“Cittadinanza è partecipazione”. Intervista a Jama Musse Jama

Jama Musse Jama, matematico di professione e scrittore per passione, si definisce un cittadino e uno scrittore italiano di origine somala. E’ nato nel 1967 in Somaliland, paese dove, sotto dittatura, ha trascorso parte della gioventù; dall’inizio degli anni novanta si è trasferito in Italia e precisamente a Pisa, città in cui ha completato i suoi studi universitari e dove ancora vive e lavora. Ha scritto diverse pubblicazioni sui giochi tradizionali somali, in cui esprime il suo profondo interesse per l’etnomatematica, ma anche libri di carattere politico, in particolare sulla situazione dei diritti umani nel suo paese di origine.  Nel 2007 il suo libro “Gobannimo bilaash maaha”(“La libertà non è gratis”) è stato premiato dalla Somaliland Writers Association come miglior libro dell’anno in lingua somala.

“Cittadinanza è partecipazione”, presentato di recente al Pisa Book Festival, è il suo nuovo libro in cui racconta le emozioni, la lunga attesa per ottenere la cittadinanza italiana e, con essa, il diritto al voto, del suo primo voto democratico…“sedici anni in cui ha studiato e lavorato, sedici anni in cui s’è costruito una famiglia … sedici anni vissuti in una democrazia … credendo nella partecipazione attiva dei cittadini, pur essendone escluso.”

Prospettive Altre: Cosa ha rappresentato per te l’ottenimento della cittadinanza italiana, un percorso durato ben sedici anni che nel tuo libro intitoli: “Sedici anni da non cittadino”?

In una parola sola direi invisibile. Perché vivere in un paese e non essere cittadino, vivere da non cittadino, vuol dire invisibilità totale. Per sedici anni ho vissuto in questo paese e, in particolare nella città di Pisa, nella invisibilità totale per quando riguarda i diritti, ho dovuto solo osservare dei doveri, come è giusto che sia, però è giusto avere anche dei diritti.

Prospettive Altre: E della tua “prima” volta al voto? Quali ricordi hai di quel giorno, del seggio numero 63?

Emozione, anche con un senso di rabbia. Quella prima volta che ho imbucato nel seggio 63, sicuramente l’ho fatto con una certa riflessione ed emozione fortissima come racconto nel mio libro, però anche con un senso di rabbia… dire finalmente sì anche io posso fare e lo voglio fare con gusto e con coscienza. Rabbia, perché sentivo colleghi, amici, anche studenti dire: “non vado a votare perché tanto la politica è quella che è, non cambia niente”. Quindi, la rabbia, in questo senso, con qualcuno che aveva e ha il diritto e la possibilità di fare che però non ha voglia di fare. In qualche modo emozione fortissima però dovuta anche a questa rabbia interna.

Prospettive Altre: Il tuo impegno nelle politiche dell’immigrazione risale alla tua partecipazione alla consulta provinciale dell’immigrazione di Pisa. Purtroppo oggi in Italia ci sono molti tavoli dell’immigrazione senza immigrati…Perché?

jama-musseIn questi ultimi vent’anni qualcosa è cambiato e fortemente in Italia. L’argomento immigrazione è in qualche modo un argomento che si vende bene sia in senso positivo che negativo, un argomento spesso usato dalla politica. L’immigrazione è stato considerato a lungo come sinonimo di degrado, delinquenza, cose che hanno portato una certa diffidenza nella popolazione italiana nel confronto del concetto di immigrazione. Dall’altra parte c’è chi con delle belle parole dice di promuovere il discorso della cittadinanza nei confronti dell’immigrazione, però di fatto, fa ben poco. Quindi da entrambi i lati ci sono dei problemi, però quello che ha causato quello che hai sottolineato è chi per vent’anni ha utilizzato l’immigrazione come un arma con cui combattere.   

Prospettive Altre:  Diverse proposte giacenti oggi nel Parlamento italiano hanno come oggetto la concessione dell’elettorato attivo e passivo per gli immigrati residenti di lunga durata. Pensi che ci sia ancora questa volontà oppure che si tratta di una questione puramente politica?

Per ora i fatti non li vediamo. Sicuramente ci sono molte persone che ingenuamente vogliono promuovere secondo me questo senso giusto della cittadinanza, però finora quello che abbiamo visto, con tutta onesta, è soltanto una propaganda, stiamo ancora aspettando i fatti. Vedo che anche nella situazione attuale, dovuta all’emergenza che l’Italia sta attraversando, la cosa che sembrava abbastanza ovvia, e cioè il discorso della cittadinanza ai bambini nati in Italia, sta diventando un problema secondario ma che secondo me poteva essere una grandissima opportunità per questo paese.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *