Cosenza: Una tragedia dell’assenza di politiche per l’accoglienza

Cosenza 05/03/2013.

Trovati carbonizzati due uomini marocchini e una signora tunisina in seguito ad un incendio divampato mentre cercavano di riscaldarsi in un casolare abbandonato. I corpi sono stati trovati dai vigili del fuoco dopo aver spento il fuoco che aveva invaso l’edificio a pochi passi dal centro della città.

Casa abbandonata. Foto: Pizzodisevo

Stiamo parlando di Mazni Massaouda detta Fatima di nazionalità tunisina di 59 anni, di Mourad Gam Gam (42 anni) e Abdelkader Melouk (età sconosciuta) entrambi di nazionalità marocchina. Queste le persone che sabato 2 marzo sono morte bruciate e alla cui situazione si è data voce solo dopo che, come spesso succede, è toccata anche a loro questa tragica fine.

Nell’edificio è stato trovato un altro uomo che si è salvato perché dormiva nella parte superiore e il cui racconto è stato determinante nell’identificare le vittime irriconoscibili. I nomi per il momento rimangono ufficiosi e sarà l’esame autoptico disposto dalla Procura a confermare l’età e l’identità delle vittime. Fino ad ora si sa che l’uomo sopravvissuto vive nel comune vicino di Rende e che dormiva per la prima volta in quella casa e che Fatima, secondo le testimonianze, aveva passato il pomeriggio con gli altri due uomini.

E’ successo a Cosenza, in Calabria, in un vecchio e abbandonato casolare che ormai da tempo veniva utilizzato come rifugio da chi non aveva dimora. La causa sarebbe da ricondurre, come accertato dai detective, a un allaccio abusivo dell’elettricità che ha generato un corto circuito quando è stato utilizzato, in quella tragica notte, per alimentare probabilmente due stufe elettriche da loro usate nel tentativo di riscaldarsi.

Dopo il drammatico incidente, nello stesso pomeriggio davanti alla casa teatro della tragedia è stato organizzato, da parte di diverse associazioni, un Sit-in di solidarietà verso chi vive condizioni di vita estreme, esponendo due striscioni: uno con su scritto “VERGOGNA” l’altro con “Milioni di euro per l’accoglienza agli immigrati e ancora si muore in case abbandonate”.

Eh sì, perché verrebbe da pensare non solo a chi da anni vive il disagio e non viene preso in carico da chi ne avrebbe il dovere, ma viene da pensare in automatico a quei 13 mila profughi, che proprio in questi giorni, vengono scacciati dai centri di accoglienza dell’emergenza nord-africa e che rischiano di finire nelle stesse condizioni. Tanto tempo rinchiusi come detenuti, liquidati con 500 euro e senza un sistema che li protegga. E il collegamento diventa inevitabile qualora si constata con triste oggettività che non vi sono efficienti politiche locali e nazionali pronte a far fronte non solo all’emergenza, ma soprattutto a prendersi carico di chi è vittima della povertà e non sa come uscirne. Vittime delle quali si arriva a parlare solo quando li ritroviamo sotto le macerie.

Non importa il fatto di cronaca, qui stiamo parlando di vita, di dignità, di diritti, ma non possiamo metterci a lutto e distribuire parole di cordoglio se poi non si è disposti ad adottare i giusti e concreti accorgimenti  per restituire quanto, con ogni gesto di mala politica, viene sottratto a chi come Fatima, Mourad e Abdelkader ogni giorno cerca di vivere arrangiandosi alla meno peggio. Soprattutto quando questo quell’arrangiarsi porta a morte senza dignità alcuna.

Ma lascio con una parte del commento del sindaco di Acquaformosa (Provincia di Cosenza) Giovanni Manoccio:

“…da anni conosciamo storie di pura disperazione di uomini, donne e bambini che hanno attraversato il deserto e poi il mediterraneo con le zattere della morte alla mercé di uomini e di organizzazioni criminali disposte a tutto, abbiamo conosciuto le storie personali di tanti nostri fratelli africani, i loro sogni e le speranze dei loro bambini e la loro fragilità economica e sociale. È difficile, oggi, in presenza di una storia di povertà ed emarginazione, fare analisi politiche e sociali. È difficile spiegare che la donna perita a Cosenza assieme a due uomini non è una Profuga dell’emergenza Nord-Africa della primavera del 2012, bensì una donna che assieme ai suoi figli da circa 20 anni viveva nella precarietà più assoluta, con i figli anch’essi vittime della povertà e dell’emarginazione. Tutto ciò è una sconfitta per tutti noi, è la sconfitta di una società che non riesce ad uscire fuori dalle paure e dagli egoismi, di una società che non include ma esclude chi sia povero o diverso o extracomunitario e che si accorge della sofferenza solo ed esclusivamente in questi momenti per poi rimuovere il tutto in poche ore, quante parole di rammarico si spenderanno in questi giorni?”

La morte dei tre senzatetto è l’ennesima strage in Calabria, e questo non fa che avallare la tesi, secondo l’ex deputato Franco Laratta e il consigliere regionale Carlo Guccione del PD, per la quale in Calabria è completamente fallita la politica dell’accoglienza. Soltanto sei mesi fa sei romeni sono stati investiti e uccisi da un treno ad un passaggio a livello di Rossano, erano giovani braccianti agricoli come lo sono i tanti braccianti che si trovano nella zona tra Rossano e Corigliano.

Si rischia un conflitto sociale di gravi entità, questo è l’allarme che lancia la CGIL e a nulla sono servite le interrogazioni parlamentari, le denunce delle associazioni e dei sindacati. Continua lo sfruttamento e continuano a morire persone “nelle case abbandonate”. E una giornata drammatica come questa che dovrebbe essere solo di dolore, “inevitabilmente – dice  Mario Occhiuto, Sindaco di Cosenza- non può che tramutarsi in un momento di rispettosa riflessione e di insegnamento collettivo su quanto il senso di solidarietà debba avere per ognuno di noi una valenza di rilevante responsabilità individuale”.

 

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