Le barriere della burocrazia per un immigrato disabile

La storia di Suzana Q., il problema della disabilità nei cittadini immigrati tra leggi e burocrazia

 Scritto da Aleksandra Caci

Suzana Q., cinquantadue anni, nel 1994 è arrivata in Italia dall’Albania, prima a Firenze e dopo a Pontedera, per ricevere cure mediche specialistiche per la disabilità che da più di dieci anni la costringe in carrozzina. La paralisi che l’ha colpita è dovuta a una caduta accidentale che le impedisce di muovere una parte del corpo. Nella loro quotidianità i cittadini immigrati disabili devono solitamente confrontarsi, oltre che con problemi di origine culturale, anche con l’assenza di reti sociali e con la mancanza dei familiari in Italia. Ma per Suzana non è stato così.

“Sin da subito, – ci dice – ho accettato con serenità la mia condizione guardando in faccia la realtà e senza vittimizzarmi troppo. Intorno a me, oltre alla mia famiglia, ho trovato tanta solidarietà e persone pronte ad aiutarmi. Non sono comunque mancati momenti in cui sono stata discriminata, sia per il fatto di essere immigrata, sia per la mia condizione di disabile”.
“Le barriere che ancora oggi maggiormente incontro – spiega – sono quelle della burocrazia. Talvolta è più facile accettare la disabilità che tutto il percorso necessario per arrivare ad una completa tutela. Nel 1996 mi è stata riconosciuta l’invalidità civile e in seguito ho fatto domanda per avere l’accompagnamento. Per quanto riguarda invece l’assegno di invalidità, l’ho ottenuto solo cinque anni fa perché non avevo ancora la carta di soggiorno”.
In quest’ultimi anni, varie sentenze hanno cercato di colmare l’assenza di una normativa specifica che riconoscesse la pensione di inabilità anche ai cittadini non comunitari; l’ultima, la più importante, è quella del 14 marzo 2012 con la quale la Corte di Cassazione ha sancito il riconoscimento dell’assegno di invalidità civile anche alla popolazione straniera disabile e disoccupata presente in Italia.

Suzana, felicemente sposata e in attesa da due anni della cittadinanza italiana, è una donna molto attiva. Volontaria dell’associazione oncologica “Non più sola” di Pontedera, ex consigliera del Consiglio Immigrati del Comune di Pontedera, nonostante spesso assente a causa delle varie terapie, continua a mantenere il suo impegno sia nel sociale, sia nel volontariato. La voglia di vivere e di non sentirsi mai diversa l’ha spinta a partecipare anche alle attività dell’associazione sportiva per disabili, A.s. Ha. di Pisa, con la quale ha ottenuto la coppa come prima classificata nel campionato italiano di bocce e di pallamano.

“Cerco di fare una vita “normale” – ci dice sorridendo -. Con gli altri mi piace condividere i momenti felici e le cose belle della vita. In Italia ho dovuto confrontarmi con la realtà di altre persone disabili anche meno fortunate di me e ho imparato molto dalle loro storie. In Albania, con le poche risorse che ci sono, le persone disabili non possono avere le stesse opportunità che ho avuto io in Italia, non sono abbastanza tutelate e ricevono una scarsa assistenza. Per questo da qualche tempo sto pensando di creare un’associazione che sostenga le persone in difficoltà che vivono nel mio paese, in modo da poter offrire qualche opportunità in più a chi si trova nella mia stessa situazione”.

La storia di Suzana è semplicemente quella di tanti uomini e donne che con orgoglio e serenità vivono la loro vita, senza alcun bisogno di compassione, ma solo di quotidiana normalità.

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