Torino: Residenza virtuale per i profughi. Si aspetta l’effettiva applicazione

In piene feste di fine anno, il 23 dicembre 2013, il Consiglio comunale di Torino ha votato una delibera che istituisce il diritto di iscriversi all’anagrafe con un luogo di residenza virtuale: il N°3 di via della Casa Comunale, in modo particolare per i rifugiati e titolari di protezione internazionale o umanitaria senza un domicilio stabile presenti in città.

Sono in effetti anni che i rifugiati delle varie case occupate della città lottano per ottenere questo diritto all’iscrizione all’anagrafe. Le più conosciute e le più attive politicamente di queste case sono quella di corso Chieri, e poi l’ultima in data che è anche la più importante per numero di residenti, quella conosciuta come Ex Moi, in Via Giordano Bruno.

Torino. P,zza San Carlo.

Torino. P,zza San Carlo.

La storia dei profughi di Corso Chieri è una storia che dura da anni. Gli occupanti sono in maggioranza somali presenti in città da più anni e reduci di vari programmi di assistenza che sono serviti solo a spartire ingenti somme di soldi tra i soliti giri della mala-gestione del sociale. (Di loro abbiamo parlato un anno fa in questo reportage di Murat Cinar)

Invece l’occupazione dell’ex Moi è più recente. Sono profughi della cosiddetta “Emergenza Nord Africa”. Sono arrivati quindi dopo il 2011. La maggior parte dalla Libia in guerra. Prevalentemente cittadini di vari stati africani che allo scoppio della guerra erano immigrati in Libia. Dopo circa un anno di assistenza disorganizzata con vitto e alloggio dentro strutture diverse, il 28 febbraio dell’anno scorso, in pieno inverno, hanno ricevuto 500 euro in contanti e sono stati pregati di cavarsela da soli. Dopo aver vagato per la città, con l’aiuto di alcuni movimenti e l’accordo tacito della città, hanno deciso di occupare tre palazzine di un complesso abitativo costruito ad uso degli atleti e staff che hanno partecipato alle olimpiadi invernali del 2006 e rimaste inutilizzate da allora.

Alcuni dei profughi dell'ex MOI

Alcuni dei profughi dell’ex MOI

I profughi residenti nelle case occupate, finora non hanno avuto diritto alla residenza legale nel comune e quindi rimangono in uno stato di semi-clandestinità. Il loro permesso di soggiorno umanitario gli permette di stare legalmente in Italia. Ma non essendo iscritti a nessun anagrafe, non possono avere carta d’identità, carta sanitaria… Non possono stipulare alcun tipo di contratto né di affitto, né di lavoro. Un circolo vizioso che gli tiene quindi inchiodati alla loro marginalità.

La delibera comunale torinese, adottata con larga maggioranza nonostante le proteste dell’opposizione, non fa che restituire anche a loro un diritto riconosciuto in Italia da molto tempo. In effetti una vecchia legge (la 1228/54) datata del 24 dicembre 1954, dichiara che “Nell’anagrafe della popolazione residente sono registrate (…) le posizioni relative alle persone senza fissa dimora che hanno stabilito nel comune il proprio domicilio,…”. Ma il diritto di residenza virtuale in Strada comunale (o strada del Comune), fu progressivamente escluso da vari nuovi provvedimenti fino a scomparire del tutto in molti comuni d’Italia.

profughi02«Il provvedimento è una piccola vittoria per i profughi» ci dice Mustafa Boudinar del comitato di sostegno ai profughi dell’Ex-Moi, ma non si potrà verificarne l’effettiva utilità che quando si comincerà ad usarla. «Saranno le modalità di applicazione a chiarire se la delibera è stata varata per dare finalmente una risposta al problema, oppure solo pro forma, per far vedere che «si è fatto qualcosa» dopo anni di richieste, proteste, petizioni, ma in realtà per continuare a limitare il più possibile l’accesso ai servizi sociali da parte dei “beneficiari” del provvedimento.»Scrive la redazione di “Migranti Torino”, bollettino d’informazione online della pastorale migranti.

Nel cortile dell’Ex Moi, domenica 5 gennaio c’è stata una festicciola, in presenza della formazione musiciale MCCS (Maksim Cristan e Daria Spada) per marcare il punto e festeggiare insieme. Ma l’aria non era proprio all’euforia.

«Questo problema anche se si risolve effettivamente, è solo una goccia in un mare di problemi. Poi rimangono tutti gli altri problemi. A cominciare da quello cruciale del lavoro.» Aggiunge Mustafa.

 

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