Recensione: film “Sanperè! – Venisse il fulmine”

Sanperè- Venisse il fulmine“Sanperè! – Venisse il fulmine” vortica intorno ad un giovane, Diarra, che risiede presso un centro di accoglienza in zona Carmagnola, in Piemonte. Sin dai primi minuti del documentario vediamo Diarra con i suoi amici parlare di varie tematiche; le ragazze, le differenze culturali, il lavoro, il futuro, il razzismo, la politica ed anche le loro storie di vita. Questo inizia a mostrare quanto ci sia da raccontare oltre alle storie di viaggio della speranza, dolori e miserie dei profughi dell”Emergenza Libia/Africa” che, sì, occupa comunque chiaramente una posizione centrale in questo film, sebbene mai con lacrime e grida. La regista, Francesca Frigo, non interviene nei dialoghi tra Diarra ed i suoi amici, le parole viaggiano tra un discorso e l’altro ed inevitabilmente si arriva anche alle tematiche forti come i viaggi che hanno dovuto affrontare queste persone, prima e dopo che la guerra scoppiasse in Libia. Per la maggior parte in Libia per lavoro, sono dovuti scappare per molte ragioni che però non vengono enumerate nel film, quasi che per la regista fosse un argomento già ampiamente sviscerato altrove. Per questo il passato resta tangibile, è chiaro, ma lascia spazio alla quotidianità di queste persone come a ribadire la loro “normalità”, sottolineando elementi come, ad esempio, i pregiudizi degli Africani francofoni nei confronti degli Africani anglofoni. La regista ha seguito Diarra ed i compagni per un periodo di lunga permanenza presso i centri di accoglienza, sino allo sgombero dai centri con tanto di assegnazione di 500€ a ciascun rifugiato. Questo è uno dei momenti del film che non passa come dato di cronaca. Diarra ed i compagni, parlando tra loro, avevano più volte discusso in merito alla situazione precaria in cui si trovavano, una sorta di trappola del sistema assistenzialista, e di come questa sorta di “buonuscita” non avrebbe risolto i loro problemi, benché per alcuni, nonostante le critiche, risultasse l’unica valida soluzione in quel momento. “Sanperè: Venisse il fulmine” si conclude con una breve ma chiara didascalia che illustra la situazione attuale e l’approccio del Governo dell’epoca nei confronti di questo: una volta consegnati i 500€ ed un permesso di soggiorno, anche a coloro che avevano ricevuto il diniego, il Governo aveva pensato di poter ritenere chiusa l”Emergenza Libia/Africa” ma la regista specifica che la maggior parte dei rifugiati, dopo aver provato a lavorare in altri paesi dell’Unione Europea sono dovuti rientrare in Italia date le caratteristiche del permesso di soggiorno che avevano, che non permetteva loro di lavorare all’estero. Alcune di queste persone sono finite nella “Guantanamo” di Saluzzo, dove per qualche mese dell’anno hanno raccolto dei frutti in condizioni di sfruttamento ormai palesi.

Scheda:

Sanperè! – Venisse il fulmine. Un film di Francesca Frigo. Produzione: BabyDoc Film. Italia 2013.

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