Sport come strumento di integrazione tra Francia e Italia

Bordeaux è la capitale economica e culturale dell’Ovest della Francia. Una città tranquilla e benestante che ha un grande passato di porto commerciale. Oggi vive di media industria e di commercio, facendosi promotrice dei tanti prodotti agricoli delle sue campagne tra i quali il vino occupa il primo piano.

Come ogni città moderna ha un centro e una periferia. Il primo, specie nella sua parte storica, fatto di case basse, è di grande bellezza, pieno di castelli e di chiese di grande valore artistico e storico, ed è stato classificato patrimonio dell’umanità.

Mentre la periferia benché curata e disponendo di servizi efficienti è una tipica zona suburbana delle metropoli francesi con i loro HLM (case popolari) a perdita d’occhio, qualche raro esercizio commerciale e poco altro.

 

La gente racconta che fino a pochi anni fa la città era divisa in due mondi che si sfioravano ma si incontravano di rado: Il centro e la periferia della sponda sinistra del Fiume Garonna arroccati nel loro conservatorismo di piccoli provinciali benestanti. E poi, nella sponda destra, la periferia povera dove vivono isolati i poveri, gli stranieri e i marginali. Ma tutto questo è cambiato da quando è arrivato il Tramway.

Bello, comodo, silenzioso e sempre puntuale, il tram ha rivoluzionato la mobilità della città. Molti non sentono più il bisogno di prendere la macchina. I mezzi pubblici sono onnipresenti ed efficienti. Ed in effetti il traffico nel centro città è molto leggero.

Ma ancora più della mobilità è la relazione al territorio che è cambiata. Il tram ha unito ciò che La Garonna ha separato per secoli.

I figli della riva destra osano venire più spesso, in grandi numeri nel centro città e quelli della riva sinistra timidamente, poco a poco, riscoprono zone che per loro erano finora off-limit.

ascoltare l’audio documento su sport e integrazione tra Bordeaux e Italia.

A Cenan, un comune della riva destra, tre educatori sportivi fanno l’appello: Nathan, Gomez, Ben Moussa, Ba, Christof… I ragazzi sono delle origini più svariate possibili. Siamo in un campo sportivo municipale. I tre allenatori/educatori stanno chiudendo un trimestre di educazione tramite lo sport. Un programma che cerca di usare lo sport per migliorare il rendimento scolastico e l’inserimento sociale dei ragazzi delle periferie povere.

Ad ogni ragazzo, gli educatori danno una tabella e poi danno un resoconto verbale delle loro valutazioni. Ma non si fermano al rendimento sportivo, parlano di attitudine verso i compagni, verso gli altri, parlano di rendimento scolastico…

Un momento che fa capire la forza educativa dello sport quando è ben insegnato.

“Molti di loro capiranno presto che non sono fatti per lo sport agonistico, qualcuno andrà a giocare nelle squadre minori… se tutto va bene uno su 20 potrà fare una carriera calcistica di alto livello.” -Ci dice Bruno, uno dei tre educatori- “ Ma non è quello che ci interessa. Non siamo una fabbrica di campioni. Noi vogliamo usare la loro passione giovanile per il calcio per formarli come cittadini.”

Sono questi piccoli club di quartiere che hanno portato fino allo Stade de France la maggior parte delle Star della Nazionale francese. Aiutati da un acceso automatico dei ragazzi nati in francia alla cittadinanza francese e da una legislazione sportiva che non considera gli immigrati residenti in Francia come stranieri.

 

Cosa che contrasta assolutamente con la situazione in Italia come ce lo dicono Nader Ghazvinizadeh e Mohamed Malih che nelle ultime settimane si sono occupati del caso su questo nostro sito.

Nel pezzo intitolato “E se Zidane fosse nato in Italia…”, Nader, allenatore di giovani, ci racconta come “di fatto sia impossibile l’accesso al calcio da parte di bambini non italiani o figli di non italiani.

Mohamed Malih invece ci spiega nel pezzo intitolato “Ius sanguinis, un ostacolo per le carriere sportive dei nuovi cittadini” anche tramite una intervista a Mauro Valeri che “Finché vige il principio dello ‘ius sanguinis’ è italiano solo chi è figlio di italiani, le discriminazioni basate sulla cittadinanza continueranno a essere all’ordine del giorno. Anche nello sport.

 

chi sa quando partirà quel tram che anche in Italia porterà i figli dell’immigrazione a camminare a testa alta nel cuore delle città?

 

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