Da Senigallia a Aleppo. Enea Discepoli: Siria, mediattivismo e il giornalismo che verrà

Enea Discepoli

Enea Discepoli

In Brasile, a testimonianza della loro tempra battagliera, sono chiamati Midia NINJA. Armati di smartphone, ipad e simili scendono in campo, e mentre manifestano contro questo o quel regime, per questa o quell’altra causa, condividono con il mondo, via web, le loro battaglie. Parliamo di mediattivisti. Noi, Incollati agli schermi, veniamo catapultati nel vivo dei fatti, ovunque accadano, ancor prima che diventino cronaca. Figure come quella del reporter di guerra e dell’inviato speciale sul campo stanno diventando infatti obsolete. Icone nostalgiche avviate ben presto a fare la fine di Marilyn Monroe con la gonna svolazzante o del Che con barba, basco e sigaro: poster e gadget con calamita da attaccare al frigo.Tuttavia di questi pionieri del giornalismo che verrà (ma che è già fra noi) sappiamo poco. Ogni tanto, questo sì, ci giunge notizia che qualcuno di loro è stato arrestato o ucciso. A prevalere invece è un diffuso epicismo 2.0 che rischia di ridurre i mediattivisti tutti alla consistenza di avatar impegnati in aspri combattimenti da play station: degli eroi da videogame. Tanto virtuosi quanto virtuali.

Enea Discepoli è invece in carne ed ossa, anche se difficile da incasellare. Giornalista, grande viaggiatore e apprezzato fotografo. I suoi trascorsi come speaker a Radio Alice e nella telestreet Disco Volante (vincitrice del prestigioso Premio Ilaria Alpi, edizione 2004, con il servizio “Barriere” sulla disabilità) ne delineano un profilo da mediattivista antelitteram. Enea è fresco reduce da un viaggio in Siria dove è riuscito ad unirsi ad una katiba, ed in particolare a 4 suoi componenti che a differenza degli altri non usano le armi per combattere ma la comunicazione (mediattivisti, per l’appunto). E lo fanno, mi spiega Enea, con una nuova presa di coscienza dell’importanza strategica del loro ruolo. Con tanto di base d’appoggio, come l’ Aleppo Media Center. Proprio ad Aleppo, continua Enea, avrà luogo una mostra fotografica – simbolo di speranza in terra martoriata dalla guerra – a fine novembre con gli scatti dei mediattivisti, che lo ha visto coinvolto nella fase di ideazione e che lo vedrà presente all’inaugurazione. Come si nota, questo coinvolgimento di Enea è quanto di più lontano ci si aspetterebbe da un lavoro giornalistico all’insegna del motto ” non opinioni ma fatti”; quel giornalismo cioè che fa dell’obiettività il suo faro deontologico.

Intervista in video:

Enea d’altronde non fa alcun mistero della sua simpatia per i ribelli anti Bashar. Anzi rivendica con orgoglio di essere partigiano e di mettere a disposizione della causa il suo Know How di fotografo e uomo di comunicazione.

Poi mi mostra un caricatore di fucile automatico che contiene una pallottola, una penna stilografica e una chiavetta usb: è il simbolo del mediattivismo in Siria. La simbologia della pallottola parla da sé. Mentre invece la stilografica e la chiavetta rimandano al ruolo ormai imprescindibile della comunicazione, e in particolare quella che usa il web, anche in campo bellico.

 

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