Cesana (To). Storie di Meridionali e di stranieri in montagna

Di Ionut Murariu

“A Cesana, quando sono arrivato io, quarant’anni fa, la gente era molto diffidente” racconta Antonino, ex-vicesindaco di Cesana Torinese. Arrivato da Reggio Calabria negli anni ’70, Antonino, oramai in pensione, fa la rassegna dei cambiamenti avvenuti qui – dai tempi in cui per andare ai pascoli “le mucche passavano lungo la strada principale” fino alle ultime elezioni, che hanno visto, anche a Cesana, la vittoria del M5S.

Cesana Torinese, a quota 1354 m. e a 90 Km da Torino, ha una popolazione di circa mille abitanti di cui un centinaio sono residenti provenienti da altri paesi. Secondo i dati forniti dall’Istat, nel 2010 a Cesana vivevano 64 romeni, 23 albanesi, 8 marocchini, 3 francesi, 2 polacchi, altrettanti moldave, una tedesca e un’australiana. Sebbene sul sito del comune il lettore venga informato che Cesana già negli anni ’70 era un “luogo di villeggiatura e di turismo”, è difficile pensare che Antonino si definisse un turista dopo esser sceso dal treno che lo aveva portato qui dalla sua Calabria. Così come oggi è quasi impossibile immaginare un romeno che decida di stabilirsi a Cesana per godere dell’aria pulita o un’australiana che cerchi lavoro come donna delle pulizie in Alta Valle di Susa.

Antonino sostiene che gli immigrati stranieri di oggi siano “trattati” meglio rispetto a chi, come lui, migrava verso il nord del paese in un lontano passato. Si ricorda molto bene che quando è arrivato qua, il nuovo arrivato poteva trovare alloggio soltanto tramite un conoscente, che doveva garantire per il nuovo arrivato. “Ci controllavano sempre, perché la gente era talmente diffidente che era molto difficile per uno sconosciuto persino chiacchierare con qualcuno.”

Prima di fermarsi a Cesana, Antonino aveva lavorato in Svizzera e da allora era diventato consapevole del diverso grado di dignità garantito ai lavoratori e che la discriminazione non sarebbe dovuta esistere. Adesso lui sa cosa vuole dire migrare e per questo è indignato nel notare la situazione degli immigrati in Italia, soprattutto degli extracomunitari. Si indigna quando pensa, per esempio, ai “figli di genitori albanesi che nascono qua, vanno a scuola, diventano maggiorenni, lavorano, eppure hanno bisogno ancora del permesso di soggiorno”.

Sono passati anni ed essere sottopagati (quando si è pagati) è diventata la regola del gioco. In tutto questo tempo Antonino è diventato uno del posto: è stato anche il vice-sindaco di Cesana ed ha avuto modo di capire come vengono prese le decisioni ai livelli più alti e di conoscere bene le persone che vivono a Cesana.

Antonino, tuttavia, forse non conosce Nico, romeno, che è arrivato a Cesana sei anni fa perché nel suo paese non trovava più lavoro. E’ venuto in Italia tramite conoscenze, tramite qualcuno che conosceva già il posto. Sua cugina, infatti, ha lavorato come colf e baby-sitter per la figlia del primo datore di lavoro di Nico. Da sei anni lavora nella stazione di Sansicario Alto e durante l’inverno, in quanto addetto alle pulizie, deve anche spalare la neve intorno ai condomini. Ciò che lo fa arrabbiare di più, sostiene, è accumulare accuratamente la neve ai bordi della strada per poi vederla rovesciare dai bambini o dai cani portati a passeggio: “poi passa un vecchio del cazzo e mi dice che devo pulire, che non faccio il mio lavoro come si deve”.

Sansicario è una frazione di Cesana molto tranquilla e anche se tutto sembra che riposi sotto la neve grassa e immacolata, c’è il sospetto che le cose non vadano così lisce come potrebbe sembrare. Si è parlato, per esempio, delle trasformazioni urbanistiche (leggi affari immobiliari). Il 20 giugno 2011, la Repubblica pubblicava un articolo intitolato Sansicario, scandalo immobiliare. Terreni agricoli diventano residenziali. Oggi basta l’avviso di “proprietà privata” accanto a una barriera automatica per capire che una villa protetta in questo modo, e quindi il terreno su cui è costruita, sono pagate a un prezzo inaccessibile ai più.

Tanti possono permettersi di frequentare la montagna solo nei fine-settimana. Turisti da Torino, dalla Francia, dalla Spagna, dalla Russia e dall’Olanda. A Sansicario ci si può arrivare facilmente e le indicazioni stradali non mancano: i signori turisti, secondo alcuni abitanti, possono stare tranquilli, perché le croci celtiche e le svastiche disegnate sugli indicatori (per di più disegnate al contrario) sono “probabilmente” il lavoro di un “adulto un po’ fuori di testa”. Tanti romeni replicherebbero che i pazzi, a casa loro, parlano e ridono da soli, suonano un violino stonato e sono rincorsi dai più piccoli.

Gli ultimi giorni di febbraio: l’aria è così fresca e pulita che a un fumatore verrebbe la voglia di desistere dal suo vizio. Ma questo tipo di incoraggiamento, un fumatore come Nico se l’è sentito dare anche dal suo datore di lavoro: “perché ti lamenti? Qua in montagna si sta bene. L’aria è pulita, non come a Torino”. Nico però replica che, aria pulita a parte, il prezzo dell’affitto e del pane a Sansicario sono quasi il doppio rispetto a Torino e che, purtroppo, il salario non è per niente proporzionato. Il problema, dice, non è il suo vizio.

Stasera si cena a casa di Nico – oggi è stato il suo giorno di riposo – e tra un’ora dovrebbero arrivare anche gli altri tra i quali Costel e Cristina che però non si fanno aspettare troppo. Arrivano dalla lezione di catechesi. Intendono sposarsi in Romania e, essendo cattolici come buona parte di chi è nato a Bacau, sono obbligati a certi adempimenti … spirituali. “Lo facciamo qua perché è più comodo e dovrebbe durare fino a poco prima della nostra partenza in Romania. Siamo all’inizio, oggi il prete ci ha parlato di Adamo ed Eva, della famiglia”. Stasera si festeggia il compleanno di Cristina che compie 31 anni. E’ stata lei a provvedere al pasto: l’insalata boeuf (la versione romena dell’insalata russa), il pollo al forno con le patate nature e una torta di ricotta e frutti di bosco. Aspettano fuori e guardano dalla finestra del balcone anche i due gatti andati su di giri per l’occasione: sicuramente avranno la loro parte di cena.

Il giorno dopo tutti al lavoro. C’è chi si alza alle 4 e mezza per andare nella stalla, c’è chi si alza alle 7 per pulire i condomini. Un giorno come tutti gli altri a Sansicario, in attesa del prossimo giorno libero. A Cesana arrivano i primi pullman. I turisti-sportivi scendono già equipaggiati per la pista. “Scuse me, per andare a Sestriere?”. “Devi prendere il pullman… bus…qua…here… Chiedi information lì” risponde l’autista a due inglesi disorientati con le facce bianche che sorridono in modo meccanico. Più in là una signora prende il sole, seduta su una panchina vicina al chiosco dove vendono vin brulé e altre cose calde. Mentre aspettano i loro genitori, due ragazzini condividono storie di montagna, qualche bacio e una sigaretta. A poca distanza, due anziani non hanno più niente da condividere se non il silenzio e il tempo stesso. Uno di loro è proprio Antonino, pensionato nostalgico e rassegnato al fatto che oramai “anche qua la crisi è arrivata”. Osserva a lungo, saluta e viene salutato da tanti passanti. Starà pensando ai suoi quattro figli, alle nuove generazioni e ai rispettivi problemi, o alla volontà politica necessaria per poter cambiare in meglio l’Italia – il suo sguardo sembra dire a tutti che “c’è tanto ancora da fare” – o magari starà pensando ai lavoratori africani di Rosarno e a quelli di Castelnuovo Scrivia: per molti aspetti storie di schiavitù, che succedono sotto gli occhi di tutti, come quelle svastiche esposte alla mercé dei turisti. Storie da pazzi.

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