In Iran negato il record di nuoto. L’atleta: “é perché sono donna”

Un record di nuoto negato perché dal costume si “vedono le forme femminili”. E’ questo il verdetto della federazione iraniana a Elham Asghari, atleta iraniana di 32 anni che nelle acque fredde del mare Caspio ha nuotato per venti chilometri con un abito che le copriva il corpo da capo a piedi.

Elham Asghari pratica il nuoto dall’età di cinque anni e da 17 lo insegna alle ragazze del suo paese. Nuotare in mare aperto è sempre stato il suo sogno sin dall’infanzia e quel costume speciale, che una volta sott’acqua arriva a pesare fino a sei chili, lo aveva progettato negli anni per poter rispettare la tradizione islamica. Costretta a nuotare per molte ore all’interno di un abito che le procura dolore, battendo il suo precedente record nazionale, Elham al traguardo della sua impresa storica non ha potuto assaporare la meritata vittoria. Le autorità iraniane hanno rifiutato di riconoscere il suo nuovo record della distanza di venti chilometri in meno di sei ore giudicando il suo costume non “consono”. “Ho indossato una tuta che potesse rispettare il codice d’abbigliamento islamico, ero coperta da capo a piedi, spiega Elham in un intervista al giornale “The Guardian”. Erano presenti degli ufficiali di gara che hanno constatato tutto. Poi però la federazione mi ha spiegato che quando ero fuori dall’acqua si vedevano le forme femminili del mio corpo”.

La denuncia di Elham, la sua battaglia per il riconoscimento delle pari opportunità e i diritti delle donne, arriva anche attraverso il social network. Il suo video su YouTube è stato visto e condiviso da migliaia di persone. “Hanno paura che riconoscendo il mio record, involontariamente approverebbero l’utilizzo di un costume simile a quello che ho indossato io permettendo l’accesso al mare aperto a tutte le donne…Nuotare non può essere un privilegio solo maschile”, denuncia Elham.

Donne alla fermata a Teheran
Foto di Kamshot

In un Iran paese ricco di storia e di cultura, sono tante le cose proibite ci spiega Parisa S., mediatrice culturale e mamma di due figlie che da anni vive in Italia. “La legge impone alle donne molto divieti, possono utilizzare le piscine pubbliche in orari riservati o sezioni di sole donne, le famiglie si dividono quando devono prendere la metro perché ci sono compartimenti separati per le donne e per gli uomini, ma anche nei momenti di una vacanza le donne sono costrette di andare al mare coperte e accedere nelle aree a loro riservate separandosi così dal resto della famiglia, marito e figli maschi. Le donne come Elham, – continua Parisa, – hanno scelto una forma di resistenza pacifica alle leggi che le impone questi limiti, diverse di loro dicono di no a queste leggi presentandosi attivamente nella vita sociale e non rinunciando al loro ruolo nella società”.

 

 

 

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