Ucraini a Genova: solidarietà con gli insorti di Euromaidan

Ieri (domenica 26/01/2014) a Genova, presso la chiesa di Santo Stefano si sono riunite decine di cittadini ucraini, per pregare, per incontrarsi ma anche per parlare degli ultimi avvenimenti politici e per portare solidarietà a chi in queste ore sulle principali piazze del paese d’origine sta lottando per una Ucraina migliore.

Ucraini presso la chiesa di S. Stefano.

Ucraini presso la chiesa di S. Stefano.

Nella Casa Ucraina – l’edificio pubblico che si trova nel centro di Kiev, occupato tra sabato e domenica dai manifestanti antigovernativi – c’è anche Alexie, un ragazzo di 38 anni, che sta sacrificando la sua vita per costruirsi un futuro democratico. Zoya, emigrata a Genova da diversi anni, lo ha visto nascere ed è la sua madrina di battesimo. Non si sentono da ormai tanto tempo ma racconta di essere in contatto telefonicamente con i genitori del giovane, anche due volte al giorno. “Lo hanno sentito sabato sera, è riuscito solo a dire di non preoccuparci che appena poteva avrebbe telefonato di nuovo ma non basta sapere che sta bene, vorremmo che questo finisse”.

genova-ucraina-005È una domenica di sole a Genova e nella chiesa di Santo Stefano, nel cuore della città, si riuniscono per la messa almeno duecento ucraini, una comunità che a Genova supera le mille unità ed è composta principalmente da donne. Mamme, mogli, sorelle, parenti, amici che in questi giorni stanno vivendo ore d’ansia.

L’Ucraina -raccontano gli emigrati- sta vivendo un’ondata di manifestazioni che non si era mai visto dai tempi della Rivoluzione Arancione del 2004.

«I giovani che oggi sono in piazza sono quelli del 2004. Il mio Alexie anche allora c’era. Sono giovani esasperati perché la nostra è una nazione che non cresce, non si sviluppa. Noi siamo emigrati perché volevamo qualcosa di diverso per i nostri figli. In Ucraina invece uno stipendio medio è di 200 euro al mese. Gli abbiamo fatti studiare ma come possono vivere con uno stipendio così basso?».

C’è chi crede che tutto questo probabilmente non sarebbe successo se il 21 novembre 2013 il presidente Viktor Janukovič non avesse dato le spalle all’Europa, rinunciando alla firma dell’accordo di associazione con l’Ue al vertice sul Partenariato orientale di Vilnius in Lituania.

«Il Paese poteva dare una svolta. Janukovič ci fece credere che avrebbe firmato l’accordo, per poi cambiare idea. Tutti rimanemmo sgomenti, non ce lo aspettavamo» racconta Oleg, responsabile del gruppo genovese di sostegno alle vittime delle manifestazioni in Ucraina. E spiega: «Abbiamo attivato una raccolta beni di sostegno alle vittime delle manifestazioni nella piazza di Kiev. Mandiamo coperte termiche, cassette di pronto soccorso, tè, limoni, maschere respiratorie, caschi e indumenti caldi. È già partito un pulmino carico di questa roba. Il popolo ucraino ha bisogno di noi. In questi giorni non solo a Genova ci si mobilita ma anche in altre città italiane».

Il fermento nelle piazze di Kiev si mantiene ai massimi livelli, e la rivolta si è allargata in molte altre città, da nord a sud, da est a ovest. I manifestanti antigovernativi chiedono le dimissioni delle autorità locali. Secondo quanto si apprende dalla stampa internazionale, la polizia ha risposto con bombe a gas, lacrimogeni, e proiettili di gomma. Fonti non ufficiali parlano di 4 morti. Ma i manifestanti non fanno retromarcia e – nonostante le basse temperatura di questi giorni che arrivano anche a meno 20 gradi – continuano ad avanzare occupando i palazzi del potere.

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Genova, dicembre 2013. Manifestazione di sostegno a Euromaidan

«Janukovič sta tentando di tutto ma il popolo è deciso a mandarlo via e chiede nuove elezioni – racconta Olga, da 14 anni in Italia – . Quando il 30 novembre i giovani manifestarono per la mancata sigla di partenariato economico con l’Unione Europea, furono brutalmente attaccati, il giorno dopo scesero anche i genitori. Cosa chiediamo? Ora non si tratta più di entrare o meno a far parte dell’Europa, quello che vogliamo è cambiare presidente, questo governo corrotto è sempre più autoritario. Sembra di vivere come nel dopoguerra, ma ci sono buone speranze per il futuro» conclude Olga. Già perché «il peggio lo stiamo vivendo ora» aggiunge Oleg a margine della messa, nei locali sottostanti la chiesa di Santo Stefano. «Si vorrebbe dividere il paese – dice sempre Oleg mentre apprendiamo la notizia che l’opposizione ha rifiutato la proposta di Janukovič di formare un nuovo governo – . Non è solo il movimento Euromaidan ad essere sceso in piazza ma è il popolo ucraino. Per noi è importante l’integrazione con l’Ue, per i diritti, per migliorare l’assistenza medica, perché si aprirebbero altri mercati finanziari, e per la democrazia».

Cosa accadrebbe se l’Ucraina entrasse a fare parte della Comunità Europea, quali sono i pro e i contro dell’integrazione, sono temi che già sta affrontando la comunità ucraina, dopo la messa di domenica, nei seminari informativi organizzati dalla stessa comunità.

«Proiettiamo servizi giornalistici, reportage dove si raccontano gli avvenimenti di queste ore. Inoltre manteniamo i contatti direttamente con le persone che si trovano in piazza ma anche con i familiari. Purtroppo in Italia c’è molta disinformazione, danno notizie tramandate da altri mezzi di informazione ma non vanno direttamente alla fonte» conclude Oleg.

«C’è timore però che si interrompano le comunicazioni – aggiunge Andriy, 22 anni, vice responsabile della comunità ucraina a Genova – . C’è una rivolta ma abbiamo paura della guerra. Noi però non sappiamo contro chi si farebbe questa guerra. Non c’è neanche un leader dell’opposizione. Qualcuno c’è ma non è ufficiale, non è della piazza. Sappiamo solo che le leggi approvate recentemente sono anticostituzionali».

Genova, dicembre 2013. Manifestazione di sostegno a Euromaidan

Genova, dicembre 2013. Manifestazione di sostegno a Euromaidan

Catherine è una mamma a cui si riempiono gli occhi di lacrime quando parla dei giovani rimasti in Ucraina. «In questi giorni sono spariti alcuni ragazzi, abbiamo paura che siano stati rapiti. Molti di loro sono finiti in carcere per aver manifestato. Questa non è vita, ci sembra di vivere come a Leningrado, quando c’era la guerra».

Per Natale qualcuno riuscì a tornare a casa, come Alexie. «Dopo tre giorni però tornò in piazza. -racconta Zoya- Disse ai suoi che non poteva abbandonare i suoi amici, da allora si fa sentire sempre più raramente».‬‬‬

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Altre notizie su Auromaidan: Leggere qui l’intervista a Marina Sorina, scrittrice ucraina, che spiega la genesi della protesta di Euromaidan.

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