finisca per disperdersi, rendendo inutile lo sforzo di chi la produce e nullo il beneficio da parte di chi ne dovrebbe fruire”.

“Per spiegare alle persone che possono votare e per illustrare loro come farlo è necessario usare un linguaggio che non sia eccessivamente formale né burocratico. Per arrivare alla gente, schiacciata dai ritmi veloci della vita e con sempre meno tempo da perdere, serve semplicità, immediatezza e anche un po’ di appeal. Non ci sono né i tempi né la voglia di decriptare messaggi incomprensibili. In primo luogo sarebbe opportuno diffondere le notizie in romeno, in modo da abbattere le difficoltà linguistiche. In secondo luogo servirebbe una veste accattivante delle notizie: chi non sa, dunque non è alla ricerca di quella specifica informazione, va cercato e attratto, in modo da catturare la sua attenzione. Usare i canali giusti è indispensabile: il web e i social network possono rappresentare un fattore moltiplicativo di conoscenze non indifferente”.

Ma non sono solo coloro che non conoscono i propri diritti politici a non votare. Vi è anche un’ampia schiera di cittadini romeni che non vanno alle urne pur sapendo di poterlo fare. “Il motivo – precisa Radu -sta in una rassegnazione di fondo data dalla convinzione – consolidata da stampa, tv e politica – dell’impossibilità di andare oltre il pregiudizio, l’esclusione, l’emarginazione, verso una vera integrazione. A dover passare è invece il messaggio per cui andare oltre si può e il voto è il modo giusto per farlo. Solo quando un cittadino italiano e un cittadino romeno avranno espresso la propria preferenza dentro la cabina elettorale potranno dialogare sentendosi veramente parte di una stessa comunità, una realtà di fatto che va oltre ciò che è scritto sui loro passaporti”.

Una decisa svolta su questo fronte potrebbe, seppur con fatica, portare all’apertura di nuovi scenari culturali e politici sia sul piano locale che nazionale. “Mentalità delle persone e prospettive della politica potrebbero cambiare se nel futuro i cittadini comunitari in Italia esercitassero i propri diritti di voto. Il tutto nell’ottica di una rappresentanza politica dei cittadini stranieri diversa da quella attuale – talvolta solo di facciata e priva di reale incidenza sulle decisioni di interesse comune -, che sia costruita dal basso e si presenti come il frutto di un verso percorso di integrazione”.

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