Cosenza. Quando la casa non è un optional

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Sabato 18 dicembre, ore 15:30 viene occupata l’ex sede della Banca d’Italia a Cosenza in Calabria, gli occupanti sono 100 persone circa, tutti cosentini (nativi e immigrati), il fine è mandare un forte messaggio di dissenso contro l’inadeguatezza delle politiche comunali in merito all’emergenza abitativa. Quello di sabato è stato intanto un chiaro gesto simbolico, durato solo qualche ora e a seguito del quale vi è stato un corteo di protesta che ha attraversato le vie principali della città, fino ad arrivare all’Istituto Canossiano, da qui il gruppo parte e qui vi fa ritorno , e il motivo è semplice: attualmente l’edificio è adibito ad abitazione per molti dei manifestanti. Quest’ultimo a sua volta è stato occupato qualche mese fa, la causa? Sempre la stessa: è la soluzione temporanea per quelle persone, di cui molte famiglie con bambini, che altrimenti sarebbero destinate a vivere per strada non avendo nessun’altra alternativa.

Questo non solo perché per tanti, la maggioranza, la possibilità di poter accedere alle case popolari è pressoché remota, ma anche perché nonostante la palese situazione di emergenza abitativa, il Comune non riesce a, o meglio non vuole, muoversi per adottare le adeguate misure per garantire un tetto laddove ci sono delle forti situazioni di disagio, non fosse altro per tutelare quei minorenni che fanno parte delle molte famiglie in difficoltà.

«L’iniziativa parte nell’ambito della mobilitazione nazionale dei movimenti per il diritto alla casa, che ha previsto l’organizzazione di occupazioni di edifici che sono prevalentemente pubblici o di diritto pubblico» mi dice uno dei membri del comitato cosentino, il quale mi spiega che l’obiettivo «aldilà del gesto simbolico di oggi, il fine ultimo è quello di poter trovare una soluzione”, a quelle persone che sono a rischio perché soggetti a sfratti, o a pignoramenti della casa perché non più in grado di pagare il mutuo, gli affitti alti, case popolari assegnate senza i giusti criteri o comunque non più assegnabili perché a detta del comune esaurite, a tutto questo fa da sfondo precarietà, disoccupazione, utenze di prima necessità troppo care e altro ancora. Ma aggiunge: “per trovare questa soluzione l’obiettivo del nostro agire non potrà più essere circoscritto e diretto alla sola provincia di Cosenza ma sarà rivolto direttamente alla Regione Calabria, perché è alle Regioni che arrivano i fondi governativi che dovrebbero essere stanziati per sopperire al problema».

Mi pare che la situazione è chiara, è ovvio come al continuo immobilismo delle istituzioni non possa che esserci la risposta della disperazione, finché manca la loro reale volontà di risolvere il problema casa, l’unica risposta possibile è certamente quella dell’azione diretta, dell’organizzazione dal basso dei nuclei familiari, gruppi, individui che non hanno altra scelta se non di muoversi per riappropriarsi di edifici, che restano vuoti ed inutilizzati per anni, per sopperire alle esigenze, o meglio all’ESIGENZA, e al DIRITTO di abitare dignitosamente. E a tutela di questo non esiste principio di legalità che possa essere tirato in ballo per contrastare un’occupazione per il diritto a un tetto, alla dignità.

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