Gli immigrati nelle ultime elezioni politiche e regionali

Mentre il numero di immigrati presenti sul territorio è aumentato molto negli ultimi 20 anni, la presenza di personalità di origine immigrata nei luoghi del potere rimane sempre a livelli embrionali. Le ultime elezioni sia legislative che regionali hanno visto una molto discreta partecipazione di candidati di origine straniera e uno flop quasi totale a livello di risultati finali.

La partecipazione attiva dei cittadini e delle cittadine immigrate nei partiti e movimenti politici rimane abbastanza rara e marginale. Rimane ancora nella sfera dell’eccezionale e quando questa partecipazione porta ad una candidatura, non è accolta come una cosa normale ma come una eccezione gradita o sgradita secondo i casi. E gli apparati continuano a fare un uso “strumentale delle candidature di stranieri” , dice Mercedes Frias ex Parlamentare di origine dominicana, in un suo intervento su Confronti.

In effetti se si va a spulciare le liste per le ultime elezioni legislative, si scopre che i partiti di sinistra hanno schierato dei candidati di origine straniera (Pd, Sel e Rivoluzione Civile). Ma raramente in posizioni di eleggibilità. «Usando lo strumento primarie per il posizionamento dei candidati e delle candidate nelle liste elettorali del Pd e di Sel, nessun candidato, nessuna candidata proveniente dal mondo dell’immigrazione è stato messo in condizione di conquistare una collocazione eleggibile. Non mi riferisco al numero di voti ottenuti, che in alcuni casi sono stati di gran lunga superiori ai voti guadagnati dagli «autoctoni»; si tratta bensì del complesso sistema di relazioni, di reti di sostegno, di reti di potere, di immaginario, di priorità temporanea, che determina realmente le possibilità di accesso ad ambiti decisionali della politica.» – scrive sempre Mercedes nello stesso intervento su Confronti.

In Effetti se Sel è arrivato fino a mettere capolista il candidato Pape Diaw, lo ha fatto in Veneto dove Pape non è conosciuto da nessuno e dove Sel aveva scarsissime chance di passare. Mentre in Toscana dove Pape è conosciuto e stimato come uno dei leader tra la comunità senegalese, lo hanno messo in una posizione in cui aveva ben poche probabilità di passare. “Pape in Toscana è un politico, in Veneto (dove è stato candidato come capolista) Pape diventa un immigrato, nero, testimonial delle disgrazie dei figli del terzo mondo, un caso antropologico.” Così come erano tutti mal piazzati i 12 candidati (6 camera, 6 senato) presentati su tutto il territorio nazionale.

Il Pd ha scelto invece una via diversa. Pochi ma ben piazzati. I candidati “stranieri” presentati dal Pd erano solo 4. Scelti fuori dal percorso delle primarie. Messi ben in evidenza e presentati al pubblico in una cerimonia a parte . Cecile Kyenge, Khalid Chaouki, Nona Evghenie e Fernando Biague sono stati selezionati dalla direzione nazionale sia per il loro curriculum personale (dentro e fuori PD) che per la loro capacità di parlare, lavorare, partecipare nel mondo della politica. Ma rimane che il loro percorso è stato iscritto ancora una volta nell’area dell’eccezionale e della “quota” e anche la loro presentazione a parte si è iscritta nella stessa logica.

Comunque, alla fine, ad essere eletti sono stati soltanto Cecile Kyenge e Khalid Chaouki. E nelle liste del movimento 5 stelle si conta un ragazzo figlio di immigrati egiziani, Giorgio Girgis Sorial.  Il parlamento attuale batte così di un punto  quello precedente 3 parlamentari di origine straniera contro 2 per la precedente legislatura (Jean Leonard touadi e Souad Sbai).

Alle varie elezioni regionali invece la situazione è abbastanza diversa. Il numero di candidati “stranieri” cresce sostanzialmente sia in Lombardia che in Lazio. Molte liste hanno presentato candidati immigrati. Comprese le liste di destra. Come è il caso del candidato Fidel Mbanga Bauna, di origini congolesi, alla testa della Lista Destra di Storace a Roma. Mentre l’ex parlamentare Jean Leonard touadi capeggiava la lista Pd nella città eterna.

In Lombardia, anche se le liste di sinistra contenevano vari rappresentanti dei nuovi cittadini sono due candidati del Carroccio ad aver preso il più alto numero di voti: Tony Iwobi Nigeriano, candidato Lega a Bergamo che ha preso poco meno di duemila voti e Conception Ayala, nata a Portorico, che a Brescia ha preso oltre quattrocento preferenze. Briciole ovviamente di fronte alle più di ottomila preferenze raccolte da Touadi a Roma. Ma parlando di città molto più piccole sono risultati veramente straordinari soprattutto sapendo che il partito che ha generato queste due candidature ha spesso fatto della xenofobia uno dei suoi principali cavalli di battaglia.

Ma alla fine, voti non voti, il risultato è pressapoco lo stesso: non ci sono immigrati nei consigli regionali.

Ma aldilà di ogni considerazione numerica, la partecipazione degli immigrati rimane ancora problematica, non naturale. La responsabilità di questa vistosa assenza è da cercare nella mancanza di impegno da parte degli stranieri o nell’inadeguatezza delle strutture politiche italiane ad accogliere la diversità?

A vedere in che stato è la partecipazione delle donne 60 anni dopo il diritto di voto, non è per domani che la rappresentanza degli immigrati nei luoghi di potere raggiungerà delle soglie soddisfacenti in quantità e soprattutto in qualità.

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