Immigrazione e partecipazione politica: dopo 20 anni di cammino parità ancora lontana

Nel 1989, 23 anni fa, per protestare contro l’uccisione di Jerry Masslo a Villa Literno, ci fu la prima manifestazione nazionale contro il razzismo. l’Italia aprì gli occhi su una realtà nuova: il serbatoio di mano d’opera a buon mercato non era più il Sud Italia ma il Sud del mondo.

Jerry Masslo era un giovane studente sudafricano partito dal suo paese per sfuggire all’apartheid. Lavorava come bracciante agricolo nel casertano. Fu ucciso perché protestava contro lo sfruttamento.

Dalle lotte dei braccianti degli anni Ottanta alle lotte contro il razzismo, per la regolarizzazione e contro lo sfruttamento, attraverso tutta la penisola, sono passati più di due decenni. Le esperienze sono varie. I tentativi di creare coordinamenti o comitati unitari a livello nazionale sono innumerevoli, ma finora tutti fallimentari. Il rapporto con la politica e i sindacati italiani è fatto di alti e bassi. Perché molti simpatizzano con la lotta degli immigrati, però tutti la vogliono solo sotto la loro illuminata guida.

Il 17 ottobre 2009 ci fu la più grande manifestazione mai convocata da un comitato di immigrati. Circa 300 mila persone nelle strade di Roma. Anche la giornata del 1° marzo 2010 fu storica. Centinaia di migliaia di partecipanti in più di 60 città italiane. Ma in 20 anni, se alcuni problemi sono stati risolti, molti rimangono intatti. Le leggi dello stato continuano ad essere discriminatorie e a produrre irregolarità e lavoro nero.  E come succede spesso, con lo sfruttamento aumenta anche la xenofobia e la guerra tra poveri.

Ma la partecipazione politica degli immigrati non è da leggere soltanto attraverso i movimenti per i diritti specifici. Ci sono quelli che hanno scelto di partecipare nei partiti politici. Ci sono quelli che fanno carriera nei sindacati, nelle associazioni di categoria. E in parlamento e in altre istituzioni di rappresentanza sono già arrivati alcuni politici di origine immigrata. Poi ci sono i giovani, come quelli del movimento G2, nati o cresciuti in Italia che lottano per la cittadinanza.

Un cammino lungo 20 anni, fatto di percorsi collettivi e individuali, con modalità diverse, ma tutti mossi da un concetto semplice: i diritti o sono di tutti o non sono di nessuno.

Karim Metref

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