Hebe de Bonafini leader storica delle madri “de Plaza de Mayo” a Genova

Hebe de Bonafini è arrivata a Genova con il fazzoletto bianco in testa dove con filo blu ha ricamato un semplice messaggio: “Aparición con vida de los desaparecidos. Madres de Plaza de Mayo”. Ha 84 anni, cammina con fatica, ma la sua voce è ancora forte e ferma soprattutto quando parla della missione che porta avanti con le madri argentine. Mamma Hebe è leader del movimento de las Madres de Plaza de Mayo. Da 36 anni lei e un centinaio, a volte anche migliaia, marciano tutti i giovedì alle 15.30 in Plaza de Mayo, proprio di fronte al Palazzo del Governo. Accomunate da un destino crudele: avere i figli scomparsi, desaparecidos, qualcuno di loro già a partire dal 1974. Anno in cui il terrore iniziò ad essere seminato dalla Triple A, Alianza Anticomunista, Argentina, gruppo paramilitare di ultradestra.

Due anni dopo si istallava la dittatura militare, e il numero dei “desaparecidos” aumentava a dismisura. “Ci chiamano las locas, le matte, ma noi andiamo avanti. Io sono la più giovane ed ho 84 anni, molte di noi stanno morendo, sarà inevitabile lasciare il testimone”. Nel frattempo però lei non si ferma e in questi giorni è in visita in alcune città italiane, e per due giorni Genova l’ha accolta, celebrata, omaggiata ma soprattutto l’ha ascoltata. Perché di cose da diffondere c’è n’è e per tutte le generazioni: per mantenere viva la memoria dei veterani affinché si possa ricostruire la storia da trasmettere ai giovani, che non hanno vissuto gli anni della dittatura. Ma si devono costruire il loro futuro. “I giovani non conoscono la storia e questo li rende apolitici. Poi perché c’è una politica triste, per i giovani la politica è spazzatura. È vero che esiste qualche politico “basura”, ma non tutti lo sono”.

Mamma Hebe da bambina fece solo la scuola primaria e spesso lo dice in pubblico. Forse perché sa che il suo linguaggio non è certo cattedratico ma di sicuro renderlo tale non è certo la sua ambizione. Bensì, le sue presentazioni sono quasi colloquiali. Ma in questi anni ha saputo farsi ascoltare e ha ottenuto molte vittorie in Argentina. Come la realizzazione di un quotidiano, una casa culturale, una radio, una libreria e perfino una Università popolare. E poi l’ESMA, la scuola superiore di meccanica dell’armata – centro clandestino dove si torturavano i detenuti, sequestrati dalla dittatura- : è stata fatta diventare un centro culturale e il primo giorno dell’apertura le mamme di Plaza de Mayo avevano lanciato un appello ai suoi visitanti: portare pennelli e pittura, per disegnare in quelle pareti – dove alcuni dei loro figli erano passati– fiori colorati e soli gialli. Solo allora le mamme avrebbero potuto guardare con altri occhi quel posto.

“Molte di noi sono state fatte sparire, ci denigravano, ma noi continuavamo a denunciare la scomparsa dei nostri figli” racconta mamma Hebe. La lucha, portata avanti dalle mamme per riavere i loro figli è diventata con il trascorrere degli anni un simbolo di lotta per i diritti umani nel mondo. “La lucha non si ferma mai – spiega seduta in un bar della biblioteca civica Berio – .

Abbiamo iniziato a chiedere di far comparire in vita i nostri figli, quando abbiamo visto che non ce li avrebbero ridati, abbiamo iniziato a chiedere giustizia. Con il presidente Nestor Kitchner 450 tra militari e civili sono stati processati. La lucha non è stata invana”. Altra tempra, altri tempi, altre lotte.

Oggi i giovani potrebbero cambiare il mondo? “Motivi per intraprendere una lotta ne avrebbero eccome. Ma sono condizionati anche dai mezzi di comunicazione. La lotta non finisce mai, per farlo non c’è bisogno di avere soldi né chiedere permesso. Si deve lottare per quello che si vuole, e non andare dietro ai comici o agli artisti. C’è da fare molto e per la patria”.

E il suo giudizio sulle società di oggi: “le madri sono costrette a lavorare per poi lasciare i figli alle baby-sitter. Gli uomini vanno in palestra e si comprano da mangiare fuori. Tutto questo fa che si spezzino i legami familiari. Questa società è costruita affinché gli uomini rimangono da soli. Tutto è competizione, non ci si ferma per pensare cosa si vuole”.

Il passato torna nella memoria di Hebe e racconta: “I nostri figli sono stati portati via perché erano dei rivoluzionari. Ecco cosa sono, milioni di pibes, ragazzi, che volevano cambiare il mondo”.

Questo mondo però, en el otro lado del charco, sta già cambiando. “Chávez per esempio era un grande uomo – continua mamma Hebe – . Me lo ricordo bene Chávez: mi trovavo in Venezuela per ricevere un premio e lui volle vedermi. Io mi rifiutai e tornai in Argentina. Qualche giorno dopo mi invio un libro assieme a un biglietto aereo: voleva incontrarmi per parlarmi, scrisse nella lettera. Io accettai con molta titubanza. Come potevo incontrare un militare, io? Ebbene, era talmente contento di vedermi che al momento di incontrarci rimanemmo in piedi per più di dieci minuti, lui parlava e parlava e lì mi spiego. “Vesto l’abito militare perché da ragazzo volevo giocare a baseball ma non potevo farlo perché ero povero – raccontava Chávez – Così mi arruolai e poco tempo dopo i miei superiori dissero che dovevo reprimere dei giovani ma avevano i miei stessi anni, come potevo andare contro di loro? Disse lui. Io lo ascoltavo attenta ancora un po’ diffidente ma poi rimanemmo amici. Chávez è sempre stato un amico delle mamme de Plaza de Mayo. Per il Venezuela ha fatto molto e non è un dittatore”.

E poi la memoria la porta nell’Ecuador di Rafael Correa: “L’ho conosciuto prima che fosse eletto presidente, non era nei suoi pensieri diventarlo. Ma anche Evo Morales ha grande rispetto e ammirazione per noi. E’ un bravo mandatario”. E per l’Argentina dei Kitchner va il suo pensiero finale: “Cristina è una grande donna: il mio compleanno volle festeggiarmi a Palazzo del Governo, dove ospite c’era anche Rafael Correa. Non mi aspettavo si ricordassi del mio compleanno ma lei volle alzare i calici per un brindisi”.

Mamma Hebe de Bonafini ha ricevuto il Grifo d’argento dal sindaco di Genova, Marco Doria, e subito dopo si è rimessa in viaggio per altre città italiane e non solo. Proprio in queste ore è stato eletto il nuovo Papa Francesco, Jorge Mario Bergoglio, argentino. Colui che è stato duramente criticato per il suo silenzio sul rapimento di due gesuiti che operavano nelle baraccopoli di Buenos Aires durante la dittatura militare. Chissà quale sensazione deve aver provato nel sentire l’annuncio. Ma Hebe de Bonafini non ha il cellulare (l’ultima volta che sentì uno squillo disse “spegnete quel capitalismo), e ora è in viaggio per chi sa dove. Con in testa il fazzoletto bianco sul quale ha ricamato il semplice messaggio: “Aparición con vida de los desaparecidos. Madres de Plaza de Mayo”.

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  1. Ionut MURARIU
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