Leggenda del calcio albanese, ora corre per salvare vite

Safet Berisha in Albania è una leggenda del calcio. Ha giocato con il Partizani di Tirana e molte partite anche con la nazionale albanese di calcio, per ritirarsi dal calcio all’età di 33 anni nel 1982. Sono memorabili le sue presenze anche a livello internazionale, dove ha partecipato alle eliminatorie di Champions e Mondiali. Oggi ha 64 anni, padre di due figli sui 30, vive e lavora ad Arezzo, in un settore dove, come nel calcio, la precisione e la velocità sono molto importanti; guida le ambulanze della Misericordia di Arezzo, che rispondono al 118.

Prospettive-Altre: Quando ha cominciato a giocare a calcio?

Safet Berisha, insieme all’allenatore della nazionale calcio albanese Loro Boriçi, al centro, mentre vengono intervistati da due giornalisti tedeschi prima della partita Germania – Albania (1971).

Safet Berisha, insieme all’allenatore della nazionale calcio albanese Loro Boriçi, al centro, mentre vengono intervistati da due giornalisti tedeschi prima della partita Germania – Albania (1971).

Safet Berisha: Ho cominciato da giovanissimo, prima con la squadra Lokomotiva di Durazzo, dove poi Loro Boriçi, leggendario allenatore albanese, mi notò e mi prese a giocare con sé al Partizani, una delle squadre della capitale albanese. Al Partizani sono rimasto a giocare per quasi 14 anni e durante quegli anni abbiamo vinto lo scudetto, la coppa d’Albania e anche il titolo di campioni di una sorta di “Champions League balcanica”.

P.A.: In quegli anni era impossibile uscire dall’Albania. Quale era l’impatto con l’estero quando giocavate fuori?

S. B.: Si, ho giocato per quasi 20 partite con la nazionale di calcio albanese, della quale nei miei ultimi anni di carriera ero anche capitano. Andare fuori era complicato e diventava per noi anche fonte di preoccupazione, perché ad ogni rientro c’era una sorta di controllo anche su di noi calciatori, per evitare influenze straniere. Le partite internazionali mi hanno dato grandi opportunità. Ho giocato contro giocatori come Rummenigge, Beckenbauer, e molti altri campioni di allora. È un po’ come giocare oggi contro Messi e Ronaldino.

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Safet Berisha insieme al famoso giocatore tedesco Rummenigge in occasione della partita Albania – Germania nel 1981 a Tirana.

P.A.: In Albania, ancora oggi, i tifosi nutrono per lei un profondo rispetto e un ottimo ricordo. Come mai che haiì lasciato il calcio mentre era ancora in forma?

S. B.: All’epoca in Albania anche il calcio, come tutte le altre cose, era politicizzato. Il calcio era molto seguito ed era uno dei pochi svaghi che le famiglie avevano a disposizione. Non a caso infatti gli stadi erano sempre stracolmi di persone e moltissime famiglie. Una bella atmosfera, rispetto ad oggi. I dirigenti del regime di Hoxha, che ha dominato il paese per oltre 45 anni, pensavano che dopo alcuni anni i giocatori andassero cambiati per non annoiare i tifosi. Fu cosi che mi fecero ritirare dalla carriera.

P.A.: Poi com’è successo che è venuto ad Arezzo?

S. B.: Diciamo che sono stato molto fortunato. Nel 1992 sono potuto venire in Italia con un contratto regolare di lavoro e mi sono stabilito a Bari, dove guidavo gli autobus. Sono rimasto lì per oltre 6 anni. Nel 98 un conoscente mi aiutò a venire ad Arezzo, dove ho cominciato a lavorare per la Fraternità della Misericordia, dove guido le ambulanze del 118.

Safet Berisha, quinto in alto a destra, con la squadra Partizani, campioni d’Albania nel  1978.

Safet Berisha, quinto in alto a destra, con la squadra Partizani, campioni d’Albania nel 1978.

P.A.: Come si trova a guidare ambulanze?

S. B.: Mi trovo molto bene, e lo dimostra il fatto che ormai sono qui da molti anni. Devo dire che il metodo e la disciplina del calcio di una volta, aiutano ad essere dei bravi lavoratori ovunque.

P.A.: Segue ancora il calcio in generale e quello albanese in particolare?

S. B.: Seguo il calcio, e non potrebbe essere altrimenti. Mi piace guardare la Serie A italiana e la “Champions”. Ovviamente mi informo anche del calcio albanese e mi dispiace che oggi non sia a livelli come quelli di una volta. Spero molto che le cose migliorino e che gli stadi in Albania possano diventare luogo dove le famiglie possano andare per divertirsi e non solamente territorio di tifosi e ultrà.

P.A.: Come si trova ad Arezzo?

S. B.: Arezzo è una città molto tranquilla e con una qualità della vita alta. Negli anni ci sono stati momenti difficili a causa dei molti pregiudizi che accompagnano noi albanesi, ma dopo tutti questi anni che vivo qui, posso dire senza esitazione che mi trovo bene. Chiaramente ho lavorato sodo per meritarmi fiducia e rispetto e i risultati sono buoni.

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Safet Berisha con Bruno Pezzy, giocatore dell’Austria e dell’Inter, nel 1974 a Tirana.

P.A.: I suoi figli hanno seguito le tue orme?

S. B.: No, loro (uno di 33 e uno di 35 anni) fanno lavori diversi. Uno lavora in una pompa funebre e l’altro ha una piccola ditta di trasporto. A loro però ho cercato di trasmettere comunque la passione, e per quanto possibile ho cercato di insegnargli la cosa principale; lavorare onestamente e con impegno.

P.A.: Ha mai pensato di allenare?

S. B.: In Albania non ho mai pensato perché penso che non sempre un bravo calciatore sia anche un bravo allenatore. Io sono stato per moltissimi anni un bravo difensore centrale. Quando sono stato a Bari ho allenato per un po’ di tempo una squadra di ragazzini, più per passione che per lavoro. Mai dire mai però, chissà che non possa essere d’aiuto a qualche squadra giovane, quando sarò in pensione.

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