Genova. Celebrazione del Capo d’anno Bahai

Genova. 22/04/2013

Tempio Bahai a New Delhi. Foto: Rossipaolo.

Sabato 21 aprile è stata una giornata di votazioni. Caratterizzata dall’armonia, disciplina, preghiere, e soprattutto rispetto per gli elettori. Succedeva a Genova, all’interno di un elegante appartamento immerso nel verde in una zona residenziale, dove la comunità Bahà’ì ha celebrato il capodanno e l’elezione dell’Assemblea spirituale locale.

“Questa è una data importante per tutti i fedeli nel mondo” spiega Fiorenzo Laboccetta, membro rieletto dell’attuale Assemblea. E racconta: “ A Genova siamo in pochi e ogni anno c’è chi rimane e chi va via. Siamo sempre stati una comunità in movimento”.

La storia dei fedeli risale agli anni ‘50 quando sotto la Lanterna si iniziò a conoscere i Bahà’ì. “Per puro caso incontrai una famiglia di origine iraniana trasferitasi da poco a Genova, e io affascinato dalle altre culture iniziai a frequentarli. Mi accolsero a braccia aperte, allora avevo poco più di 20 anni, così iniziai a leggere, studiare la storia del suo fondatore Bahá’u’lláh”, racconta Mario, memoria storica della comunità Bahà’ì a Genova. Che oggi conta  46 fedeli in città e una cinquantina in tutta la Liguria. “Per noi questo è l’anno 170 era Bahà’ì – spiega Naim, giovane musicista di origine iraniana – . E oggi si sono presentati una quindicina di persone che eleggeranno 9 persone, i nuovi membri dell’Assemblea. Come si diventa un fedele? Basta volerlo, non c’è nessun rituale, a 15 anni si decide se si vuole aderire o meno, se sì vieni inserito nella lista dei credenti”. Fino a 20 anni i fedeli non possono votare né essere votati, ma hanno diritto invece a partire dai 21 anni. “Prima dell’elezione c’è un momento di preghiera e canti – continua Naim – . Bisogna essere ispirati prima di votare, non solo in questo momento ma ci si prepara anche a casa nel corso dell’anno. Meditando e incontrando gli altri. Come due ali di uno stesso uccello, cercando il benessere materiale e spirituale”. Tra le questioni che i nuovi membri intendono sollevare è la richiesta di uno spazio per seppellire i morti della comunità. “In alcune città italiane è stato concesso uno spazio sacro ai Bahà’ì – conclude Mario – . Ė ora di pensare ai nostri”.

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