Genova: Don Gallo rende omaggio a Hugo Chavez

Ascoltando l’omelia di Don Gallo, nella messa officiata in memoria del recente scomparso presidente venezuelano Hugo Chávez, ci si interroga: che cosa sarebbe mai potuto uscire da un ipotetico incontro tra lui e Chávez? Autentiche lezioni su concetti semplici della vita. Don Gallo, il prete genovese che da sempre si batte a favore dei più poveri e emarginati, ha voluto officiare, dietro proposta del segretario del partito nazionalista peruviano, Julio Gabriel, una messa in ricordo di Chávez. Che Don Gallo chiama “grande statista sudamericano”. “Volevamo fosse Don Gallo a presiedere la funzione, che come Chávez è dalla parte degli indigenti. Lui puo’ capire l’uomo che ha voluto cambiare l’America Latina e che non solo ha fatto qualcosa per il suo paese ma ha insegnato agli altri qual è la strada” spiega Julio Gabriel. Siamo nella chiesa di san Benedetto a Genova, e la messa di domenica di mezzogiorno è quella più partecipata. Ad assistere oltre a venezuelani anche peruviani, ecuadoriani e molti genovesi. “Era un grande statista – così Don Gallo appena iniziata la messa – . Seguiva la corrente di Simon Bolivar, el Libertador, che liberò il Sudamerica dai conquistatori. Chávez invece ci ha fatto capire che un nuovo mondo è possibile, un nuovo modello economico, differente a quello occidentale”. In una chiesa gremita, l’attenzione e l’affetto dei fedeli si concentrano su di lui che in breve racconta la storia di una intera regione e a modo suo fa l’analisi di un’ideale politico, per molti un sogno irrealizzabile . “L’America Latina è un gigante che si è cominciato a svegliare, ed è per questo che siamo qui – continua – . Sapete cosa vuol dire essere partigiani? Sapere da che parte voler stare. C’è una bandiera venezuelana? Perché io la voglio mettere qui sull’altare”. Solo una giovane si avvicina portando la giacca con i colori della bandiera, “mi fu regalato dai musicisti della Orchestra sinfonica di Gustavo Dudamel arrivato a Genova per un concerto. Lui era presente al funerale di Chávez”, dice la giovane italo-venezuelana. “Quelli che muoiono per la vita non possono essere considerati morti” dice emozionata la venezuelana Mayela Barragan, invitata a recitare da Don Gallo, sull’altare della chiesa di san Benedetto, un breve frammento della canzone di Alì Primera, cantautore venezuelano che in questi giorni fa eco in tutta l’America latina. “Ho guardato il canale Telesur per tenermi informata, e ho constatato che Chávez è un grande uomo passato alla storia – dice invece Graciela Del Pino, mediatrice culturale di origine ecuadoriana – . L’obiettivo di Chávez era proprio di realizzare una grande unione tra tutti i popoli. Qualcosa è avvenuto, e grazie a lui”. E poi il Padre Nostro e l’inno degli Intillimani: “Non so voi ma sento che questo è il momento giusto per cantare: “El pueblo unido jamás será vencido…” canta Don Gallo nella chiesa di san Benedetto al Porto, affianco al quadro della vergine Maria e qualche santo italiano.

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