Wen Long ai cinesi d’Italia: questa è casa nostra

Di recente sul “Corriere della sera” è stato pubblicato un articolo di Dario di Vico sulla “lettera aperta ai genitori cinesi” di Sun Wen Long, membro di Associna, pubblicato e già largamente condivisa sul web.

 Wen Long. Foto: Associna

Wen Long. Foto: Associna

«Mio nonno Giuseppe arrivò in Italia nel 1957, dopo aver passato un anno a Hong Kong quando ancora era illegale uscire dalla Cina. Prima ancora di lui suo fratello Umberto sbarcò a Venezia nella metà degli anni ‘30. Entrambi hanno passato più di 40 anni qui in Italia. Sono tornati almeno una volta in Cina prima di morire. Potevano tranquillamente decidere di rimanere là ed avere la tomba lì, sulle montagne di Qingtian, però entrambi hanno deciso di concludere la loro vita a Bologna, dove hanno addirittura comprato le tombe per tutta la famiglia. Avevano la possibilità di tornare in Cina ed invece hanno scelto di rimanere a Bologna dove con i loro figli, nipoti ed amici passavano le serate a giocare a Mahjong, dove hanno costruito una vita, la loro vita.

Mio nonno Giuseppe ha semplicemente pensato che una tomba in Cina, sarebbe stata piena di polvere e con dei fiori freschi ogni tanto in un anno. Qui invece posso pregarlo ed onorarlo quando voglio, perché è qui che abbiamo messo radici io e la mia famiglia».

La lettera, attraverso il racconto personale di Sun Wen Long, è un esplicito invito non solo ai giovani ma soprattutto ai loro genitori, cinesi di prima generazione, ad inserirsi nella società, a sentirsi parte viva e attiva del paese. In questo modo forse le barriere e i conflitti più aspri, quelli tra adulti, potranno sfumare fino a diventare un lontano e brutto ricordo. Un invito e un obiettivo che da sempre ha cercato di raggiungere Associna, l’associazione dei cinesi di seconda generazione, e per tale ragione Sun ha deciso di farne parte.

Come racconta Wen Long la sua storia è simile a tante altre realtà in Italia. Ciò nonostante, benché i primi cinesi siano giunti in Italia più di 60 anni fa, portando con sé generazioni di “immigrati”, in questo nostro Paese non basta a rendere chiara e condivisa l’idea che “gli occhi a mandorla” del mondo d’oggi non fanno tutti parte di una sola e specifica cittadinanza.

«Ho voluto condividere parte della mia vita/pensieri con voi perché credo che i figli, nati e/o cresciuti in Italia siano veramente il cambiamento e ponti d’incontro tra la comunità cinese e la società italiana.

Io sono nato in Italia, ho scelto a 18 anni di diventare cittadino italiano ma non rinnego le mie origini cinesi come leggo da alcuni dei vostri commenti. Sono italiano e ho scelto di attivarmi nel volontariato all’interno di Associna proprio per avvicinarmi maggiormente alla comunità cinese. Interveniamo nelle mediazioni con le istituzioni italiane, nella tutela della comunità cinese in situazioni difficili, nel dialogo tra le culture perché credo che dal confronto nasca una società migliore, società in cui noi viviamo, società che continua a cambiare e società che lasceremo ai nostri figli, nipoti e pronipoti». Aggiunge in un secondo intervento.

Malgrado la buona volontà di Wen Long, non sono mancate critiche e opinioni scettiche a riguardo, ma questo Wen long lo aveva già calcolato. Esporsi, alzarsi e “gridare” la propria opinione comporta conseguenze positive e negative, spetta al lettore decidere se mantenere o cambiare prospettiva.

 

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