Da Città Meticcia: Intervista al presidente del Ccsir sulla nuova moschea di Ravenna

«In moschea aspettiamo le scuole»

di Elena Starna

«La nostra esperienza sarà d’esempio per altre realtà»

Elena Starna: Ahmed Basel, ci sentiamo un anno esatto dopo la nostra ultima chiacchierata. E la moschea è stata finalmente inaugurata.

Ahmed Basel. Foto Fabrizio Zani

Ahmed Basel. Foto Fabrizio Zani

Ahmed Basel: Sì, abbiamo completato gli ultimi lavori strutturali, come la messa a punto delle zone esterne di abluzione. Siamo contenti perché arriviamo pronti all’Aid al Kabir [la cosiddetta “Festa del montone, ndr]. Pronti non solo dal punto di vista logistico, ma anche da quello organizzativo. Intanto l’inaugurazione è stata un evento molto importante, che ha visto la partecipazione di tutte le autorità politiche che ci hanno sostenuto in questi anni e anche dei volontari che hanno lavorato per la realizzazione di quest’opera.

ES: Com’è andata la prima festa di fine Ramadan in moschea?

AB: Molto bene, so che è arrivata tanta gente anche da fuori, da Lugo, Fusignano, Cervia. Io purtroppo non ero presente perché mi trovavo all’estero.

ES: Qualcuno, però, è rimasto fuori: c’è una parte della comunità islamica ravennate che è tuttora in disaccordo con il Centro di studi islamici della Romagna, che gestisce la moschea…

AB: Come dicevo, io non ero presente. La moschea, comunque, è aperta a tutti. Purtroppo la vicenda non si è ancora conclusa, si è intrapresa la via legale perché l’associazione è stata attaccata e ha deciso di difendersi. In ogni caso, adesso non possiamo più permetterci di considerare la moschea come un progetto, un ideale. Ora è una realtà e bisogna viverla.

ES: Chi si occuperà quindi di mantenere la moschea aperta? A chi saranno affidate le manutenzioni e la gestione quotidiana?

AB: La moschea è ormai aperta e attiva da un paio di mesi. I musulmani che la frequentano si occupano dei lavori di manutenzione a livello di volontariato. Gli stessi che hanno partecipato alla costruzione continuano a mettere le loro competenze al servizio dell’edificio. La moschea, però, non è solo una costruzione, ma è un luogo che va vissuto quotidianamente. Siamo in grado di garantire la permanenza durante gli orari di preghiera, cinque volte al giorno, grazie ai volontari che la animano. Il venerdì, in occasione della preghiera comunitaria settimanale, molte persone arrivano in moschea, anche da fuori.

ES: A questo proposito, le Bassette non sono proprio un quartiere facilmente accessibile: c’è una sola linea di autobus e la strada è spesso affollata da veicoli pesanti. Avete pensato a un servizio di trasporto per i fedeli?

AB: Certamente. Già dal 2007-2008, quando iniziammo a parlarne con gli amministratori locali, in particolare con il sindaco e con l’allora assessore all’urbanistica, avevamo proposto una navetta che collegasse la moschea con il centro storico della città. Al contempo, ci eravamo mossi per chiedere un incremento delle corse degli autobus, possibilmente istituendo anche una fermata apposita nei pressi della moschea. Le trattative in questo senso sono ancora in corso. Pensiamo anche che alcuni dei fedeli potrebbero investire personalmente per risolvere questo bisogno, istituendo una sorta di servizio di navetta privato, magari con l’acquisto di uno o più pulmini. In ogni caso, 7 km dal centro storico non sono una distanza proibitiva: nella bella stagione si possono utilizzare le bici, come fanno già molti fedeli, mentre in inverno ci si può organizzare per condividere l’automobile.

ES: Come abbiamo ricordato, la moschea è stata costruita grazie soprattutto al contributo di volontari che hanno prestato la loro manodopera per la realizzazione. A livello nazionale, si sta parlando della costruzione di una nuova grande moschea a Milano: pensate che il vostro modello sia esportabile?

AB: Siamo già stati contattati dai fratelli che vivono a Milano, che ci hanno chiesto supporto e consulenza per la realizzazione del nuovo edificio. Sicuramente si tratta di un’esperienza importante, che può fare da esempio anche per altre realtà. Ravenna adesso può vantarsi del suo edificio di culto, è l’unica moschea di queste dimensioni in tutta l’Emilia Romagna!

ES: Stiamo entrando nei giorni caldi per la candidatura di Ravenna a capitale europea della cultura nel 2019. La comunità islamica di Ravenna è stata coinvolta in questo processo?

AB: Finora no, ma per nostra scelta. Ci siamo tenuti un po’ ai margini perché in questi anni tutti i nostri sforzi si sono concentrati sulla realizzazione della moschea. Ora che questa è una realtà, è tempo anche che entri a pieno titolo nel circuito delle attrazioni turistiche di Ravenna. Pochi giorni fa abbiamo ricevuto la visita di un gruppo di insegnanti di religione provenienti da Rovigo: alcuni di loro non avevano mai visto una moschea in vita loro. Si sono intrattenuti con noi per più di tre ore, abbiamo spiegato loro la storia della religione islamica, le caratteristiche della moschea e della preghiera. È stata una bellissima esperienza. Questo testimonia anche il fatto che la costruzione dell’edificio non è un traguardo ma un punto di partenza: essa deve diventare un luogo vivo, di pace, di culto e di cultura, di dialogo. Senza preclusioni.

ES: Un punto di riferimento per tutto il panorama culturale ravennate quindi. Non a caso, siete stati coinvolti anche nella celebrazione comunitaria che si è svolta il 07/09 in piazza San Francesco, in contemporanea con la grande veglia indetta dal Papa a Roma per la pace in Siria.

AB: Esatto. Siamo stati invitati a partecipare assieme al vescovo, alle autorità cittadine e ad alcune associazioni laiche. Erano presenti il direttivo del centro studi ed il nostro Imam. Abbiamo preso la parola per ultimi, per ribadire che siamo contrari a ogni conflitto e a ogni guerra. È stato un momento molto importante perché ha fatto sì che la comunità islamica assumesse finalmente un ruolo riconosciuto dagli abitanti di Ravenna.

ES: Progetti per il futuro? Oltre all’“uscita pubblica” di piazza San Francesco ed alla festa di inaugurazione, come pensate di promuovere la conoscenza della religione islamica ed il dialogo fra culture? Magari coinvolgendo le scuole?

AB: Magari. Ma piuttosto che essere noi ad entrare nelle classi, vorremmo che fossero gli insegnanti ad inserire nel loro programma la visita alla moschea. Così i ragazzi italiani scoprirebbero finalmente come pregano i loro compagni di banco Mohamed e Aicha, in quali momenti e con quale storia alle spalle. Vorremmo prevedere orari di visita organizzati in modo da non interferire con la preghiera. Davvero, il nostro desiderio è che questo luogo diventi patrimonio di tutti».

 

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