Campagna elettorale: il fantasma dell’immigrato.

Una riflessione di Fatima Khachi

Questa campagna elettorale è molto diversa rispetto alle altre, in tutte le accezioni del termine. Gli italiani sono molto più coscienti della situazione del Paese, ma anche tanto delusi, stufi e confusi. Quello che mi ha sorpreso di più, però, è il silenzio totale sulla questione dell’immigrazione, cavallo di battaglia in molte altre campagne elettorali precedenti. Magicamente il problema della sicurezza si è risolto o dissolto. Ecco cosa propongono i vari partiti su un tema così scottante.

Sel punta su “l’istruzione gratuita e improntata ai principi della laicità e dell’interculturalismo come un diritto che la Repubblica deve garantire a tutti i cittadini, non solo in un breve arco della vita”. E osserva che “occorre una cultura della contemporaneità all’altezza dei problemi del mondo globale”. Il Pd invece, pur avendo elaborato un lungo documento specifico sull’Immigrazione, non lo ha però trasferito neanche per punti all’interno del programma, oltre a non averlo per nulla diffuso.

Il Pdl parla di immigrazione solo nel capitolo “Sicurezza”, nel quale si prevede un incremento del “contrasto ai fenomeni della immigrazione clandestina” e il “rafforzamento degli accordi bilaterali tra Stati per l’attuazione di politiche di rimpatrio effettivo degli immigrati clandestini e definizione degli accordi bilaterali per scontare la pena detentiva nei Paesi d’origine”. I leghisti esigono: “accanto al requisito dei dieci anni di regolare residenza nel nostro Paese, anche il superamento di un apposito esame di conoscenza della nostra lingua, della nostra storia e delle nostre istituzioni, nonché il possesso di un idoneo reddito soggetto a tassazione e la rinuncia alla cittadinanza di origine”.

La Lista e agenda Monti non menziona il tema, anche se il ministro Andrea Riccardi ha preannunciato che presto ci sarà un capitolo dedicato alla concessione della cittadinanza ai figli degli immigrati regolari che frequentano le scuole.

Rivoluzione civile ammette di contrastare “ogni forma di razzismo e siamo per la cittadinanza di tutti i nati in Italia e per politiche migratorie accoglienti”, mentre i grillini propongono l’insegnamento gratuito della lingua italiana per gli stranieri (obbligatorio in caso di richiesta di cittadinanza).

Nessuna traccia, invece, nei siti di “Fare per fermare il declino”, Udc e Fli, anche se quest’ultimo si era fatto promotore del dl. sullo ius soli con Fabio Granata.

Tuttavia, sembrano diventati (quasi) tutti improvvisamente Babbo Natale, anche se la festività è alle spalle da un paio di mesi, riguardo la riforma della legge sulla cittadinanza(la n° 91 del 5 febbraio 1992). “Una delle cose che mi commuove di più è sentire un ragazzo magari di colore che parla il nostro dialetto. È strano che persone nate qui che sono esattamente come noi non possano essere considerate italiane fino in fondo. Il mio pensiero personale è quello che rivedere queste norme a favore della concessione cittadinanza!” Udite Udite! Parole pronunciate niente di meno che da Berlusconi, al programma Leader dell’Annunziata l’8 febbraio. Si vede che “il negretto di famiglia” ha convertito la famiglia Berlusconi..

Qualcuno ha addirittura pensato di basare la sua campagna elettorale proprio su questo tema annunciando che il primo provvedimento che verrà messo in atto, una volta vinte le elezioni, sarà proprio cambiare questa legge (PD e Sel). Altro che restituzione dell’IMU cash! Giustamente! Un milione di potenziali elettori di seconda generazione è un dato tutt’altro che trascurabile e questo numero è destinato a crescere di anno in anno. Nel 2012 si contano 70 000 stranieri che hanno ottenuto la cittadinanza, il 25% con età tra i 18 e i 25. Così qualcuno ha avuto la brillante idea di presentare alle elezioni anche candidati di origine straniera, fatto che ha provocato episodi di razzismo, anche sui social-network..

Da molti anni in Italia si parla di rivedere la legge sulla cittadinanza) e almeno diciannove disegni di legge sono stati tracciati ma non hanno mai raggiunto un accordo tra le forze politiche, sordi anche ai “richiami” del Presidente della Repubblica Napolitano sul tema.

Non saranno certo candidature esornative, di persone scelte per il colore della pelle o l’esoticità del cognome, per dare un tocco etnico alle liste, a risolvere il problema. Sia chiaro: non vogliamo la carità o il buonismo, ma chiediamo i nostri diritti. Diritti che, se riconosciuti, gioveranno in primis all’Italia, se vuole continuare ad essere una potenza economica sul mercato internazionale. È ora di lasciare da parte queste strumentalizzazioni e di affrontare i veri problemi del paese, la realtà che vivono tutti gli italiani, anche quelli non riconosciuti legalmente. Basta favole della buona notte, vogliamo i fatti!

 

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