Volontariato a colori a Pontedera

In Toscana sono numerose le iniziative delle organizzazioni di volontariato che mirano a motivare gli immigrati a partecipare in attività di solidarietà e di volontariato sociale, valorizzando così la partecipazione e la collaborazione dei nuovi cittadini.

Negli ultimi anni, molte delle attività progettuali e formative di AVIS Toscana, Associazione dei volontari italiani di sangue, hanno avuto come obiettivo il tema della multiculturalità promuovendo percorsi di comunicazione e di dialogo con le comunità degli immigrati presenti sul territorio. “I colori della donazione” a Pisa, “ConVivere Solidali” a Prato, “Di che colore è il tuo sangue?” a Firenze, sono alcuni dei progetti che hanno contribuito a sensibilizzare gli immigrati portando così in 2.409 il numero dei donatori stranieri in Toscana.

Rumyana: volontariato per sentirsi parte della comunità

Rumyana Vlahova

Rumyana Vlahova

«Fare del volontariato è un’ottima opportunità per noi immigrati per partecipare di più alla vita sociale, un’occasione di crescita personale, ma soprattutto un modo per sentirsi parte della comunità in cui viviamo», ci racconta Rumyana Vlahova di origine bulgara, volontaria dell’A.V.O, l’Associazione dei volontari ospedalieri di Pontedera.
Dipendente delle ferrovie dello stato in Bulgaria, nel 2002 Rumyana ha lasciato il suo paese nella ricerca di un lavoro trasferendosi prima a Napoli e poi nella provincia di Pisa dove attualmente lavora come assistente alle persone anziane.
«Mi sono avvicinata alle attività di volontariato dopo aver seguito un percorso formativo di assistenza per le persone affette da demenza senile, – ci spiega. Dopo il lavoro volevo continuare a fare qualcosa che mi facesse sentire utile agli altri, e da quasi un anno ormai faccio la volontaria presso la clinica medica dell’ospedale “Lotti” di Pontedera. Nel mio passato c’è stata molta solitudine. Ho trascorso la mia infanzia in un orfanotrofio e posso capire cosa si prova quando non si ha nessuno vicino che ti possa aiutare e sostenere nel momento del bisogno. Sostenendo e aiutando gli altri è un modo per apprezzare maggiormente le cose più semplici che la vita ci offre», aggiunge sorridendo.
Come Rumyana altre donne immigrate sarebbero interessate a prestare attività di volontariato ma come lei ci spiega, la scarsa conoscenza della lingua italiana e il lavoro che svolgono, prevalentemente di ventiquattro ore, diventa spesso per loro un ostacolo da superare.

Lehbib: un atto di generosità senza distinzioni di origini

Lahbib

Lehbib Nafi

Lehbib Nafi, 25 anni, diplomato in scienze sociali è uno dei nuovi volontari di origine immigrata impegnato nelle fila dei volontari della Misericordia di Pontedera. Arrivato in Italia all’età di solo nove anni insieme ad altri minori saharawi ospiti del progetto “Piccoli ambasciatori di pace” dell’Associazione Crescere Insieme, Lehbib vive ancora adesso presso la famiglia italiana affidataria che in questi anni si è presa cura di lui. «Mi ritengo fortunato, – racconta- essere cresciuto con l’amore e dedizione della mia famiglia adottiva che ha continuato a trasmettere in me valori di solidarietà e di amore verso il prossimo.» Dopo aver terminato il servizio civile presso la Misericordia di Pontedera attraverso il bando della Regione Toscana aperto anche ai giovani stranieri, e il corso come soccorritore, ha continuato a prestare servizio sulle ambulanze del 118 e presso il servizio sociale.
La diversa religione dell’associazione di cui fa parte non ha impedito Lehbib a continuare nel suo camino del volontariato. «Credere in valori importanti fa superare ogni tipo di differenza. – afferma- Soccorrere le persone bisognose di aiuto, stare vicino a loro, alla loro sofferenza, è un atto di generosità un atto morale che deve coinvolgere tutti, senza distinzione di origini o cultura religiosa.» E per Lehbib e Rumyana che dell’altruismo e della solidarietà hanno fatto la propria missione di vita, contribuire alla crescita delle attività di volontariato, di questo patrimonio così prezioso che Italia ha, non può essere che motivo di orgoglio.

 

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