Intervista a Marzio Mori, responsabile area Marginalità alla Caritas Firenze

Per numerose persone senza tetto o fissa dimora, l’arrivo dell’inverno è un inferno. Come proteggersi dal freddo e dalle malattie è, per loro, una lotta infinita di tutti i giorni. Per sopravvivere quando le condizioni climatiche rendono la vita di strada pericolosa. A Firenze, da tempo il comune, insieme alla Caritas, cerca ogni anno, da novembre ad aprile, di dare risposte a questa situazione, a volte tragica, di nativi e immigrati confrontati alla dura realtà di una vita a senso unico. Per saperne di più, Prospettive Altre ha incontrato Marzio Mori, responsabile Area marginalità della Caritas e direttore di una delle più importanti strutture di accoglienza a Firenze.

Prospettive-altre: Dottore Mori, come si definirebbe la marginalità sul territorio fiorentino?

Marzio Mori: Non è una domanda facile. In questo momento, si tende a distinguere molto tra marginalità e povertà. La povertà è considerata una situazione che stanno vivendo in questi momenti di crisi persone o famiglie che prima avevano una vita più o meno normale anche se facevano fatica. La marginalità invece fa riferimento a quella povertà strutturale che vede situazioni di particolari deprivazione, di particolare gravità, la cui punta massima sono quei fenomeni di “barbonismo”, di vita di strada che sono l’estremo inferiore de la marginalità.

MArzio Mori. Foto: Aladji Cellou

MArzio Mori. Foto: Aladji Cellou

“Nelle situazioni più gravi,

non c’è una grandissima

componente di immigrazione.”

P-A: Qual è la proporzione degli immigrati in questa situazione a Firenze?

Marzio Mori: Considerando il territorio fiorentino, nelle situazioni più gravi, non c’è una grandissima componente di immigrazione. In quella zona che abbiamo definito “marginalità” ci sono prevalentemente persone che hanno una certa età, direi molto vicine ad essere anziane. I fenomeni migratori nel nostro paese, in entrata, essendo recenti, ancora non abbiamo tantissimi migrati che hanno l’età per poter essere considerati marginali. La marginalità che si rivolge alle strutture di emergenza è fondamentalmente proveniente da cittadini italiani: 85% di italiani e 15% di immigrati.

P-A: Quali sono i fattori principali che portano alla marginalità gestita nelle vostre strutture?

Marzio Mori: Togliendo le cosiddette nuove povertà, e l’impoverimento che sono gli argomenti di questo periodo, diciamo che siamo passati da una idea romantica della vita di strada, il clochard che ha un ideale di libertà, che non ha regole: una scelta di vita, a una situazione pesantissima di disagio. Solitamente, sono due le situazioni che succedono. Una è quando si incomincia a perdere una seria di riferimenti, dalla situazione economica che va peggiorando, alla presenza di alcune patologie, piano piano si entra in un circuito dal quale è sempre più difficile uscire, fino a che non si arriva agli estremi in cui non si è in grado di controllare la propria esistenza, si comincia a mangiare i rifiuti degli altri fino ad arrivare a lasciarsi morire.

L’altra situazione, rarissima, è quando, a volte, si presenta un episodio nella storia della nostra vita, talmente devastante, che ci azzera le risorse per poter andare avanti. Un grave lutto, una grave malattia, una situazione economica che dalla mattina alla sera diventa disastrosa, tutto questo può far scivolare nella povertà assoluta e quindi nella marginalità.

Senzatetto. Foto: Franco Folini

Senzatetto. Foto: Franco Folini

“i bisogni primari non sono solo il mangiare e il dormire,sono anche tutte le condizioni per poter avere una vita dignitosa”

P-A: Le risposte della Caritas, del comune e della regione sono adeguate rispetto alla situazione?

Marzio Mori: In questo momento, c’è grossa difficoltà nel trovare le risorse, perché da tutte le parti ci sono problemi. È uscito da qualche settimana il programma ministeriale“verso la costituzione dell’istituto nazionale di contrasto alla povertà”, e che dovrebbe trovare le riposte ai problemi di marginalità. Purtroppo si concentra solo su due aspetti importanti: cura e accoglienza delle persone e risposta ai bisogni primari. Ma i bisogni primari non sono solo il mangiare e il dormire, sono anche tutte le condizioni per poter avere una vita dignitosa. L’altro aspetto fondamentale è di lottare contro la povertà. Quindi colpire la povertà e riuscire a far diventare una persona che entra in circuito, nuovamente un cittadino con tutti i diritti e doveri. Sennò si rischia di scivolare nella pura assistenza. Non ti faccio morire, di freddo, di fame. Che, in alcuni casi è il punto di partenza. Penso a progetti particolari come quello in periodo invernale, quando c’è particolarmente freddo. Poi alcuni situazioni di particolari degrado, i campi Rom abusivi, gli interventi di contrasto alle malattie, alle patologie che si possono sviluppare nel degrado più assoluto.

P-A: Parlandodi freddo e di inverno, lei gestisce “Emergenza freddo” da ormai molti anni. Di che si tratta?

Marzio Mori: Il progetto “Emergenza freddo”, già da quando abbiamo cominciato a gestirlo, non lo consideriamo più come una emergenza, perché di inverno che venga il freddo è ormai un dato abbastanza noto. Quindi parliamo di accoglienza invernale proprio per fare capire che non è un progetto che risponde a una emergenza, ma un progetto che è necessario nella vita ordinaria della stagione e delle persone che vivono in una città. È un progetto di contrasto alle situazioni di persone che, altrimenti, vivrebbero in condizioni di pericolo, sia per la loro salute, sia che per la loro vita stessa. Quindi vivere fuori nel periodo invernale quando si è sorpresi dal clima, quando ad esempio si tende a rispondere al freddo bevendo, amplificando la situazione di pericolo perché il corpo viene “anestetizzato” dal bere, i vasi sanguini si dilatano… con tanti altri rischi!

Noi cerchiamo di dare una accoglienza che sia la più dignitosa possibile per un periodo che copre tutto l’arco invernale. Ci teniamo molto sia per l’igiene, sia per la protezione, che ogni giorno, uno riesca ad avere almeno la cena e la collazione. Fatta con personale molto motivato e molto attento alle esigenze dei ragazzi. Da qualche anno, la qualità della nostra accoglienza è di altissimo livello.

“Non facciamo distinzione

di origine nell’accoglienza…”

P-A: A chi è rivolto il progetto? Immigrati? Italiani o tutti?

Marzio Mori: Il progetto è rivolto a tutti! Non facciamo distinzione di origine, cerchiamo, tramite uno sportello di accoglienza, di capire un po’ quali sono le situazioni più complesse e collegandoci sia con i servizi del territorio, quindi del comune che è partner e che finanzia insieme alla Caritas, alla Diocesi, una fetta importante dell’accoglienza invernale. Il lavoro di relazione è fondamentale. E anche lavorando con le associazioni di strada, che spesso conoscono i bisogni e tutto. È una struttura aperta per le persone dai 18 anni in su, e chiaramente con particolare attenzione alle persone più fragili, più anziane o eventualmente malate. La percentuale di stranieri in questo tipo di accoglienza (per la legge ricordiamo che i cittadini rumeni non sono considerati come stranieri) è significativa. I cittadini extracomunitari sono più di 55%.

P-A: Il progetto, in questi ultimi anni, non lascia nessuno fuori?

Marzio Mori: Qualcuno, fuori, purtroppo resta. Solitamente, l’offerta non è mai in grado di andare incontro completamente alla domanda. Fare servizi di eccessiva qualità fa l’effetto calamità: porta su un territorio tutte le persone che hanno bisogno di quello servizio. Quindi anche un servizio varato sulle esigenze di una città come Firenze, diventa uno servizio che poi non è più in grado di accogliere tutte le persone che da fuori, vengano, perché hanno la possibilità di usufruire di alcune cose. Rispetto ai dati che sono stati studiati in questi anni, e alle persone che hanno fatto richiesta o che hanno questo tipo di bisogno, siamo molto vicini a una offerta significativa. Siamo quindi vicini alle necessità della città e lontani dalle necessità di tutti quelli che avrebbero bisogno.

Homeless. Foto; Sascha Kohlmann

Homeless. Foto; Sascha Kohlmann

” Siamo anche rafforzati dalle dichiarazioni

del Papa che invita a mettere a disposizione

dei poveri le strutture utilizzate.”

P-A: Quali sono le difficoltà incontrate sul campo?

Marzio Mori: Sono i finanziamenti, le risorse che alcune volte non sono sufficienti anche se c’è un grosso impegno sia da parte dell’amministrazione comunale (che è il soggetto che deve avere in carico queste persone) sia dalla parte della Caritas Diocesana, che tramite strutture legate a ordini religiosi… e altro. In questo momento, siamo anche rafforzati dalle dichiarazioni del Papa Francesco che invita a mettere a disposizione dei poveri le strutture che non sono utilizzate. Speriamo che in questo, la provvidenza sia generosa e disponibile a arricchire l’offerta che è già abbastanza importante

P-A: Giustamente, siamo a fine ottobre. Il senzatetto immigrato o italiano può sperare di averlo anche questo anno per proteggersi dal freddo durante l’inverno a Firenze?

Marzio Mori: Speriamo di si. Incrociamo le ditta, guardiamo in alto. Sicuramente una fetta di persone importante potrà essere accolta, non solo immigrati. Ripeto: probabilmente, per tutti non ce la faremo. Anche per me, questo è stato un anno in cui sono stati fati interventi significativi su occupazioni di grandissimo livello e quindi le strutture (non solo quelle di emergenza) sono sommerse, purtroppo, dalle richieste e dalle difficoltà. È aumentata tantissimo ad esempio, la richiesta da parte delle donne o delle mamme con i bambini. Un problema che prima non esisteva è, contemporaneamente, il problemi degli sfratti. Sono mediamente 160 le famiglie sfrattate, a Firenze, ogni mese. Quasi tutti per morosità… Le strutture di accoglienza, nate negli anni per bisogni diversi, ancora non sono orientate all’accoglienza delle famiglie. Si arriva a una divisione tra la mamma e i bambini da una parte, e il marito da l’altro. È una difficoltà enorme, un problema che deve essere risolto.

P-A: Quante persone hanno beneficiato del progetto “accoglienza invernale”? Ha notato una crescita delle domande?

Marzio Mori: Mediamente, considerando gli uomini e le donne, a Firenze, c’è stato un turn over di circa 600 persone diverse per un totale di moltissime notti. Perché le persone più fragili, una volta entrate sono rimaste all’interno del progetto. I posti messi a disposizione per gli uomini sono la Foresteria Pertini (ottanta posti) e l’Ostello del Carmine (65). Per le donne, c’è la struttura dei Salesiani in via Gioberti (24 posti) e la ACISJF per 30 persone. Sono questi i posti che siamo in grado di mettere in campo. E ovviamente, abbiamo notato una crescita delle domande, soprattutto da parte di persone che non sono abituate a vivere nel circuito della marginalità.

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