Da Glob011: Gli albanesi di Torino dicono “Jo” alle armi chimiche

Protesta in piazza a Torino

Protesta in piazza a Torino

Domani, 15 novembre 2013, l’Albania deve dare una risposta alla Nato sulla proposta di usare il territorio della piccola repubblica balcanica per la distruzione delle armi chimiche sequestrate all’esercito siriano. Oggi molti albanesi attraverso il mondo si sono dati appuntamento nelle piazze per dire un forte “jo”, no, a questa proposta. diccono

Anche a Torino, alle 12 in Piazza Carignano, una trentina di cittadini albanesi si sono radunati con bandiere, striscioni e cartelloni ostili alla possibilità dell’uso della “terra delle aquile” come discarica chimica.Per conto di Glob 011 abbiamo intervistato Indrit Aliu, uno dei promotori della manifestazione e noto attivista per i diritti dei migranti in città.Indrit ci spiega la dinamica del progetto e tutti i problemi che si nascondono dietro. L’Albania, dice, non può essere usata come territorio per fare il lavoro sporco della Nato. Perché è piccola, perché ha un sistema ecologico fragile. Perché è debole e non ha le infrastrutture necessarie. Perché c’è una forte corruzione in seno al suo sistema di stato e quindi le armi rischiano di ritrovarsi sul mercato nero molto presto. Perché un inquinamento da armi chimiche o soltanto il rischio potrebbe mandare in rovina una economia molto fragile dove il turismo è una delle fonti principali.No quindi dicono in coro gli albanesi riuniti sulle piazze di mezzo mondo. No al lavoro sporco per conto della Nato e della Russia. Le armi vanno smantellate nei paesi che le hanno esportate in Siria.
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