Profughi dal Nord Africa: ora inizia la vera emergenza.

Sono scaduti i termini del progetto di accoglienza migranti dell’Emergenza Nord Africa a decorrere dal 1 marzo 2013. “La speculazione è stata portata a compimento” e in questi giorni gli ultimi ospiti dei centri calabresi e del resto d’Italia dovranno lasciare le varie strutture, saranno a spasso senza più vitto e alloggio dovendo provvedere da sé con 500 euro in tasca.

Era il 12 febbraio 2011 quando venne dichiarato lo stato di emergenza umanitaria nel territorio nazionale per l’eccezionale afflusso di cittadini provenienti dai Paesi del Nord Africa in seguito all’evoluzione degli assetti politico-sociali nei paesi della fascia del Maghreb . Ne seguì che Il 18 febbraio 2011 l’allora presidente del Consiglio firmò l’ordinanza di protezione civile, che prevedeva lo stanziamento di un milione di euro per  affrontare l’emergenza sbarchi di immigrati avvenuti in quei giorni di fuoco a Lampedusa.

Il Piano di accoglienza prevedeva 50.000 migranti da “accogliere” ripartiti secondo la cosiddetta “quota parte per l’equa distribuzione sul territorio”. Alla Calabria, con il suo 3,9 per cento della popolazione nazionale, ne sono andati 1.643, numero tra l’altro non raggiunto*. Da allora sono passati due anni, ed arriviamo a quando il 18 febbraio scorso, il ministero ha emesso una circolare che è diventata operativa il 21 di questo mese e che sostanzialmente dà mandato ai Prefetti di sgomberare i centri di accoglienza entro la mezzanotte del 1 marzo 2013. Uno sgombero in tempi da record.

Quindi il ministero comunica che si è conlcusa l’emergenza umanitaria africana, e nei centri di accoglienza dei comuni calabresi di Falerna, Amantea, Curtro, Isola Capo Rizzuto, Cetraro ed altri, i migranti sono stati mandati via. Liquidati con 500 euro, molti di loro si trovano per la strada e non sanno dove andare, altri hanno preso il treno per il Nord, la Francia e la Germania; qualcuno è andato verso Rosarno e gli altri luoghi dello sfruttamento della manodopera agricola.

Il Centro di accoglienza di località ‘Manche’ terminerà definitivamente la funzione che dall’agosto 2011 lo ha visto, non senza polemiche, al centro dell’attenzione e comunque responsabile di oltre centro immigrati di provenienza diversa la cui maggioranza, ad oggi, ha già ottenuto il permesso di soggiorno per ragioni umanitarie. Nel comune di Rogliano qualcuno è rimasto lì, quelli che non sapevano dove altro andare sono andati alla sede del Moci, Movimento per la Cooperazione Internazionale di Cosenza. E lì qualcuno gli ha trovato un materasso sul quale gettarsi. Più complicata la situazione al centro di accoglienza “Ninfa marina” di Amantea. Ieri gli agenti del commissariato di Paola hanno lavorato tutto il giorno per consegnare ai rifugiati accolti nella struttura gestita dalla cooperativa ‘Zingari 59′ i permessi di soggiorno che ancora non avevano. Ma in tarda serata, vista l’evidente impossibilità a chiudere le posizioni di tutti gli oltre cento ospiti, gli agenti hanno deciso di rinviare tutto a lunedì prossimo. A Steccato di Cutro, 13 migranti si sono asserragliati davanti ai cancelli del centro. Qui è andato avanti tutto il giorno il confronto con i funzionari della Prefettura di Crotone mentre sei carabinieri presidiavano la zona al fine di prevenire eventuali scontri. La discussione è stata animata perché i 13 sono stati esclusi dal contributo di 500 euro erogato dal Ministero degli Interni tramite la Prefettura, a causa della loro data d’ingresso nel centro. (fonte “ilquotidianodellacalabria”)

Ora, il Ministero ha la volontà di garantire almeno ad alcune persone, soprattutto quelle particolarmente vulnerabili, un periodo successivo di accoglienza, ma cosa ne sarebbe dei restanti? Ad ogni modo la situazione si trascina ormai da tanto tempo avendo privilegiato un sistema di accoglienza non programmato e non lungimirante, scaricando sui profughi e territori le inadeguatezze di gestione. E allo stato attuale Sindaci ed amministratori locali temono conseguenze sociali a causa della improvvisa mancanza di accoglienza e di assistenza che renderebbe vulnerabile, purtroppo, le condizioni degli immigrati senza fissa dimora.

“Ora come spesso accade e come era prevedibile anche in questo caso, i Comuni si ritrovano da soli ad affrontare l’emergenza. Sono circa trenta i migranti a Rogliano che sono stati letteralmente abbandonati a se stessi. È una vergogna ascrivibile ad uno Stato incivile” (Giuseppe Gallo, Sindaco di Rogliano(CS). E nella stessa condizione e della stessa disperazione sono colti molti dei sindaci dei comuni calabresi coinvolti dall’emergenza Nord-Africa, molti dei quali avvertiti all’ultimo minuto dell’apertura dei centri e all’ultimo minuto avvertiti della loro chiusura, senza concertazione alcuna.

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