Da minore straniero non accompagnato a parlamentare: intervista a Parid Cara

Il 23 giugno alle ultime elezioni politiche, la coalizione di centro sinistra, guidata da Edi Rama, ha vinto di larga misura. Oltre ai parlamentari riconfermati ci sono state anche numerose new entry. Tra queste, la storia del neo onorevole Parid Cara è strettamente legata all’Italia. Arrivato da minore straniero non accompagnato a 14 anni in Italia, oggi ha 36 anni compiuti, sposato e padre di due figli, neo cittadino italiano e fondatore dell’azienda CMP IMPIANTI di Bondeno che oggi fatture diversi milioni di euro. Per Prospettive l’ho incontrato a Kavaja,la città che lo ha portato in parlamento con un risultato plebiscitario , durante una pausa negli incontri che settimanalmente fa con i suoi elettori. Mi ha raccontato la sua storia, chiedendo di darci del tu.

Parid Cara con il sindaco di Kavaje Elvis Roshi

Parid Cara con il sindaco di Kavaje Elvis Roshi

Parid, quando hai lasciato l’Albania?

Erano le 3 del pomeriggio più o meno e i miei mi avevano mandato a comprare il pane. Mentre arrivavo al negozio, ho incontro un amico, Elvis, e abbiamo sentito che la gente andava in Italia perché si erano aperti i confini. Siamo partiti subito insieme con i vestiti che avevamo addosso e siamo arrivati a Durazzo. Era il mese di aprile del 1991, siamo fuggiti a Durazzo e siamo saliti a bordo della nave “Iliria”, parte della flotta del grande esodo. Avevo 14 anni.

Una volta in Italia?

Foto tratta dal film La nave Dolce

Siamo arrivati a Brindisi, approdo della maggior parte delle navi che partivano dall’Albania. Mi ricordo che all’epoca, la Regione Emilia Romagna si rese disponibile ad accogliere sul proprio territorio un gruppo numeroso di minori stranieri non accompagnati, che poi vennero sistemati in case famiglia e canoniche gestite prevalentemente da religiosi. Fu cosi che a me tocco di andare in una canonica di Bondeno gestita da Don Giorgio, in provincia di Ferrara.

Come è stato l’impatto con il nuovo ambiente?

Mi ricordo bene che era aprile. Appena arrivati ci avevano spiegato che avremmo seguito dei corsi intensivi di italiano per poi consentirci di iscriverci a scuola, agli inizi di settembre. Per me era facile imparare la lingua perché a 14 anni sei come una spugna, assorbi e impari tutto subito. Fu cosi, che alla fine decisi di iscrivermi all’ITIS Niccolo Copernico di Ferrara, dove poi mi sono diplomato nel 1996 come Perito Elettro Meccanico con 48/60. Durante quelli anni sono stato bene e ho avuto modo di fare amicizia e con tanti coetanei albanesi provenienti da altre città.

Ti mancava la famiglia?

Nonostante la libertà che ti regala lo stare da soli, alla fine mi mancava comunque la famiglia. Durante gli studi ho sempre lavorato come pizzaiolo e installatore di impianti nei fine settimana e nei mesi estivi. Quindi nel 92, un anno più tardi e dopo aver lavorato nei mesi estivi, sono rientrato per le vacanze a Kavaja, con 900 mila lire in tasca, che all’epoca erano tanti soldi (ride).

Poi, come è nata l’azienda?

Già dopo il diploma, nel 96, ho aperto la mia partita IVA. Nel 97 mi ha raggiunto mio fratello più giovane e poi altri parenti. Abbiamo messo cosi in piedi un’azienda specializzata nella costruzione di fabbriche. Abbiamo diversificato il lavoro, concentrandoci sul settore laterizio, i mangimifici, e infine negli impianti di produzione di energia elettrica. Dal 2007 abbiamo costruito oltre 50 impianti a biomasse, tra Italia e Francia. L’azienda, oggi conta 106 dipendenti.

Di dove sono i dipendenti?

Ci sono 3 italiani, tra cui anche mia moglie. Molti albanesi, rumeni, moldavi e anche un marocchino.

Avevi mai pensato che un giorno saresti tornato in Albania e tanto meno in politica?

Non avevo mai pensato che un giorno sarei ritornato in Albania e tanto meno in politica. Tra l’altro nel 2006, ero venuto in Albania per sviluppare alcuni progetti di lavoro, ma i ritardi nei pagamenti e i problemi con l’amministrazione, ha reso la cosa molto problematica. Dopo quell’esperienza pensavo che non sarei più tornato. E invece, eccomi qua, in parlamento.

Come è successo quindi che ti sei impegnato in politica?

Te lo ricordi, Elvis, il mio amico con cui ero scappato nel 91? Ecco, forse non ci crederai, ma Elvis Roshi ora fa il sindaco qui a Kavaja. Anche lui ha vissuto per moltissimi anni in Italia e nel 2011 è rientrato e si è candidato per il partito socialista qui a Kavaja. Ha vinto, dopo 20 anni che la città era governata da una coalizione di centro destra e considerata il bastione del Partito Democratico albanese, guidato da Berisha. Un po’ è stata anche colpa sua se mi sono candidato alle elezioni politiche del 2013. Sono rientrato per dare un mano nella campagna elettorale e mi sono reso conto di quanti problemi avesse la gente. Ho pensato quindi che dovevo fare di più.

Quindi?

Il leader del PS albanese, Rama, oggi premier del paese, mi ha proposto la candidatura nelle liste del PS a Kavaja. Pensava che io potessi portare un valore aggiunto al paese e soprattutto ridare speranza per il futuro ai cittadini di Kavaja. Ci ho messo 8 mesi prima di accettare la proposta. Era un passo importante perché dovevo comunque smettere di occuparmi a tempo pieno dell’azienda che gestivo insieme alla mia famiglia. Alla fine ho pensato che fosse la cosa migliore da fare e devo dire che oggi sono contento. Abbiamo stravinto in Albania e l’azienda va molto bene anche senza la mia presenza fissa.

Considerata anche la mia esperienza ho deciso che mi occuperò del settore energetico e dell’agricoltura, sperando di portare un valore aggiunto con il mio bagaglio di esperienze e conoscenze.

Tu hai anche un storia di migrazione, come molti altri albanesi. Hai mai pensato che potresti essere il loro punto di riferimento nel parlamento albanese?

Io ho avuto successo nel mio percorso migratorio. Penso che sia arrivato il momento di mettermi a disposizione della comunità tutta, e degli immigrati albanesi in Italia in particolare. Quando abbiamo organizzato a Milano, durante la campagna elettorale, un incontro di Rama con gli immigrati albanesi in Italia, abbiamo promesso loro che avremmo rafforzato i servizi e fatto il massimo per migliorargli. Io lavorerò a finché entro il primo mandato del governo questo venga mantenuto.

E in Italia hai mai pensato di fare politica?

Mi è sempre piaciuta la politica. 3 anni fa addirittura mi proposero di candidarmi a sindaco di Bondeno per una lista di centro sinistra. Il sindaco uscente che dovevo sfidare era una persona che conoscevo bene e stimavo, anche se militava nella Lega Nord. Allora ho deciso di non accettare, o forse non ero ancora pronto io per fare questo passo.

L’Italia secondo te è un paese razzista?

Credo che se uno gira il mondo, non troverà mai un paese ospitale come l’Italia. È un paese dove la gente ci ha dato veramente una mano. In questi 20 anni noi albanesi, abbiamo dato molti contributi positivi all’Italia, ma nello stesso tempo ci sono stati anche molti che non si sono comportati come dovevano. Ecco, penso che molto spesso noi scambiamo reazioni momentanee seguite a fatti negativi di cronaca, generalizzandoli all’intero sistema paese.

Per chiudere, quali consigli daresti al Ministro italiano dell’Economia per rilanciare l’Italia?

L’Italia è destinata a non crescere più e non uscire dalla recensione se non mettiamo subito in atto alcuni interventi. Io posso dire che dovrebbero diminuire drasticamente gli sprechi della politica, i costi gonfiati di molte amministrazioni, dare incentivi per l’assunzione di giovani, dismettere parte del patrimonio pubblico e abbassare le tasse alle imprese che producono. Ecco, penso che cosi si possa ripartire. Nel 2012 io ho pagato il 62%, e quindi non ho più fatto nessuna assunzione, perché nonostante lo stato sia il mio azionista di maggioranza, non fa niente per meritarsi questa posizione.

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