Nebbia ideologica sul reato di clandestinità

lampedusa

Arrivo di migranti a Lampedusa. Foto: Rete Noborder.

La tragedia sulle coste di Lampedusa ha prodotto infiniti minuti di silenzio, un festival di mediocrità mediatica e, infine, una sorta di nebbia ideologica che aggiunge confusione alla confusione.

Il motivo di questa tragedia e, di conseguenza, il modo per evitarne la ripetizione sembra si trovi nella legga così detta Bossi-Fini. Ma è veramente così? Certo, si tratta di una pessima legge sul trattamento degli stranieri extra EU che si trovano in Italia, parte integrante del Testo Unico sulla migrazione che raccoglie tutte le varie norme in materia.

I punti più interessanti, venuti alle luci della ribalta ultimamente, concernono in particolar modo due aspetti: il reato di clandestinità (che con la Bossi-Fini non c’entra niente essendo stato previsto dal pacchetto sicurezza Maroni nel 2009, Legge 15 luglio 2009, n. 94., lo stesso che prevedeva le ronde, rammentate?) e il favoreggiamento dello stesso reato. Articoli, appelli, dibattiti, referendum, interviste, interventi illuminati sembrano individuare in questi due reati le radici delle tragedie del Mediterraneo, e si adoperano per una immediata abrogazione come se una mera modifica legislativa potesse salvare vite. Ma andiamo con ordine evitando, per quanto possibile, le convinzioni ideologiche per considerare queste norme solo da un punto di vista di efficienza e ragionevolezza.

Il reato di clandestinità è sicuramente reato inefficace. Previsto dall’art. 10 bis dell’odierno Testo Unico, punisce la violazione con una pena pecuniaria tra 5.000,00 e 10.000,00 euro, ma ci deve ancora giungere notizia di chi abbia mai pagato questa pena. Se quindi, la ratio della norma, è quella di fermare le migrazioni con l’eventualità di una pena in Italia, è evidente che non funziona. Un problema collaterale, però, è quello che questo reato è la porta d’entrata in quella struttura vergognosa chiamati CIE, ma questo è un discorso che affronteremo prossimamente in un altro articolo.

Il reato di clandestinità, però, è anche reato inutile che non fa che ostacolare la macchina della giustizia per finalità misteriose: basti pensare che ogni estate la Procura di Agrigento è costretta ad indagare migliaia di persone che giungono via mare. Tra fascicoli che non vanno avanti o perché non si identificano compiutamente gli imputati o perché hanno diritto di richiedere asilo (e questo diritto, ovviamente, ingloba ed esclude il reato di clandestinità), gli unici che si concludono emettono pene destinate a non essere mai riscosse.

Altro problema fondamentale è il reato di favoreggiamento della clandestinità, ed è qui che la disinformazione ha dato il suo massimo facendo della propaganda crimine. Questo reato, intanto, non è stato inventato dal cattivo “Bossi”, ma risultava già inserito nella Turco-Napoletano per un motivo molto semplice: è il reato che colpisce gli scafisti. Nulla può infatti succedere ai pescatori che soccorrono migranti in mare: senza scomodare il Codice Penale, la Costituzione, il Codice della Navigazione o altre varie norme internazionali, lo stesso articolo 12 comma 2 del Testo unico prescrive che “non costituiscono reato le attività di soccorso e assistenza umanitaria prestate in Italia nei confronti degli stranieri in condizioni di bisogno comunque presenti nel territorio dello Stato”.

Ignazio Fonzo. Foto: Agrigento Oggi.

Ignazio Fonzo. Foto: Agrigento Oggi.

E siccome per Italia si intendono anche dodici miglia oltre la terraferma, è evidente che prestare soccorsi in mare non è e non può essere considerato reato. Del resto, questa circostanza è stata confermata anche dal dott. Ignazio Fonzo, Procuratore Capo di Agrigento il quale ha preso carta e penna per scrivere che “nessuno, men che meno la Procura di Agrigento che ben conosce le norme vigenti, ha mai ipotizzato di sottoporre ad indagini chi ha prestato, da civile, soccorsi ai migranti . Nè mai nessuno è stato processato per queste ragioni”. (leggere qui tutto l’intervento)

Il reato di clandestinità non può influenzare gli sbarchi a Lampedusa. Non ha quel potere e, in definitiva, è reato che non apporta niente se non inutile spreco di energie e danaro in zone dove la piaga più grande non è l’Etna, la siccità, il traffico o la migrazione illegale.

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