“Bassi, Tocco, Via!”. E dalla mischia si esce con dignità

Di Ionut Murariu


Domenica 10 novembre 2013: alle 10 mezza una decina di ragazzi sono seduti ai cancelli dello stadio olimpico per la partita Juventus-Napoli programmata per le 20.45. Invece, a Grugliasco, sui campi del CUS Torino, alle 10 e mezza si stanno riscaldando le tre squadre del club torinese per le partite previste nel pomeriggio.

Dragos e gli Under18

Dragos e gli Under18

Durante le partite, gli allenatori insieme agli spettatori più furiosi formano il solito coro di commenti. Dalle panchine si sente una voce gridare: «Ma porca puttana! Oggi questi non ci sono proprio con la testa!», e l’attimo di silenzio che segue è soffocato da un altro «Ragazzi, non fate le pecore!» dal margine del campo. Quest’ultimo richiamo alla lucidità organizzativa dei giocatori arriva da Dragos Bavinschi, uno degli allenatori del CUS Torino.

Ventidue anni fa

 Dragos ha poco più di 15 anni quando, in Italia per un’esterna con i propri compagni, pensa per la prima volta di fermarvisi. Avrebbe voglia di sfruttare quella rara occasione di uscita dal proprio paese; avrebbe voglia di avventurarsi in un mondo nuovo e lasciarsi alle spalle un presente ancora troppo grigio nella Romania del 1991. Ma è già abbastanza maturo da realizzare che a quell’età non ce la farebbe, nemmeno insieme al suo miglior amico. Decide di tornare in Romania insieme al resto della squadra di rugby. Doveva ancora finire le superiori. 

Tornato nella sua città natale, a Bucarest, il giovane giocatore di rugby prosegue gli studi liceali in una classe istituita apposta per gli studenti interessati al gioco della palla ovale. All’università, Dragos mantiene viva la sua passione per il rugby. Continua a giocare durante gli studi e riesce a farsi anche pagare dal club per il quale gioca. Sostanzialmente, però, è ancora mantenuto dai genitori, finché un giorno decide di cercare un lavoro ed inizia per puro caso con un posto d’ufficio in una fabbrica di caffè, poi presso una casa editrice che pubblica cruciverba e riviste porno. 

Nel frattempo, continua a giocare il suo sport preferito presso vari club di Bucarest fino al settembre del 2001. Di quel periodo, ricorda in particolare le trasmissioni in diretta della tragedia delle torri gemelle che si succedevano davanti ai suoi occhi e che gli facevano quasi dimenticare il dolore al piede ingessato: il giorno prima dell’attentato, durante un match, Dragos aveva sofferto un brutto infortunio al ginocchio destro.

Un soggiorno più lungo del previsto

Dragos dopo gli allenamenti

Dragos dopo gli allenamenti

Nel 2002 Dragos decide di emigrare in Italia. Questa volta non insieme ad una squadra di rugby, ma da solo, in cerca di lavoro. Pensava di andare in Italia per un periodo determinato, il più breve possibile. Voleva solo guadagnare i soldi necessari per poter tornare in Romania e costruire una famiglia. Invece, dopo sette anni, il rapporto tra lui e la sua fidanzata finisce. Lui in Italia, in un paesino piemontese, lei a Bucarest. «Questo è stato un momento in cui la mia vita è cambiata», si ricorda Dragos. 

Il dolore, sentimentale questa volta, l’ha fatto dimagrire di 15 chili in due settimane. Avrebbe preferito avere ingessate entrambe le ginocchia invece che sentire quella sofferenza. Oramai non aveva più motivi per tornare in Romania, o almeno non con quella fretta. Si riprende in poco tempo e, neanche un anno dopo l’arrivo in Italia, riprende a giocare a rugby a fianco della squadra di Settimo Torinese. Dragos inizia così una strada che lo vedrà fino ad oggi sul campo del CUS Torino. 

La passione non ha cittadinanza

il terzo tempo

il terzo tempo

Dragos, che di giorno lavora come autista presso un corriere, nutre la sua passione ad ogni allenamento e ad ogni match insieme al resto della squadra di rugby. Da due anni, grazie al patentino di prima categoria rilasciato dalla federazione italiana di rugby, allena la squadra degli under 18 del CUS Torino. E’ uno specialista della linea dei trequarti. Inoltre, collabora e gioca con la squadra senior dello stesso club. Per Dragos, il rugby è un modus vivendi, gli ha dato molto e l’ha fatto crescere. 

Quest’anno ha compiuto 37 anni ed è convinto che nello sport si può ancora migliorare e si possono imparare cose nuove «anche da un bambino di dieci anni». Dragos non può che ritenersi orgoglioso di partecipare alla formazione sportiva di una squadra di giovani che potrebbero avere più chances per trasformare la loro passione in un lavoro. Ed è forse ancora più forte il suo orgoglio quando sa che tra questi ci sono anche suoi connazionali, come Denis, Big John e Sergiu.

Le speranze

Adesso Dragos si sta preparando per ottenere il patentino di seconda categoria e dice che non gli dispiacerebbe neanche un’esperienza di allenamento in Romania. Nel frattempo si è sposato e ha un figlio di cinque anni a cui inizia piacere il rugby. Anzi, da settembre ha cominciato già a praticarlo. 

Domenica 10 novembre. Nel tardo pomeriggio escono tutti i risultati: gli under 18 del CUS Torino hanno perso il match contro Viadana; la squadra femminile esce dal campo battuta 89 a 0. Gli unici dei torinesi a vincere questa domenica sono quelli della serie A, battendo i sardi della Amatori Capoterra 46-3. 

rugby1Guardare da vicino un match di rugby ti fa venire i brividi, ti fa rilassare e ti fa coinvolgere nella mischia. Poi l’arbitro ordina: «Bassi, tocco, via!». Ecco, si riparte con un passaggio leggermente indietro, ma sempre con la testa alta. «Vai! Così! Non mollare!!» gridano allenatori, genitori, parenti, amici, amanti dello sport. Chi ti ama e ha investito in te passione, soldi o solo tempo vuole da parte tua se non la vittoria almeno una meta. E Dragos a suo figlio sicuramente le chiederà entrambe.

 

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