Repubblica Dominicana: la corte costituzionale sentenzia il razzismo di stato.

Le estreme destre di tutto il mondo la sognavano da anni, una legge così, la corte costituzionale dominicana l’ha fatta. Una sentenza proclama l’annullamento della cittadinanza a tutti le persone originarie dalla vicina Haiti. Questo è il contenuto della misura legale emessa nella metà più ricca dell’isola di Hispaniola che fa discutere il mondo intero nelle ultime settimane.

El Conde. Via pedonale di Santo DOmingi. Foto: Roberta Lazzeri (fonte Wikimedia)

El Conde. Via pedonale di Santo DOmingi. Foto: Roberta Lazzeri (fonte Wikimedia)

Haiti e la Repubblica Dominicana sono due minuscole repubbliche che si dividono la seconda isola più grande, dopo Cuba, del mar dei Caraibi: Hispaniola. La più piccola, a est, Haiti, è povera, caotica, martoriata da guerre civili e calamità naturali. L’ultima in data, il terremoto del 2010, ha raso al suolo buona parte del territorio. La seconda, leggermente più grande, a ovest, La Repubblica Dominicana, è più benestante, più ordinata, grande produttrice di zucchero di canna e frutti esotici ed una ricercata meta turistica.

Come in tutte la regione, la vera popolazione autoctona è stata completamente decimata dai massacri e dalle malattie. La popolazione dell’isola, divisa dagli interessi coloniali dell’impero spagnolo a ovest e quello francese a est, è quindi composta da una minoranza di coloni europei e da una maggioranza di schiavi africani. Attraverso lo stupro delle schiave da parte dei coloni e molto più raramente attraverso i matrimoni misti, nasce anche una grande percentuale di “mulatti”. In 5 secoli di mescolamenti il confine tra bianchi, neri e mulatti è scomparso in una infinità di sfumature. Scomparasa, la frontiera, lo è nei fatti. Chi arriva nell’isola fa fatica a distinguere dove finisce un gruppo e dove inizia l’altro. Ma non lo è nella testa delle persone, in una isola dove il dittatore Rafael Leónidas Trujillo (che regnò senza condivisione sulla Repubblica Dominicana dal 1930 al 1961) si incipriava la faccia per sembrare più chiaro di quanto era veramente.

HispagnolaPer vari motivi, tra cui le frequenti guerre civili e disordini in Haiti, Santo Domingo se la cava molto meglio dal punto di vista economico. E come in ogni parte del mondo, le condizioni economiche più favorevoli, portano allo spostamento di popolazioni da una parte dell’isola verso l’altra. La migrazione haitiana fornisce soprattutto manodopera a basso costo per le piantagioni di zucchero, una delle principali ricchezze del paese, partecipando così ad arricchirlo ulteriormente.

Secondo l’ultimo censimento pubblicato dall’ufficio nazionale per le statistiche in Repubblica dominicana vivono 458.233 immigrati haitiani. Il numero di discendenti di haitiani nati nella Repubblica Dominicana è stimato a più di 200.000.

Fino alla Costituzione del 2010, lo ius soli era in vigore nella Repubblica Dominicana: tutti i bambini nati nella Repubblica Dominicana avevano il diritto di cittadinanza, tranne i figli di diplomatici e stranieri “in transito”, per un periodo non superiore a dieci giorni.

La sentenza in questione, resa pubblica il 26 settembre scorso, è stata emessa in un processo tra una cittadina, Juliana Deguis, e lo stato Dominicano. Agendo su richiesta della giovane donna, nata nel 1984 nella Repubblica Dominicana da genitori haitiani, alla quale è stata negata una carta di identità, la Corte Costituzionale ha stabilito, dando torto a Juliana Deguis, che i discendenti dei lavoratori migranti “in transito” non potevano pretendere di essere di nazionalità dominicana. La Corte costituzionale ha affermato che i diritti di Juliana Deguis non sono stati violati in quanto la donna, nata nel 1984 nella Repubblica Dominicana da genitori provenienti da Haiti, era stata erroneamente registrata come cittadina dominicana. Dunque, Juliana Deguis non avrebbe mai dovuto ricevere la cittadinanza dominicana. La detta sentenza ha cambiato il concetto di presenza “transitoria” da un periodo non superiore a dieci giorni a vari decenni nel caso in cui i genitori non sono riusciti a registrarsi regolarmente. Inoltre ha allargato il problema facendo risalire l’applicabilità della sentenza a tutti quelli nati dal 1929 a oggi. Un disastro per migliaia di famiglie dominicane residenti sul territorio da due o tre generazioni, con spesso nella prima generazione qualche “vizio” nella regolarizzazione.

La corte costituzionale. Foto: acento.com.do

La corte costituzionale. Foto: acento.com.do

Le Nazioni Unite hanno espresso ” estrema preoccupazione” per la decisione della Corte Costituzionale Domenicana. “La decisione potrebbe avere conseguenze disastrose per i discendenti di haitiani nella Repubblica Dominicana , gettando decine di migliaia di loro in un vuoto costituzionale che renderebbe l’accesso senza stato privato ai servizi di base “, ha detto l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani.

Oltre al governo haitiano che ha richiamato il suo ambasciatore a Santo Domingo, molte istituzioni internazionali e molti governi del mondo hanno protestato contro questa decisione. Oltre a creare una situazione anomala di retroattività, questa sentenza contraddice quella della Corte Interamericana dei Diritti Umani (CIDH), le cui decisioni sono vincolanti per gli stati membri, che ha stabilito nel 2005 che lo status di immigrazione dei genitori non può pregiudicare il diritto alla cittadinanza dei loro figli.

Messo alle strette dalla reazione internazionale, il governo di Santo domingo nega ogni intenzione di deportare i Haitiani. Ma non mancano sui principali media, dominati dalle correnti politiche al potere, campagne di odio anti haitiano e contro la “haitianizzazione” della Repubblica dominicana. Oltre a creare la precarizzazione di migliaia di cittadini di origine haitiana, questa sentenza rischia di avvelenare ulteriormente il clima già molto pesante che regna tra questi figli di una stessa isola tanto maltrattata dalla storia.

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Qui si può leggere una lettera di protesta

contro questa legge scritta da alcuni dominicani residenti in Europa.

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  1. Pilar Reuque
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