Dossier: Voto dei comunitari, un diritto dimenticato

[Cliccare qui per vedere tutti i contenuti del dossier]

Qualche anno fa -ora molto meno- si parlava tanto di diritto di voto alle amministrative per gli immigrati. Come spesso succede quando si parla di qualsiasi diritto degli immigrati, subito si creano squadre opposte e la riflessione seria lascia posto a volgari cori di tifoserie. Chi considera che questo diritto sarebbe la panacea per tutti i mali degli immigrati e chi invece considera che sarebbe la chiave per la rovina definitiva dell’Italia. E chi più ne ha più ne metta. Intanto, si sa che l’obiettivo non è risolvere qualche problema vero ma solo fare spettacolo.

operation-vote

Cliccare sull’immagine per vedere tutto l’archivio del dossier

La realtà è che già metà degli immigrati residenti in Italia hanno il diritto di votare alle elezioni locali e regionali e alle elezioni europee. E niente di quello paventato dai due campi è successo, né si sono risolti tutti i problemi degli immigrati, né è venuto giù il cielo (o almeno metà di questo) sulla testa dei “bravi italiani”.

Grazie a una vecchia normativa europea, i cittadini provenienti dai paesi della comunità Europea e residenti in un altro paese membro della UE hanno di fatto il diritto di votare alle elezioni locali, regionali e per le europee. L’unico problema è che né i cittadini né le istituzioni, garanti dell’accesso di tutti a questo diritto/dovere di cittadino, sembrano esserne veramente al corrente. Meno del 10% dei comunitari residenti in Italia è iscritto alle liste elettorali.

È una vecchia legge quella di cui si sta parlando: la direttiva europea 94/80/CE, recepita in Italia con il decreto legislativo n. 197 del 12 aprile 1996. Stiamo parlando di 8 anni fa. E invece i livelli di partecipazione rimangono dei più bassi nella maggior parte dei paesi dell’Unione.

Alcune Ong europee hanno deciso di agire per cercare di invertire la tendenza. Operation Vote è un progetto europeo di cui Cospe (Cooperazione per lo sviluppo dei paesi emergenti) di Firenze è capofila.  «Cospe lavora insieme a quattro altre organizzazioni, associazioni, centri di ricerca, un ente pubblico in Austria- dice Sra Ceretelli responsabile del progetto, nell’intervista concessa al nostro Aladji Cellou-. I paesi partecipanti al progetto sono l’Austria, la Svezia, la Spagna, il Portogallo e l’Italia.»

Cofinanziato dall’Unione europea. Il progetto è sostanzialmente un progetto di ricerca per capire quanto votano i cittadini europei (non nazionali) residenti nei 5 paesi coinvolti, quali ostacoli ci sono alla partecipazione e quali buone pratiche sarebbero da istituire per rendere effettivo il diritto di voto di queste fasce di popolazioni.

In questo momento si avvicinano le elezioni europee del 25 maggio 2014. Alle elezioni europee, i cittadini europei residenti in un altro paese della Comunità hanno due scelte: votare per i candidati del paese ospitante presso il loro comune di residenza o votare per i candidati del loro paese di origine presso una sede consolare. Le iscrizioni alle liste elettorali presso i comuni di residenza sono aperti fino al 24 febbraio. Le amministrazioni locali hanno il dovere di informare i propri residenti di questo diritto, delle modalità e dei tempi per renderlo effettivo.

Insieme agli operatori di Operation vote, come Prospettive-Altre, abbiamo deciso di seguire questa questione in giro per l’Italia: Calabria, Roma, Toscana, Provincia di Genova, Torino… per capire come la stanno gestendo le amministrazioni locali, obbligate secondo la normativa ad informare le popolazioni residenti sul proprio territorio, e come la vedono invece i cittadini e le associazioni di cittadini provenienti dai paesi comunitari. Inchieste, interviste, reportage audio, video interviste, riflessioni. Tutto per capire lo stato di un diritto che molti hanno ma non sanno di avere.

———————————————————-

[Vedere tutti i contenuti del dossier]

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *